KoaV 2018

In questi giorni la stampa nazionale ha dato risalto al Patto di coalizione, Koalitionsvertrag (KoaV), sottoscritto dai dirigenti dei partiti al governo in Germania. E’ un importante documento che tratta praticamente di ogni materia suscettibile di intervento governativo. Si occupa perfino di giardinaggio e dell’impiego razionale delle torba.
Per cominciare ho estratto i punti più prossimi al post SEN 2017. In base al riscontro, si potranno approfondire i punti accennati o trattarne altri.

Patto di coalizione (KoaV)
tra CDU, CSU e SPD
Bozza
7 febbraio 2018

https://www.tagesspiegel.de/downloads/20936562/4/koav-gesamttext-stand-070218-1145h.pdf

1. Energia

Proseguiamo nella ricerca di energia pulita, sicura e di basso costo: potenziamento più determinato, più sincrono alla rete di distribuzione, sempre più orientato verso il mercato delle energie rinnovabili.
A queste condizioni: aumento della frazione delle energie rinnovabili al 65% entro il 2030. Modernizzazione della rete elettrica di distribuzione.
Realizziamo la svolta energetica con gli uomini, i comuni e le imprese: maggiore attenzione per la difesa della natura e dei giusti diritti dei cittadini, anche attraverso un più esteso interramento dei cavi. Partecipazione delle comunità alla creazione di valore. Garanzia di capacità di concorrenza alle industrie ad elevato consumo di energia.

Vogliamo far progredire l’accoppiamento dei settori calore, mobilità ed elettricità in collegamento con tecnologie di accumulazione. Per questo devono essere allestiti quadri di collegamento. Le aziende municipalizzate e gli esercenti delle reti di distribuzione, per la loro vicinanza alla produzione di energia e alle utenze così come al traffico cittadino, hanno una posizione chiave nella coordinazione del settore. Per l’accumulazione vogliamo mettere a disposizione mezzi e centri di ricerca. La Germania deve di nuovo diventare sede di produzione di accumulatori elettrici. Allestiremo un Istituto Fraunhofer per le tecnologie di accumulazione e relative competenze. Vogliamo potenziare la tecnologia a idrogeno.

L’energia dal vento offshore ha un significato di politica energetica per la Germania e può anche contribuire a una diminuzione dei costi. Ci impegniamo pertanto per l’installazione di un campo sperimentale offshore, per mezzo del quale si potrà studiare il potenziale della svolta energetica.

Nel campo della ricerca energetica vogliamo incoraggiare lo sviluppo di processi industriali a bassa produzione di CO2 e di un’economia a ciclo chiuso di CO2.

Elaboreremo un’ambiziosa strategia federale di efficienza energetica con lo scopo di associare il principio fondamentale “Efficiency First” con la riduzione del consumo energetico fino al 50% entro l’anno 2050.

Vogliamo portare avanti l’accoppiamento settoriale e modificare il quadro di regolazione, in modo che “idrogeno verde” e idrogeno come prodotto di processi industriali possa essere usato come combustibile o per la produzione di combustibili convenzionali (per esempio metano)

La bioenergia contribuisce al raggiungimento degli obiettivi climatici nel settore dell’energia e della mobilità. Vogliamo aumentare ulteriormente il numero di impianti bioenergetici. Rafforzeremo la valorizzazione dei rifiuti.
[Il patto sembra non prevedere un piano temporale esplicito per il depotenziamento della produzione di energia elettrica con centrali a fossili; resta implicito nel progetto di ricorrere alle rinnovabili]

2. Mobilità

Elettrificazione del 70 % delle rete ferroviaria entro il 2025. Investimenti in elettromobilità, in particolare in celle a idrogeno e a combustibile. Sovvenzioni alla produzione di batterie elettriche localizzate in Germania. Realizzazione di una infrastruttura con 100000 stazioni di carica di elettromobili entro il 2020.
Per i mezzi elettrici di locomozione di uso industriale introduciamo un deprezzamento per uso del 50 % limitato a cinque anni a partire dall’anno d’acquisto. Vogliamo inoltre stabilizzare la modernizzazione e l’acquisto di e-taxi, e-bus, veicoli commerciali elettrici e promuovere il carsharing.

La produzione di accumulatori elettrici è per la Germania e per l’Europa un importante campo di attività economica e di politica industriale. Vogliamo pertanto sollecitare l’industria a dare priorità in Germania e in Europa all’intera catena della mobilità elettrica.

3. Nucleare

Restiamo determinati a rinunciare all’energia nucleare: nessun incentivo europeo per la costruzione di nuove centrali nucleari. Cessazione di tutte le partecipazione statali in centrali nucleari all’estero.
Entro la fine del 2022 cesserà l’impiego dell’energia nucleare in Germania.
Nell’ambito della comunità europea ci impegneremo a ottenere un adeguamento dei progetti dell’EURATOM alle esigenze del futuro. Non vogliamo che si assuma alcun impegno finanziario per la costruzioni di nuove centrali nucleari.

4. Ricerca e innovazione

La Germania deve restare un paese innovatore. Pertanto la Repubblica Federale in accordo con i Länder e il mondo economico stabilisce di investire entro il 2025 almeno il 3,5 % del PIL.

Corrispondentemente vogliamo sostenere in Germania la ricerca in corso sul plasma ad alta temperatura.

Con i nostri partners francesi realizzeremo un Centro di ricerca di responsabilità pubblica sull’intelligenza artificiale. Insieme ai polacchi vogliamo allestire un Centro per l’innovazione digitale in Ricerca di Sistema (Systemforschung)

Vogliamo iniziare un decennio nazionale di ricerca contro il cancro. Parimenti vogliamo impegnarci in ricerche sulla demenza, sulle malattie psichiche, sulle malattie polmonari, oltre che incoraggiare la medicina dedicata ai bambini e ai giovani.

Nella ricerca sul clima-energia vogliamo, insieme al mondo economico e alla società civile, ricercare soluzioni di sistema, in particolare relativamente alla combinazione energia elettrica – mobilità – calore.

Vogliamo lanciare un programma di ricerca sulla mobilità che comprenda la mobilità autonoma; incrementare il finanziamento della ricerca sulle batterie e incoraggiare la produzione di batterie in Germania.

5. Clima

Ci riconosciamo in tutti i settori degli obiettivi climatici 2020, 2030, 2050 concordati in campo nazionale, europeo e nell’ambito degli accordi di Parigi sulla tutela del clima. La Germania, in accordo con quanto stabilito a Parigi, si impegna a mantenere sensibilmente sotto due gradi Celsius, possibilmente sotto 1,5 gradi, il riscaldamento della Terra e, più tardi nella seconda metà del secolo, a raggiungere la neutralità dell’effetto serra.

 

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120 risposte a KoaV 2018

  1. CimPy ha detto:

    “L’energia dal vento offshore”

    Kitegen?? Oppure “offshore” è inteso solo per i finanziamenti?
    Non che ci sia tutta questa differenza

    • Camillo Franchini ha detto:

      @Cimpy

      Kitegen?? Oppure “offshore” è inteso solo per i finanziamenti?

      Il “nationales Offshore – Testfeld” significa un campo sperimentale di pale eoliche installato al largo di coste ventose (tutte!).
      Si tratta di un documento singolare per la ricchezza dei dettagli, come se i partners al governo temessero di essere raggirati. Un po’ inquietante e molto deutsch.
      Vengono perfino valorizzate le piante fiorite:
      Die Reststoffverwertung werden wir verstärken und den Einsatz von Blühpflanzen erhöhen.
      “Potenzieremo la valorizzazione dei rifiuti e aumenteremo l’impiego di piante fiorite”.
      La prima critica che viene in mente è che non è mica detto che la ricerca su nuove batterie per l’autotrazione dia risultati. Il bisogno non genera necessariamente la risposta.
      Tutto il documento è un manifesto di ottimismo scientista.
      Aggiungerò altri dettagli al paragrafo “Energia” del post.

      • mW ha detto:

        @Franchini
        buongiorno, lei scrive:
        La prima critica che viene in mente è che non è mica detto che la ricerca su nuove batterie per l’autotrazione dia risultati.
        Questo si può dire di tutte le ricerche.
        Credo che sarà necessario valutare i risultati nel tempo.
        Ad esempio, 20 anni fa si pensava che le celle a combustibile sarebbero divenute a breve convenienti, ma non mi sembra sia capitato. Forse qualcuno è più informato di me.

        • Camillo Franchini ha detto:

          @mW

          Questo si può dire di tutte le ricerche.

          Non di tutte le ricerche. Le conoscenze a disposizione sulle reazioni nucleari escludevano la possibilità della ff fin dal maggio del 1989.
          Le ricerche sul cancro sono piene di difficoltà, ma anche di possibilità.
          Ricerche sulla possibilità di usare un metallo più adatto del litio per costruire batterie ad alto voltaggio, leggere, poco costose, di facile smaltimento non sono incoraggianti per chi deve investire. L’elettrochimica è una disciplina antica, parecchio sviluppata. E’ però incoraggiante che tutto si basi sull’elettrochimica. Con investimenti massicci mondiali si dovrebbe avere una risposta entro pochi anni.
          Credo che Marchionne sia bene consigliato.
          Con l’idrogeno si sono puntualmente verificate tutte le difficoltà che erano state previste. Questo dovrebbe mettere sull’avviso e indurre alla prudenza.

    • Camillo Franchini ha detto:

      @CimPy
      Inutile segnalare che nel KoaV non c’è accenno alla ff. Del resto in Germania non si sono verificate derive simili a quelle registrate in Italia presso UniBO, INFN, ENEA. Preferiscono occuparsi del destino dei lupi, sempre più numerosi e desideriosi di pasteggiare con carne di cristiano.

    • mW ha detto:

      @Cimpy
      Eolico offshore sono le pale convenzionali sul mare.
      Così convenzionali da essere noiose.
      Qui c’è pane per i tuoi denti….
      Corrispondentemente vogliamo sostenere in Germania la ricerca in corso sul plasma ad alta temperatura.
      ciao.

      • Camillo Franchini ha detto:

        @mW

        Corrispondentemente vogliamo sostenere in Germania la ricerca in corso sul plasma ad alta temperatura.

        E’ il solo accenno alla fusione contenuto nel KoaV. Non sembra ci credano molto.

      • Camillo Franchini ha detto:

        @mW

        Eolico offshore sono le pale convenzionali sul mare.

        La politica energetica tedesca sembra più un’aspirazione adatta per ottenere pubblico consenso che un progetto tecnicamente realizzabile.
        In pratica si punta sull’eolico, sulle biomasse e sul risparmio energetico.
        KoaV:
        Elaboreremo un’ambiziosa strategia federale di efficienza energetica con lo scopo di associare il principio fondamentale “Efficiency First” con la riduzione del consumo energetico fino al 50% entro l’anno 2050.
        Non saranno un po’ troppo ottimisti?

    • K ha detto:

      Kitegen??

      Chi è questi, che mi evoca dall’oltretomba-omba-omba?
      Lasciatemi putrefare in pace-ace-ace!
      Insieme ai sogni degli abboccaloni, naturalmente-ente-ente.
      Ma toglierò il riverbero-erbero-erbeclick -ecco fatto- altrimenti il discorso viene troppo lungo.
      Cmq è già finito: ogni medaglia ha il suo rovescio, i combustibili fossili ci hanno fatto sognare cibo e energia senza misura per miliardi e miliardi di persone, per i secoli dei secoli, ma ora la festa è finita.
      click

      Saluti-uti-uti.

      K

      • Camillo Franchini ha detto:

        @K

        “Kitegen??”

        In Germania lo chiamano Enerkite. La sua descrizione è convincente, sembra una cosa seria.

        https://reset.org/blog/flugwindenergie-windenergie-drohnen-neue-sphaeren-heben-03052018

        http://www.enerkite.de/

        • CimPy ha detto:

          La sua descrizione è convincente

          Aquiloni che volino per il 90% del tempo, che produrrebbero energia lavorando come yo-yo, la cui efficienza sarebbe già stata dimostrata.

          Cosa c’è di serio in questo? L’unica cosa dimostrata è che le bufale si possono esprimere anche in lingua tedesca.

        • K ha detto:

          [Enerkite] sembra una cosa seria

          Serissima-issima-issimOh! il riverbero!
          click
          Se imbambola anche Lei, Camillo, oltre al Bundesministerium et al, è tremendamente seria. La versione italiana, a suo tempo, imbambolò perdutamente UB [1], ebbe come Consulente Scientifico nientemeno che l’infiammabile CdV nonostante questi non sapesse distinguere in un aquilone la prua dalla poppa, fece più danni della grandine in Rientrodolce, intortò industriali, Arabi, quel Carabetta già noto a questo Ufficio, si produsse in una Auscultazione Parlamenta’
          Audizione
          Sì, giusto, grazie, *Audizione* Parlamentare; fu inoltre sugli scudi di ASPO, si vide attribuite capacità antimissile, ne fu ipotizzato il dispiegamento (automatico, savà sandir) su Marte
          Su Marte? E che ce lo mandavano a fare, su Marte?
          Per la Terraformazione di quel Pianeta, naturalmente, ma non cambiamo discorso; vantò un carico alare di due tonnellate per metro quadrato, doppia di quella dell’ X-15 per capirci, dètte lavoro al suo Kitegen Web Reputation Agent [2], e ne fece di cotte e di crude finché approdò dove gli competeva -e compete [3].

          Sicché, sì, il fatto che venditori di fumo abbiano lo scudetto di Governi e Banche e Studiosi è cosa seria; perché dimostra una grande diffusione della creduloneria, anche tra la gente studiata; se non temessi di esser tacciat di complottismo, affaccerei addirittura l’ipotesi che Governi e altri Enti cercano -anche con questi mezzucci- di diffondere l’idea che in qualche modo ce la caveremo*, a costo di ricorrere alla Stregoneria, unica Potenza in grado di far volare gli aquiloni sopravvento al loro punto di vincolo, del che era campione il Kitegen, mentre Enerkite è solo un Apprendista, e lo si capisce da come fa decollare il suo kite all’inizio del filmato.

          Purtroppo prima di chiudere devo riattivare il riverbero, quaggiù su queste cose sono molto fiscclickali-ali-ali.

          Saluti-uti-uti.

          K

          —————-
          1: http://europe.theoildrum.com/node/7014 (altri titoli a richesta);
          2: http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2016/08/23/veleno/;
          3: https://www.coemm.net/contributi-video/allineatour-2016/allineatour-roma/ (dal minuto 17:30, ma per comprendere l’ambientazione è utile vedere qualche spezzone di video prima e dopo).
          —————
          ——-
          *: dal Climate Change e dal suo codazzo di aumento del livello del mare, previsto crollo della produttività agricola, migrazioni che quelle bibliche al confronto erano passeggiate al parco, eccetera.

  2. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65
    Mi rivolgo a te perché sei il più informato.
    In campo energetico i tedeschi sono originali fino all’inverosimile.
    Wir wollen die Sektorenkopplung voranbringen und den regulativen Rahmen ändern, so dass „grüner Wasserstoff“ und Wasserstoff als Produkt aus industriellen Prozessen als Kraftstoff oder für die Herstellung konventioneller Kraftstoffe (z.B. Erdgas) genutzt werden kann

    Vogliamo portare avanti l’accoppiamento settoriale e modificare il quadro di regolazione, in modo che “idrogeno verde” e idrogeno come prodotto di processi industriali possa essere usato come combustibile o per la produzione di combustibili convenzionali (per esempio metano)

    Se ho capito bene, vorrebbero trasformare idrogeno in metano da destinare all’autotrazione. A parità di condizioni, una bombola di metano contiene quattro volte più energia di una bombola di idrogeno.
    Serve aiuto.

    • Ascoli65 ha detto:

      @ Camillo,
      Se ho capito bene, vorrebbero trasformare idrogeno in metano da destinare all’autotrazione.

      Non l’ho capito bene neppure io. Forse pensano anche all’autotrazione. Tuttavia dai brani del KoaV-2018 che hai raccolto nel post di apertura sembrerebbe che per la mobilità di merci e persone il programma governativo tedesco punti maggiormente sull’elettrico.

      Credo però che il passaggio sul metano sintetico vada interpretato alla luce di quanto riferito nel bellissimo studio sui limiti della rivoluzione energetica tedesca (1) del prof. Hans-Werner Sinn, che avevo già segnalato e brevemente commentato nel post dedicato alla nostra SEN2017 (*).

      Lo studio è centrato sul vero tallone d’Achille di qualsiasi programma energetico basato sulle rinnovabili intermittenti e cioè sulla dispacciabilità dell’energia elettrica prodotta, ovverosia sulla possibilità di metterla a disposizione delle utenze finali nel momento in cui essa serve. Infatti sole e vento non vanno a comando e le curve di produzione differiscono enormemente da quelle di consumo dell’energia. Alla latitudine della Germania, ma anche alla nostra, il maggior sfasamento è quello stagionale, anche se i tedeschi hanno la fortuna di poter livellare il picco di produzione solare estivo, con un picco di produzione eolica invernale. Nonostante ciò, per distribuire su tutto l’anno l’energia prodotta da un eventuale sistema elettrico basato al 100% sulle rinnovabili, avrebbero bisogno di un accumulo di circa 43 TWh, pari a circa 40mila impianti di pompaggio della taglia normale consentita dall’orografia tedesca (vedi pag.135).

      Per tornare al metano, nel capitolo sulle altre opzioni per l’accumulo di energia (a pag. 146), il prof. Sinn prende in esame anche l’impiego del surplus di energia elettrica per la produzione di idrogeno, da utilizzare per produrre metano sintetico, che verrebbe poi stoccato per essere infine utilizzato in impianti elettrici a gas. Purtroppo la resa energetica complessiva We2/We1 di questo tipo di accumulo è molto bassa, con valori che vanno da 1/5 ad 1/3 circa dell’energia elettrica inizialmente impiegata per la produzione di idrogeno.

      Nella nota 57 a piè di pagina 146 si riportano anche le efficienze dei singoli stadi. Per la resa energetica da elettrico primario a gas metano si ottiene comunque un valore inferiore al 50%. Combinando questa resa energetica Wg/We1 con il rendimento meccanico di un motore per autotrazione Wm/Wg, si ottiene un rendimento globale dell’impiego di metano sintetico nei trasporti molto più basso rispetto a quello conseguibile con l’uso diretto dell’energia elettrica primaria Wm/We1 in un veicolo elettrico.

      Comunque né in un modo né nell’altro si va molto lontano. Purtroppo, nonostante la concretezza e il rigore dei tedeschi, caratteristiche ben rappresentate dallo studio del prof. Sinn, occorre riconoscere che il documento KoaV-2018 risulta essere alla fin fine “un manifesto di ottimismo scientista”, come tu stesso hai giustamente constatato nel tuo primo commento.

      (1) http://www.hanswernersinn.de/dcs/2017%20Buffering%20Volatility%20EER%2099%202017.pdf
      (*) https://fusionefredda.wordpress.com/2018/01/04/sen-2017/#comment-64289

  3. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65
    Il documento di Hans Werner Sinn si riferisce ai progetti di Energiewende, certamente noti ai sottoscrittori del KoaV, che rappresenta un vincolante impegno di governo datato 7 febbraio 2018, quindi il riferimento più recente alla Germania. Sulle rinnovabili scrivono un po’ sbrigativamente:

    Vorgesehen sind Sonderausschreibungen, mit denen acht bis zehn Millionen Tonnen CO2 zum Klimaschutzziel 2020 beitragen sollen. Hier sollen je vier Gigawatt Onshore-Windenergie und Photovoltaik sowie ein Offshore-Windenergiebeitrag zugebaut werden, je zur Hälfte wirksam in 2019 und 2020. Voraussetzung ist die Aufnahmefähigkeit der entsprechenden Netze.

    Sono previste iniziative particolari attraverso le quali da 8 a 10 milioni di tonnellate di CO2 devono contribuire al progetto di difesa del clima [cosa significa?]. Si deve incrementare a quattro gigawatt la produzione di energia eolica onshore e fotovoltaica e considerare un contributo di energia eolica offshore. Metà di questa produzione di energia deve avvenire nel 2019 e 2020. Requisito preliminare è la capacità di trasporto della rete elettrica.

    Detto fatto?

    • Ascoli65 ha detto:

      @ Camillo,
      “Sono previste iniziative particolari attraverso le quali da 8 a 10 milioni di tonnellate di CO2 devono contribuire al progetto di difesa del clima [cosa significa?].”

      Alla lettera significa semplicemente che dai 4 GW di nuovi impianti eolico-solari che si prefigge di installare nel corso della legislatura, il governo tedesco si attende una riduzione dell’emissione di CO2 da 8 a 10 Mt (immagino all’anno), dovuta ad un minore impiego di carbone nelle centrali termoelettriche.

      A livello più profondo l’espressione “devono contribuire” sembra una forma politica che esprime la consapevolezza dei partiti della coalizione che l’obbiettivo iniziale di riduzione dell’emissione di CO2 (un abbattimento entro il 2020 del 40% rispetto ai livelli del 1990) non potrà essere raggiunto e quindi ci si accontenta di esprimere la volontà di andare in quella direzione. Un po’ come fanno i governi italiani in tema di debito pubblico.

      La specifica difficoltà su questo aspetto della politica energetico-ambientale tedesca è riassunta in una nota dell’Associazione federale delle energie rinnovabili (1). La figura allegata esprime bene la situazione al momento ed il deciso e proibitivo cambio di passo, rispetto al trend storico di riduzione delle emissioni, che dovrebbe essere attuato per raggiungere l’obbiettivo del 40% al 2020:

      Un articolo australiano dell’ottobre scorso (2), ci consente di leggere in inglese una analisi più circostanziata delle difficoltà di attuazione del programma tedesco e spiega alcune delle ragioni del mancato raggiungimento dell’obbiettivo del 40%. Che poi altro non sono che l’atavica impossibilità di goder dell’allegria mantenendo colme le botti.

      Detto fatto?

      Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma tra il detto e il fatto potrebbe mettercisi un matto? D’altronde gli obbiettivi possono essere raggiunti anche grazie ad iniziative non programmate, o per lo meno non pubblicizzate.

      (1) http://w3.windmesse.de/windenergie/pm/27292-bee-klimaschutz-co2-emission-groko-klimaschutzziel
      (2) https://www.energycouncil.com.au/analysis/new-projections-highlight-challenges-to-meet-carbon-targets/

  4. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65
    Nel 2016 l’energia prodotta in Germania via fossile e nucleare residuo rappresentava il 53% del totale, come risulta dal link che hai fornito:
    https://www.energycouncil.com.au/analysis/new-projections-highlight-challenges-to-meet-carbon-targets/
    Questo dato contrasta con i progetti ottimistici reperibili in rete anche fuori da ambiti governativi. Scelgo a caso ed estraggo.

    Volker Quaschning, Professore für Regenerative Energiesysteme della Hochschule für Technik und Wirtschaft HTW Berlin:

    La Germania è ancora il maggiore produttore di carbon fossile del mondo, prima della Cina.
    Entro il 2040 dobbiamo passare completamente alle rinnovabili. Significa che entro quella data non devono più essere impiegati carbone, petrolio, metano. A partire dal 2025 devono essere vendute solo auto elettriche. La fine del riscaldamento a fossili dovrebbe venire anche prima. Energie rinnovabili, sistemi di accumulo e applicazioni termiche rigenerative devono essere massicciamente sviluppate.
    La difesa del clima significa che al più presto non potranno essere usati benzina e gasolio. Questo può riuscire solo attraverso la mobilità elettrica e la produzione di energia elettrica attraverso fonti rinnovabili.
    Il traffico più amico dell’ambiente è quello che non avviene. Naturalmente dobbiamo ridurre il traffico, incoraggiare l’uso delle biciclette e promuovere significativamente il traffico pubblico locale. Ma per il resto la solo opzione per la difesa del clima è la mobilità elettrica.

    https://reset.org/blog/25-jahren-muss-der-verkehr-fast-ausschliesslich-elektrisch-sein-05172017

    Tutti bei progetti, ma che metterebbero in difficoltà qualsiasi governo, che si trova di fronte un’opinione pubblica allarmata che pretende svolte energetiche rivoluzionarie. Ormai si dà per certo che la mobilità elettrica sia imminente, quando in realtà si lavora ancora sulle batterie. C’è perfino un problema di sicurezza da risolvere relativo alla tendenza a prendere fuoco delle batterie più avanzate.

    • Ascoli65 ha detto:

      @ Camillo,
      “La Germania è ancora il maggiore produttore di carbon fossile del mondo, prima della Cina.”

      La Germania è solo il maggior produttore mondiale di lignite (Braunkohle). Per il carbon fossile di qualsiasi tipo il maggior produttore è di gran lunga la Cina, come mostra il seguente grafico:

      Il grafico è interessante perché racconta buona parte della storia energetica dei decenni antecedenti al 2005 (data dello studio, a giudicare dalla discontinuità delle curve) e ne immagina il prosieguo nel corso di questo secolo. Esso mostra come la politica energetica planetaria sia stata dettata più dall’esigenza di sorreggere l’economica mondiale, piuttosto che da una reale intenzione di evitare i danni climatici su scala globale.

      Il 1985, ad esempio, è l’anno in cui inizia ad aumentare la produzione di carbone cinese, oltre che di quello russo, e ciò avviene contemporaneamente ad una netta contrazione dell’estrazione in Europa, in gran parte motivata, credo, dalla difficoltà di reperire manodopera a basso costo tale da mantenere competitivo il prezzo del carbone estratto dalle miniere ipogee europee. Il protocollo di Kyoto – siglato nel 1997 e che vedeva tra i virtuosi i paesi occidentali (tranne gli USA) e tra gli esonerati quelli in via di sviluppo, Cina ed India inclusi – non ha fatto altro che dare una copertura ideologica al processo di delocalizzazione dell’industria dei paesi sviluppati, soprattutto di quella europea.

      Gli USA hanno mantenuto, e progressivamente incrementato, la loro produzione di carbone, grazie all’impiego di tecniche di coltivazione a cielo aperto delle miniere, con cui, grazie ad enormi mezzi di movimentazione terra alimentati a petrolio, vengono mozzate le cime delle montagne per mettere allo scoperto le vene di carbone. Anche le miniere di lignite ancora operanti in Germania vengono coltivate a cielo aperto e questo consente di mantenere la competitività del combustibile estratto. Tuttavia il grafico mostra bene che non sarà la chiusura di queste miniere tedesche a risolvere i problemi climatici del Pianeta, dato che la loro produzione annuale rientra nella stretta fascia marrone posta sopra la fascia denominata “Major exporters”.

      Quest’ultima fascia blu suscita un’altra considerazione. Infatti la sua esiguità rispetto alle fasce inferiori, mostra come il carbone sia una risorsa energetica poco esportabile, quindi intrinsecamente utilizzata in loco o comunque a distanze non troppo grandi dalle zone di estrazione. Questo spiega la ragione per cui i paesi avanzati abbiano dovuto necessariamente delocalizzare in quelle aree carbonifere la loro produzione industriale, allo scopo di utilizzarne il potenziale energetico (ed umano), in uno scambio globale di tecnologia contro risorse minerarie e prodotti finiti o semilavorati.

      Nelle previsioni, non so quanto convinte, di chi ha condotto lo studio che ha prodotto il grafico precedente, il carbone cinese dovrebbe sostenere l’economia mondiale per un paio di decenni ancora, prima di cedere il primato al carbone russo, dopo un periodo di transizione aiutato dal picco di produzione indiano e australiano. Ovviamente si tratta di esercitazioni di natura economicista. I veri andamenti li stabiliranno gli strateghi politico-militari, i quali avranno anche il terribile compito di decidere le sorti dei popoli e dell’umanità e lo faranno tenendo conto dei tempi molto stretti in cui si stanno evolvendo i vincoli ambientali ed energetici globali.

      Questi vincoli sono ben esposti in un articolo del giugno 2017 (1), in cui si ricorda che l’immissione in atmosfera della CO2 continua ad un ritmo di 39 Gt all’anno, mentre il budget di emissione di gas serra ancora disponibile per evitare il superamento dei 2 °C di surriscaldamento dell’atmosfera è compreso tra i 150 e 1050 Gt. Il valore medio di questa forchetta (600 Gt) equivale ad una 15ina di anni soltanto all’attuale livello di emissione. Il seguente grafico mostra le ipotetiche curve di riduzione delle emissioni che bisognerebbe rispettare per tenere basso il rischio di una catastrofe climatica.

      Tornando al grafico della produzione di carbone e considerando che la massa di CO2 emessa è quasi il triplo di quella del combustibile utilizzato, si vede chiaramente il motivo per cui gran parte delle riserve di carbone, si parla dell’82% (2), non dovrebbero neppure essere estratte. Ma se per i tedeschi è estremamente difficoltoso rinunciare alla loro lignite, possiamo essere sicuri che cinesi e indiani non ci pensano neppure a lasciare sotto terra il loro carbone.

      Tutti bei progetti, ma che metterebbero in difficoltà qualsiasi governo, che si trova di fronte un’opinione pubblica allarmata che pretende svolte energetiche rivoluzionarie.

      La gente pretende quello che gli viene fatto credere possa pretendere e quindi nei regimi a democrazia elettorale dà il proprio voto a chi gli promette le aspettative più rosee. Dal suo canto, il mondo della ricerca accademica è prodigo nel proporre all’opinione pubblica soluzioni tecnologiche miracolose, perchè può beneficiare in prima persona e nell’immediato degli investimenti pubblici in ricerca che ne derivano. E’ un gioco in cui ognuno prova a lasciare il cerino acceso in mano a qualcun altro. Ma noi siamo tra i meno titolati a lamentarsene.

      (1) http://www.realclimate.org/index.php/archives/2017/06/why-global-emissions-must-peak-by-2020
      (2) http://ugobardi.blogspot.it/2015/02/la-maggior-parte-delle-riserve-di.html

      • Camillo Franchini ha detto:

        @Ascoli65

        Dal suo canto, il mondo della ricerca accademica è prodigo nel proporre all’opinione pubblica soluzioni tecnologiche miracolose, perchè può beneficiare in prima persona e nell’immediato degli investimenti pubblici in ricerca che ne derivano.

        Si crede di fare bene incentivando questa o quella iniziativa. In realtà a distanza di tempo i nodi vengono al pettine. Ora è il momento della batterie superperformanti, senza tenere conto che si studiano gli accumulatori elettrici avanzati da quando esistono i laptop, i tablet e i telefoni tascabili, quindi da molti anni. Dobbiamo aspettarci invenzioni decisive? Speriamo che arrivino prima dell’installazione generalizzata delle colonnine di carica. E’ una bella scommessa.

        • Ascoli65 ha detto:

          @ Camillo,
          Dobbiamo aspettarci invenzioni decisive?

          Io non me ne aspetto. Non nei sistemi di accumulo elettrico, che con l’uso del litio sono ormai prossimi al limite teorico massimo dell’energia specifica immagazzinabile, e neppure negli altri settori energetici.

      • mW ha detto:

        @Ascoli65
        l’articolo di Realclimate è impressionante. Non so cosa implichi il superamento dei 2°C di temperatura media del pianeta rispetto alla fine dell’800 (“the late 19th Century”), ma di sicuro nulla di bello per noi.
        Il mio piccolo contributo è relativo al budget di CO2 che possiamo ancora produrre senza superare i 2°C di surriscaldamento.
        Tale budget è inteso per questo secolo, ossia dopo aver prodotto tale quantità di CO2 non ne dobbiamo più produrre fino al 2100!!!
        Infatti le caratteristiche del grafico che hai postato crollano a zero in pochi decenni.
        Più tempo passiamo a produrre CO2 come abbiamo sempre fatto più “l’atterraggio” dovrà essere brusco.
        Un grafico del genere ci dice che se vogliamo evitare questo surriscaldamento dobbiamo in pratica annullare gran parte delle attività umane, perchè le rinnovabili non possono da sole aiutarci a conseguire questa riduzione delle emissioni.
        Inquietante.

        • Ascoli65 ha detto:

          @ mW,
          Tale budget è inteso per questo secolo, ossia dopo aver prodotto tale quantità di CO2 non ne dobbiamo più produrre fino al 2100!!!

          E anche dopo, direi. Temo infatti che gli effetti dei gas serra sul clima siano tali per cui il riscaldamento globale potrebbe continuare a crescere anche dopo l’eventuale cessazione dell’emissione di CO2. Il 2100 indicato negli studi di simulazionecredo sia la data entro la quale tale crescita dovrebbe mantenersi al di sotto dei 2 °C.

          Più tempo passiamo a produrre CO2 come abbiamo sempre fatto più “l’atterraggio” dovrà essere brusco.

          In cabina di pilotaggio sapevano almeno dal 1969 che occorreva iniziare la discesa (1), ma in assenza di approdi accettabili è stato deciso di restare in quota il più a lungo possibile, fino allo stallo.

          (1) https://www.nixonlibrary.gov/virtuallibrary/releases/jul10/56.pdf

  5. GiorgioIV ha detto:

    Spero che parlino di bici elettriche perché a 70 anni e oltre mi riesce difficile immaginare di potermi muovere (magari in inverno) in città come Milano o Roma o Napoli con le bici tradizionali. Non parliamo se poi mi devo recare in qualche località dei dintorni a trovare i nipoti. A meno che non si promulghi una legge che obblighi gli ultrasettuagenari a stare obbligatoriamente chiusi in casa almeno di giorno, lasciando però le bici attaccate alla presa elettrica per la ricarica.

    • CimPy ha detto:

      “Spero che parlino di bici elettriche perché a 70 anni e oltre”

      Più facile parlassero dei lavoratori nella fascia 18-60, e dei loro spostamenti quotidiani casa – lavoro. Non è ben quello il primo motivo del traffico e del relativo inquinamento?

      Ovvio, presuppongono che nessuno dei biciclettari lavori a più di 15/20 km da casa o abbia problemi articolari…

    • Camillo Franchini ha detto:

      @GiorgioIV
      A Pisa hanno messo un punto un sistema molto pratico. Chi abita in frazioni limitrofe può recarsi a Pisa in auto e parcheggiare in periferia, dove trova un deposito di bici che può prelevare con una scheda personale che costa 35 €/anno. In quel modo ci si sposta in città a proprio agio. Io ho più di ottanta anni e faccio uso costante di CicloPI.
      La bicicletta non è una soluzione di ripiego, è veramente un importante contributo alla mobilità sostenibile.

      • GiorgioIV ha detto:

        Forse per chi si deve muovere in città più grandi (tipo Milano o Roma ) il parcheggio in periferia e l’utilizzo della bici tradizionale nel centro abitato su percorsi ben più lunghi non mi pare tanto agevole nemmeno per uno sotto i 70, se sistematico. Non parliamo del caso inverso, per chi deve uscire dalla metropoli. Che fa? va in bici al parcheggio periferico, prende la sua macchina, raggiunge il comune limitrofo desiderato (inquinandolo un po’) e poi ripete il processo inverso alla sera? Il fatto è che se si concentrano centinaia di migliaia di persone in poche decine di chilomeri quadrati e si pensa contemporaneamente di trovare un modo efficace di limitare l’incremento di entropia, vuol dire vivere di illusioni. Magari pensare di ridurre l’affollamento urbano (bello, eccitante, ma insostenibile alla lunga) e tornare a distribuirsi in modo più omogeneo sul territorio circostante libero, no?

  6. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65
    Hans-Werner Sinn descrive in Germania una situazione da incubo ambientale:
    Germany’s landscape has been transformed by wind and solar plants in recent years. In 2014, a total of around 24,000 wind turbines were scattered across the country, predominantly in northern Germany. These turbines are so frequent in the north that there is hardly any place in nature where the blinking red warning lights of the generators, typically with an overall height of 150 to 250 m, cannot be seen on the horizon at night. Moreover, the roofs of private dwellings all over Germany, primarily those of farm buildings, are often covered with solar panels (while land space covered with such panels is rare, given that ground panels are no longer permitted).
    E siamo ancora all’approccio alla indipendenza dall’energia da fossile.
    L’Italia potrebbe seguire la via tedesca? Noi siamo abituati a degli skyline che hanno contribuito al nostro successo turistico e alla nostra personale soddisfazione. Siamo in grado di farne a meno?
    Come non bastasse, c’è da considerare la complicazione della fusione del permafrost che comporta cessione in atmosfera di quantità enormi di metano che innesca una retroazione perversa.

    • Ascoli65 ha detto:

      @ Camillo,
      L’Italia potrebbe seguire la via tedesca?

      Italia, Germania e gli altri stanno già seguendo tutti la stessa via, introducendo quote crescenti di energia elettrica prodotta da rinnovabili intermittenti. Ma si tratta di una via in progressiva salita. Il primo miglio è pianeggiante, poi la salita si fa sempre più ripida, fino a diventare proibitiva.

      Il seguente grafico, tratto da un interessante report sulle rinnovabili italiane (1), mostra che le produzioni in Italia di energia eolica e fotovoltaica sono da anni sostanzialmente costanti, dopo biennio, dal 2011 al 2013 di forte progresso.

      Tra l’altro si sta parlando della sola componente elettrica dei consumi energetici. Figuriamoci cosa significa sostituire con fonti rinnovabili anche la parte che attualmente non passa attraverso la forma elettrica e che normalmente costituisce i 2/3 del totale.

      Noi siamo abituati a degli skyline che hanno contribuito al nostro successo turistico e alla nostra personale soddisfazione. Siamo in grado di farne a meno?

      L’energia eolica in Italia è conveniente solo nelle regioni del Sud e nelle isole. Lo si vede chiaramente dall’Atlante Eolico RSE (2), spuntando sulla sinistra la casella relativa alla produttività specifica a 100 m di altezza. Questo fatto ha preservato il paesaggio al centro-nord, come mostra la distribuzione degli impianti eolici esistenti, che si ottiene spuntando la relativa casella.

      Del turismo dovremo farne a meno, in quanto finirà insieme alla disponibilità di petrolio. Il turismo di massa era nato grazie al carbone ed alla rete ferroviaria, prima quella inglese e poi quella europea, e terminerà quando occorrerà scegliere tra il far viaggiare aerei e navi da crociera, e il far andare trattori agricoli e tir. A quel punto lo skyline di questa penisola tornerà riguardare solo i suoi abitanti. Sempre che non intervengano i problemi globali di cui sotto.

      Come non bastasse, c’è da considerare la complicazione della fusione del permafrost che comporta cessione in atmosfera di quantità enormi di metano che innesca una retroazione perversa.

      Come mostrato dalla prima figura di un articolo già segnalato (3), il problema della fusione del permafrost è quello che si presenterebbe per ultimo. A sovratemperature ben minori, anche in linea con il limiti del COP21, c’è tutta una serie di altri problemi che potrebbero essere innescati e contro i quali i singoli Paesi possono fare ben poco. Resta solo da sperare che la maggioranza dei climatologi si sia sbagliata o che intervenga qualche altro fenomeno terrestre o cosmico che contrasti il riscaldamento climatico.

      (1) http://mondoelettrico.blogspot.it/2017/01/le-rinnovabili-e-la-produzione.html
      (2) http://atlanteeolico.rse-web.it/
      (3) http://www.realclimate.org/index.php/archives/2017/06/why-global-emissions-must-peak-by-2020

  7. Camillo Franchini ha detto:

    @GiorgioIV

    Magari pensare di ridurre l’affollamento urbano (bello, eccitante, ma insostenibile alla lunga) e tornare a distribuirsi in modo più omogeneo sul territorio circostante libero, no?

    In Toscana non esistono megalopoli e la tendenza a occupare il territorio con maggiore uniformità rispetto ad altre regioni mi sembra si stia affermando. Molte attività agricole stanno riprendendo, magari in forme diverse rispetto al passato; i casolari, quasi sempre situati in zone gradevoli, sono recuperati con competenza e discrezione. Interi villaggi, come Tonda e Castelfalfi, sono stati recuperati con successo da tempo. La Toscana credo sia la regione dove l’agriturismo è più diffuso; significa che la gente ci sta volentieri.
    Per quanto riguarda l’uso della bicicletta, la Germania dovrebbe servire come esempio. Monaco e Berlino sono percorse da piste ciclabili comodissime che consentono di andare velocemente dove si vuole.
    Anche l’Inghilterra è ben servita. A Oxford nei college ci sono parcheggi per bici riservati ai docenti. E’ soprattutto questione di cambiare mentalità. Certo i centri collinari non consentono l’uso della bicicletta, ma Romani e Milanesi dovrebbero imparare a farne un uso più esteso.

    • GiorgioIV ha detto:

      Il modello di sviluppo scelto e accettato non consente, secondo me, se non a livello di palliativo, una modifica sostanziale della mobilità nelle grandi città. Voglio vedere Londra o Parigi o Roma piene di piste ciclabili percorse da cittadini di tutte le età e con traffico automobiilstico ridotto del 50 o 70%. Nemmeno le metropolitane penso possano dare un contributo determinante. Ho in mente Parigi… Piuttosto, oltre a favorire la delocalizzazione degli abitanti, in prospettiva punterei maggiormente a un intervento sul riscaldamento (e raffreddamento estivo) spesso esagerati e superflui. Tedeschi grandi sognatori…bellissime città, piene a ogni angolo di centraline per le ricariche elettriche con code infinite di auto e altri mezzi…a meno di non portarseli in casa per ricaricarli.

  8. Camillo Franchini ha detto:

    @GiorgioIV

    in prospettiva punterei maggiormente a un intervento sul riscaldamento (e raffreddamento estivo) spesso esagerati e superflui.

    Nel campo del riscaldamento/raffreddamento gli stranieri hanno abitudini folli. Mia moglie e io abbiamo smesso di invitare una coppia di amici, lui italiano, lei russa, che usano l’energia a capocchia. D’inverno a letto con berretto di lana, finestra aperta a metà, riscaldamento acceso. Usano il forno elettrico della cucina in continuazione, anche per scaldare due patate bollite.
    Per un periodo ho lavorato a Bruxelles. D’inverno gli uffici erano talmente caldi che bisognava lavorare a finestre socchiuse. Riscaldamento a carbone a quei tempi, per cui i colletti delle camicie alla sera erano neri di fuliggine; si respirava aria tossica.
    C’è un enorme lavoro di rieducazione da fare, specialmente in Nord Europa, dove d’inverno amano stare in soggiorno in maniche di camicia. Anche i Milanesi non scherzano.

  9. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65

    con l’uso del litio sono ormai prossimi al limite teorico massimo dell’energia specifica immagazzinabile

    Affermazione assai deprimente, dal momento che gli accumulatori al litio rappresentano il massimo tecnicamente concepibile. Se le cose stanno così, che futuro può avere la mobilità elettrica? Quella che sembrava una soluzione a medio termine, la mobilità a metano, finisce per diventare la soluzione a minor impatto ambientale e la più facilmente praticabile. Mi dispiace per Crozza, ma il sornione Marchionne ha visto giusto.
    Comunque è gran tempo che la gente riduca le sue frenesie consumistiche, tra cui metto i viaggi a Danzica low cost; talmente low cost che si spende di più a stare a casa.

    • Ascoli65 ha detto:

      @ Camillo,
      Se le cose stanno così, che futuro può avere la mobilità elettrica?

      Allo stato attuale la mobilità elettrica è solo un dettaglio, sarebbe più logico domandarsi quale futuro può avere la nostra società industriale. In tal caso la risposta dipende da quale orizzonte temporale si considera. Nel breve termine (qualche anno) è difficile fare previsioni sulla direzione in cui andrà il mondo: in alto, in basso, di lato. Se poi si restringe la previsione ai singoli Stati o aree economiche si possono ipotizzare direzioni diverse tra loro. Ma quando si lancia lo sguardo più in là (ad esempio a fine secolo) le previsioni diventano più facili e univoche: tutti andranno giù, parecchio giù. E a ritrovarsi più in basso saranno quelli che erano più in alto. Infatti in carenza di risorse, a cominciare dall’energia, qualsiasi sovrastruttura aggiuntiva, compreso il sistema di mobilità elettrica, diventa un fardello in più da mantenere e non un rimedio.

      Questo se si considera il futuro collettivo delle società umane alle diverse scale, globale e nazionale. Ma in realtà queste società sono come i fiumi: apparentemente immutabili, ma sempre diversi. Quando l’analisi viene condotta dalla prospettiva della foglia trascinata dalla corrente, e non più da un osservatorio sulla riva, la valutazione cambia parecchio e dipende dai singoli individui. Per chi produce e vende auto elettriche o monta le colonnine di ricarica la mobilità elettrica è il futuro, magari breve, ma essenziale quanto il prossimo pasto. Meno essenziale lo sarebbe per coloro per cui un EV non è altro che un altro giocattolo tecnologico da aggiungere alla scuderia di famiglia e con cui esibire il proprio scrupolo ecologista, ma vaglielo a spiegare che non è così. Lo stesso vale per coloro che semplicemente contano di sottrarsi al pagamento dell’accise sui carburanti, lasciando che i costi del sistema viario di cui si avvalgono ricadano sugli altri automobilisti.

      Purtroppo c’è da aspettarsi che saranno questi individualismi, alimentati dai media, a prevalere. Ci si mette pure Crozza a dettare la linea di condotta virtuosa. Esibizione sconcertante quella dello scorso 20 aprile sulle auto elettriche. Non mi riferisco tanto all’imitazione di Marchionne, quella è satira surreale e ci può stare, quanto alla presentazione che l’ha preceduta, infarcita di luoghi comuni e valutazioni superficiali sul trasporto elettrico individuale.

      Mentre invece, tornando al futuro, la frase centrale dell’intervento di Marchionne a Trento che dovrebbe essere ben compresa è che “Non c’è più il futuro di una volta”, ovvero, per come la interpreto io, il trend del benessere economico ha ormai invertito la sua pendenza. Ma forse è meglio non sottolinearlo troppo, altrimenti la pendenza rischia di diventare ancor più ripida.

  10. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65
    Analisi lucida e convincente della situazione.

    Ci si mette pure Crozza a dettare la linea di condotta virtuosa.

    Accanto alle fake news ci sono le would-be news. Sembra di trovarsi impigliati nel chaff antiradar del tempo di guerra. Le informazioni si moltiplicano; tutti si improvvisano esperti. Alla fine gli esperti veri non si distinguono più. Uno vale uno come quando saremo giudicati da San Pietro. I politici, sedotti dalla modernità, si lanciano in programmi avventurosi e irreversibili.
    Per limitarci agli EV, sarebbe interessante sapere che cosa sa una persona come Ugo Bardi sugli accumulatori di ultima generazione. Bardi ha una solida competenza elettrochimica. Qualcosa potrebbe avere scritto al di fuori del suo blog.

    • mW ha detto:

      Buonasera,
      vorrei dare un piccolo contributo dal sito della IEA:

      https://www.iea.org/media/countries/Germany.pdf

      Il TPES è il consumo totale di energia primaria espresso in milioni di tonellate di petrolio equivalente, considerando tutti gli usi del paese, non solo quello elettrico.
      Dal file che allego si evince che alla fine del 2016, la Germania dipendeva al 79% da combustibili fossili, e al 7% dal nucleare.
      Per le rinnovabili rimane un 14%.
      La voce biofuels prende il 10%.

      Bisogna però ben chiarire cosa è la voce “biofuels”, perchè nel diagramma a torta della produzione di energia si parla di “biofuels and waste”, ovvero biocombustibili ed inceneritori. Sarebbe necessario un approfondimento.

      In conclusione, solare, vento e idroelettrico fornirebbero alla Germania il 4% dell’energia necessaria per tutti gli usi.

    • Ascoli65 ha detto:

      @ Camillo,
      Per limitarci agli EV, sarebbe interessante sapere che cosa sa una persona come Ugo Bardi sugli accumulatori di ultima generazione. Bardi ha una solida competenza elettrochimica. Qualcosa potrebbe avere scritto al di fuori del suo blog.

      Per quanto riguarda i suoi blog, le notizie più recenti (1) si riferiscono alla promozione del suo ultimo libro, il cui titolo (“Viaggiare elettrico. Uno sguardo sulla mobilità del futuro”) rivela la sua forte simpatia verso la mobilità elettrica. Va tuttavia precisato che egli ritiene che questa rivoluzione avverrà in termini di trasporto pubblico (“Trasporto come servizio”), mettendo così fine al trasporto privato. Immagino che abbia in mente una sorta di servizio universale di noleggio di auto elettriche, con conseguente ottimizzazione del loro impiego e forte riduzione del parco circolante. Omette però di ricordare che ciò provocherebbe un forte calo di occupazione nella produzione e manutenzione di automobili, con effetti benefici in termini di minore consumo delle risorse, ma pesante per quanto riguarda la sostenibilità sociale agli standard a cui ci siamo abituati.

      Di effetto negativo sull’occupazione, in questo caso di autisti, ne parla nel capoverso successivo a proposito dell’applicazione del concetto di platooning al trasporto merci su strada. Il passaggio implicito dal mondo dell’automobile a quello dei TIR (gli unici mezzi a cui tale concetto può essere applicato) mi lascia alquanto perplesso. Tra le due categorie di autoveicoli c’è un enorme salto di scala, e quindi di problematiche, che l’autore sembra aver del tutto ignorato. Ed invece è proprio del trasporto merci su gomma che dovremmo maggiormente preoccuparci, perché se in molti casi il pendolarismo giornaliero può essere evitato trasferendosi vicino al posto di lavoro e le gite domenicali possono essere sostituite da una playstation, magari collegata google map, il trasporto e la distribuzione delle merci sono funzioni vitali della nostra società e non aggirabili. Cioè prima ancora di chiederci come faremo a raggiungere la nostra spiaggia preferita, dovremmo preoccuparci di come farà ad arrivare (in tempo utile e mantenuta fresca) la frutta e la verdura al supermercato di zona, e ancor prima cosa farà muovere un trattore su e giù per i campi per un’intera giornata.

      Venendo all’argomento specifico degli accumulatori elettrochimici, ho trovato un interessante articolo divulgativo del 2006 in cui Bardi passa in rassega i tipi di batterie per veicoli elettrici (2). Pur essendo datato include già le batterie al litio attualmente installate nelle auto elettriche più note. Mi pare che da allora la loro densità di energia non abbia fatto grandi progressi, se messa a confronto con il seguente grafico (3):

      (1) https://ugobardi.blogspot.it/2018/02/la-rivoluzione-elettrica-montebelluna.html
      (2) http://www.aspoitalia.it/attachments/132_batteriebardi.pdf
      (3) http://www.epectec.com/batteries/cell-comparison.html

  11. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65
    @mW

    Ammettiamo per comodità che sia stata inventata la batteria ideale; resta però il problema delle produzione dell’energia elettrica necessaria, descritto in modo brillante da Vince Ebert.

    http://www.giesserei.eu/magazin/fachartikel/2017/was-waere-wenn-wir-in-deutschland-alle-elektrisch-fahren-wuerden/

    Dazu ein Rechenbeispiel: Angenommen, es ist 20 Uhr und zehn Prozent der eine Million Elektroautobesitzer möchten ihre Fahrzeuge aufladen. Dann wird zusätzlich zu dem normalen Strombedarf eine Leistung von 35 000 Megawatt benötigt. Das entspräche ungefähr 23 mittleren Kohlekraftwerken oder – falls Sie es nachhaltiger haben wollen – 35 000 Windrädern. Allerdings nur, wenn der Wind auch weht. Falls es Sommer ist und die Sonne abends noch volle Pulle scheint, könnten Sie die Autos auch mit einer Fotovoltaikanlage von einer Größe von 350 Quadratkilometern aufladen. Würden wir nun alle 60 Millionen Verbrennungsmotoren in Deutschland durch Batterien ersetzen und annehmen, dass jeder Fahrzeugbesitzer sein Auto nur alle zwei Tage für jeweils eine halbe Stunde auflädt; und nehmen wir weiterhin an, die Aufladevorgänge könnten durch ein smartes System gleichmäßig über die gesamten zwei Tage verteilt werden, so bräuchten wir sogar knapp 140 neue Kraftwerke oder 220 000 Windräder oder eine Fotovoltaikanlage von der Größe des Saarlands, um den zusätzlichen Strombedarf zu decken. Zugegeben, beim Saarland denken sich viele Deutsche: „Das ist es mir wert …“

    Un esempio di calcolo: Supponiamo che siano le 20 e che il 10% di un milione di proprietari di auto elettriche vogliono caricare la loro auto. Oltre alla necessità normale di energia elettrica servono altri 35 000 MW. Questo corrisponde circa a 23 centrali medie a carbone oppure – nel caso si desideri energia sostenibile – 35 000 pale eoliche. In ogni caso, quando soffia vento. Nel caso sia estate e il sole splenda fino a tardi, si potrebbero caricare le auto con impianti fotovoltaici di 350 km quadrati. Se volessimo ora sostituire con batterie tutti i sessanta milioni di motori termici e immaginare che ogni proprietario di auto carichi la sua auto solo ogni due giorni per la durata di una mezz’ora e che attraverso un sistema intelligente i processi di carica possano essere suddivisi in modo equilibrato durante i due giorni, avremmo bisogno di 140 nuove centrali elettriche oppure di 220 000 pale eoliche oppure di una installazione fotovoltaica grande come la Saar, per coprire le nuove esigenze energetiche. Aggiungo che per quanto riguarda la Saar molti Tedeschi pensano “A me sta bene…”.

    In queste considerazioni si trova un errore che mi sfugge?

    • Ascoli65 ha detto:

      @ Camillo,
      In queste considerazioni si trova un errore che mi sfugge?

      I calcoli sono giusti, ovviamente. D’altronde l’autore del pezzo è un fisico. Invece le ipotesi alla base dei calcoli sono discutibili. Ad esempio, anche se le tutte le 100mila colonnine previste dal KoaV 2018 fossero in funzione contemporaneamente ben difficilmente erogherebbero tutte i 350 kW citati nell’articolo, valore che corrisponde presumibilmente alla loro potenza nominale di picco. Mi pare infatti che le auto elettriche attuali (e anche quelle future, dati i limiti di densità energetica delle batterie di cui abbiamo già parlato) abbiano una capacità inferiore ai 100 kWh, quindi se la ricarica richiede la mezz’ora assunta dall’autore la potenza media assorbita è circa la metà dei 350 kW e ciò dimezzerebbe anche i valori delle potenze aggiuntive totali nei due scenari considerati nell’articolo.

      Ma questi sono solo errori formali che non inficiano la sostanza delle conclusioni a cui giunge l’autore e cioè che la mobilità elettrica, oltre a risultare altrettanto se non maggiormente dannosa per l’ecosistema di quella a benzina, non è fisicamente in grado di procrastinare l’attuale livello di diffusione ed impiego del trasporto individuale basato sui combustibili fossili,

      Volendo approfondire ulteriormente l’analisi dell’articolo, si potrebbe sottolinearne la superficialità. Non è una critica al suo autore, che probabilmente ha scelto il registro più adatto a coinvolgere un pubblico vasto ed abituato a considerare l’auto come un oggetto che appare d’incanto al concessionario e la benzina, o l’elettricità, come un flusso che sgorga dal sottosuolo del distributore. Dovrebbe essere però chiaro a chiunque abbia consapevolezza della complessità del sistema economico-industriale da cui emergono quei due prodotti finali, che i futuri problemi da affrontare non sono quelli delle code alle stazioni di ricarica durante gli esodi estivi per le vacanze.

      Trovo invece che sia molto significativa la bella foto posta in testa all’articolo

      • Camillo Franchini ha detto:

        @Ascoli65

        i 350 kW citati nell’articolo, valore che corrisponde presumibilmente alla loro potenza nominale di picco.

        Anche se fosse, il costo della colonnina di alta potenza resta, anche se la potenza nominale viene raramente sfruttata. Sarebbe interessante conoscere la potenza nominale di una colonnina reale.
        Forse ne abbiamo già parlato: dato che sono in gioco intensità di corrente continua elevatissime, ci saranno strutture in rame poderose. Sbaglio?

        • Ascoli65 ha detto:

          @ Camillo,
          Sarebbe interessante conoscere la potenza nominale di una colonnina reale.

          I 350 kW citati nell’articolo tedesco che avevi segnalato sono lo standard che inizia a diffondersi sulla rete autostradale del nord Europa (1-2).

          Come spiega un interessante articolo divulgativo sulle problematiche della ricarica delle auto elettriche (3) questo valore rappresenterà un limite difficilmente superabile in futuro. Va anche detto che attualmente sono pochi i modelli di auto in grado di assorbire potenze di ricarica superiori a 100 kW. Uno di questi è la Jaguar citata nel secondo link, a conferma che il trasporto elettrico è (e credo rimarrà) l’ennesimo balocco che la nostra società mette a disposizione dei più facoltosi, sovvenzionandolo pure con denaro pubblico.

          Forse ne abbiamo già parlato: dato che sono in gioco intensità di corrente continua elevatissime, ci saranno strutture in rame poderose. Sbaglio?

          No, non sbagli. Nel primo link si citano correnti fino a 500 A e nel secondo la necessità di usare cavi raffreddati a liquido già a partire dai 200 A. Tuttavia non è certo il rame impiegato nelle stazioni di ricarica che rende insostenibile la diffusione di massa di questo sistema individuale di trasporto. Ancor prima viene il problema del rame a bordo degli autoveicoli e soprattutto del cobalto impiegato nelle batterie. Un accumulatore da 85 kWh di una Tesla richiede 8 kg di questo metallo, un minerale che già ai tassi attuali di estrazione è previsto che si esaurisca in 57 anni (4).

          (1) https://www.auto21.net/2017/10/05/abb-terra-hp-350-kw-presentazione-evs30-stoccarda/
          (2) https://www.dmove.it/news/anche-fastned-apre-la-prima-stazione-di-ricarica-a-350-kw-di-potenza
          (3) http://www.greenstart.it/ricarica-a-350-kw-connettore-ccs-tempi-10937
          (4) https://www.bloomberg.com/view/articles/2017-10-17/electric-car-makers-have-an-africa-problem

  12. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65
    Daniele Passerini:

    …entrare nella e-mobility non è ancora una scelta dettata da convenienza economica, anzi, in molti casi è un lusso. Il motivo fondamentale può essere solo quello di voler contribuire in prima persona alla causa ambientale, per ridurre le emissioni di anidride carbonica, ossidi di azoto e polveri sottili,..

    Daniele ha cambiato hobby-horse; sfumato il sogno della fusione fredda, si abbandona alle seduzioni della e-mobility. Sembra non considerare che il costo elevato delle vetture elettriche può non essere dovuto solo a una questione di scala di produzione, ma sia intrinseco. Le batterie costeranno sempre perché usano litio, i cui minerali sono concentrati in poche aree della terra, che rischiano di diventare strategiche e oggetto di attenzione da parte dei potenti.
    L’ottimismo può smuovere gli ostacoli, ma può portare a scelte avventate. Prima di installare colonnine, meglio studiare le cose in prospettiva nella loro complessità.

    • Ascoli65 ha detto:

      @ Camillo,
      L’ottimismo può smuovere gli ostacoli, ma può portare a scelte avventate.

      L’ottimismo fa girare il mondo ed è essenziale per il successo di qualsiasi catena di S.Antonio. Ovviamente si tratta di un successo riservato a pochi, giusto agli organizzatori ed ai primi aderenti.

      Prima di installare colonnine, meglio studiare le cose in prospettiva nella loro complessità.

      Hai ragione, si chiama programmazione, ma non dovrebbe riguardare solo le colonnine. Magari fosse così semplice.

      Innanzitutto parlando di prospettiva si deve fissare in primo luogo un orizzonte temporale.

      Si dice che nelle tribù indiane del nord America le decisioni più importanti venissero prese tenendo conto degli effetti che avrebbero avuto sulle successive 7 generazioni. Non so quanto ci sia di vero, in ogni caso questa saggia avvedutezza non ha protetto quei popoli dai fattori esterni imponderabili che li avrebbero poi portati al quasi totale annientamento ed alla perdita delle loro terre. Però loro non avevano le conoscenze che abbiamo noi oggi e neppure gli strumenti di calcolo ed i modelli che ci permetterebbero, se usati con senno, di fare previsioni accorte e prudenti sulle conseguenze delle nostre scelte. Tuttavia pare che esista una qualche forza arcana, probabilmente codificata nel patrimonio genetico, che spinge gli umani a ripetere gli errori del passato.

      Tornando ai nostri tempi e luoghi, per i nati in questo anno nel Belpaese gli aruspici dell’ISTAT prospettano ampie probabilità di vedere l’alba del nuovo secolo (1). Le magiche arti divinatorie dell’odierna statistica predittiva consentono loro di calcolare perfino la speranza di vita (in anni e decimali) dei futuri italiani classe 2065 (vedi prospetto 7 a pag. 13). Risulterebbe pure che tali speranze di vita alla nascita (sic) si allungheranno di ulteriori 5 anni rispetto ai valori attuali, cioè a 86,1 e 90,2 anni per maschi e femmine rispettivamente, invertendo così clamorosamente il trend opposto rilevato dallo stesso istituto appena pochi mesi fa (2). Questi numeri spingono il limite estremo delle previsioni ISTAT fino alla metà del prossimo secolo, cioè con un orizzonte temporale paragonabile alle 7 generazioni dei sioux. E’ evidente però che stiamo parlando di numeri al lotto, utili tutt’al più a chi vuole cementificare qualche ettaro in più intorno alle nostre ipertrofiche città, come si sono affrettati ad invocare alcuni media, sostenendo che “servono iniziative per l’edilizia popolare” (3).

      Va tuttavia riconosciuto che quelli del rapporto ISTAT sono i numeri giusti da diffondere per chi vuole evitare il panico precoce. Mi chiedo però in quanti, in particolare tra gli esperti che hanno preparato ed approvato quel rapporto e soprattutto tra i politici e governanti che lo utilizzeranno per prendere le decisioni importanti per il futuro del nostro popolo, se ne rendono conto.

      (1) https://www.istat.it/it/files//2018/05/previsioni_demografiche.pdf
      (2) https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/istat_decessi_record_nel_2017_speranza_di_vita_verso_il_calo-3338868.html
      (3) https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/ora-un-patto-di-svolta

  13. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65

    Uno di questi è la Jaguar citata nel secondo link, a conferma che il trasporto elettrico è (e credo rimarrà) l’ennesimo balocco che la nostra società mette a disposizione dei più facoltosi, sovvenzionandolo pure con denaro pubblico.

    Appena si raccolgono informazioni, si ha la certezza che la mobilità elettrica comporterà un bilancio ambientale globale disastroso, considerando i costi di produzione dell’oggetto e dell’energia elettrica necessaria per alimentarlo.
    Un accumulatore da 85 kWh di una Tesla richiede 8 kg di questo metallo.
    Basta questo dato per confermare che siamo in presenza di un balocco per ricchi.

  14. Camillo Franchini ha detto:

    @Ascoli65

    Un accumulatore da 85 kWh di una Tesla richiede 8 kg di questo metallo.

    La necessità di usare litio e cobalto negli accumulatori per veicoli elettrici ricorda l’imbarazzo dei ff di fronte alla necessità di disporre di quantità imponenti di palladio.

  15. Ascoli65 ha detto:

    @ Camillo,
    ma nel caso della FF è stato possibile sostituire il palladio con il ben più economico ed abbondante nichel, mantenendo inalterate le prestazioni effettive dei reattori ed anzi incrementando notevolmente quelle annunciate. 🙂

    • Camillo Franchini ha detto:

      @Ascoli65

      ma nel caso della FF è stato possibile sostituire il palladio con il ben più economico ed abbondante nichel,..

      Dal nickel si può passare al ferro che costa poco perché c’è una sovraproduzione mondiale. Il ferro ff si può smaltire facilmente trasformandolo in putrelle per gli ingegneri.
      Su questa falsariga stanno studiando di sostituire la benzina con acqua minerale gassata.

  16. Camillo Franchini ha detto:

    @CimPy

    Cosa c’è di serio in questo? L’unica cosa dimostrata è che le bufale si possono esprimere anche in lingua tedesca.

    Ammetto di seguire con interesse gli sviluppi tecnologici della Germania perché i Tedeschi hanno saputo incassare la bufala ff con grande disinvoltura; in pratica non ci hanno sprecato un euro. Forse ricordo male, ma non mi pare che nomi tedeschi siano apparsi tra i partecipanti degli innumerevoli ICCF, di cadenza annuale e ineluttabili come il festival di San Remo. Qualcuno è stato fatto perfino in Italia.
    Noi Italiani non siamo stati all’altezza dei Tedeschi, bisogna ammetterlo. Abbiamo dimostrato deficienze nelle nostre conoscenze perfino a livello universitario.
    Per questa ragione credo che spenderò qualche ora a leggere le informazioni sull’Enerkite che trovo in rete.

  17. Camillo Franchini ha detto:

    @CimPy
    Enerkite ha dei sostenitori piuttosto importanti, tra cui la Comunità Europea e il Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia.

    • AleD ha detto:

      Se vuole occhiare anche wikipedia:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Kite_Wind_Generator
      Vedrà che dietro c’è anche parecchio dl’italia.

      • Camillo Franchini ha detto:

        @AleD

        Vedrà che dietro c’è anche parecchio d’Italia.

        Qua ci vorrebbe uno che si intende di aerodinamica, ma mi sembra un’idea interessante. Quantomeno divertente. Si tratta di vedere che rapporto c’è tra energia prodotta e investimento. L’impatto ambientale mi sembra sostenibile.
        Lei se n’intende?

        • AleD ha detto:

          Io non me ne intendo so solo che di KiteGen se na parla da 10 anni buoni, visto praticamente niente. Un motivo ci sarà…

    • CimPy ha detto:

      Se è solo per questo, la FF millantava il MIT, il DoD, la Nasa, la US Navy, l’Ansaldo Nucleare, l’INFN, l’ENEA, Uppsala, UniBo, la Siemens e Passerini…

      • Camillo Franchini ha detto:

        @CimPy

        Se è solo per questo, la FF millantava il MIT, il DoD, la Nasa, la US Navy, l’Ansaldo Nucleare, l’INFN, l’ENEA, Uppsala, UniBo, la Siemens e Passerini…

        E’ per questa ragione che faccio affidamento sulla solidità degli organi di Stato della Germania, che non si sono mai lasciati infinocchiare dalla ff. Non garantisco, le mie conoscenze possono essere incomplete. Rispetto allo svacco italiano, svedese, ukraino, tagiko, giapponese e americano, i Tedeschi hanno comunque tenuto egregiamente, non si può negare. Anche gli Inglesi non si sono scomposti.
        Per questo, se vedo che il Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia si interessa a una fonte rinnovabile di energia presto attenzione. Non presterei la stessa attenzione all’ENEA, per esempio, che ora sta lavorando a un ITER parallelo, chissà perché.

  18. Camillo Franchini ha detto:

    @AleD

    Io non me ne intendo so solo che di KiteGen se na parla da 10 anni buoni, visto praticamente niente. Un motivo ci sarà…

    Se sono trascorsi davvero 10 anni, il motivo c’è: non funziona. C’è qualcuno di autorevole in Italia che ci conta? Che non sia una macchina succhiasoldi stile ff. Sono molti gli specialisti estensori di proposte di ricerche farlocche (in lingua inglese perché fa più internazionale) da accollare allo Stato.
    Chissà se Davide Crippa è sempre deputato; era molto interessato alla ff. Se comandano i 5* la ff sarà rilanciata.

    • AleD ha detto:

      Se vuole navigare e leggere un po’ qui:
      http://www.kitegen.com/pagine/ippolito.html

      • Camillo Franchini ha detto:

        @AleD
        Grazie, mi sembra interessante, anche se è materia per ingegneri aeronautici. Solo loro sanno come si muove e si controlla quel singolare aquilone.
        Resto del parere che se un’idea non si sviluppa e perfeziona nell’arco di cinque anni è segnaccio.

        • mW ha detto:

          @Franchini,
          lasci perdere il kite italiano, del quale davvero non si è mai visto un prototipo funzionante, o almeno credo.
          Resto del parere che se un’idea non si sviluppa e perfeziona nell’arco di cinque anni è segnaccio.
          Sono d’accordo.

          Ho assistito con interesse al video del prototipo di kitegen della Enerkite.
          Tale prototipo esiste, ed è in grado di levarsi in volo e di essere controllato. L’impianto a terra è stato costruito su un camion dei pompieri dismesso.
          Sicuramente quindi esiste un prototipo funzionante, il cui controllo deve essere certo costato molto lavoro.

          Ho quindi esaminato la brochure dei prodotti Enerkite, curioso di conoscerne le prestazioni.
          https://www.enerkite.de/downloads/EK_Broschure_EN.pdf
          Ho notato che ad esempio, per il modello EK30, che sembra per ora già realizzato, si dichiara una potenza elettrica di 30kW a fronte di una superficie del kite pari a 8 metri quadrati.
          Ho poi fatto una verifica con la formuletta
          P=0,36Av^3 (1)
          dove v è la velocità del vento, A la superficie dell’attuatore esposto al vento e P la potenza massima che posso estrarre dal vento.
          Nel caso del modello EK30 si ha:
          P=30kW
          A=8mq
          Dalla (1) segue che il kite EK30, montato su un camion, necessita di un vento con velocità pari almeno a 22m/s,
          ossia circa 80km/h.

          Ma il camion, era fermo?

        • CimPy ha detto:

          Se il camion era fermo, la virgola era mobile…
          😀

  19. Franco Morici ha detto:

    Per quanto riguarda le nuove fonti di energia ed in particolare la mobilità futura a bassissimo impatto ambientale, credo che non valga più la pena di preoccuparsi. C’è già chi ci pensa, ad esempio il quotato fusionista Nicolas Chauvin (1), il quale si lancia a capofitto nel brevettare (2) veicoli elettrici animati da un generatore LENR (senza che ancora esista punto focale cioè il motore, ma si sa questo è un dettaglio del tutto insignificante).
    In questi casi è sempre meglio portarsi avanti con il lavoro per non rimanere tagliati fuori dal business.
    Interessante la slide 21 del documento (3) ancora linkato a riferimento nel suo sito.

    (1) http://www.lenr-cars.com/index.php/contact/management-team
    (2) http://www.freepatentsonline.com/20180114890.pdf
    (3) http://coldfusionnow.org/wp-content/uploads/2012/07/LENR_CARS_NChauvin_ILENRS-12x.pdf

  20. Camillo Franchini ha detto:

    @Franco Morici

    il quotato fusionista Nicolas Chauvin

    Nicolas era uno dei quattro giovanotti del MFMP sul quale faceva affidamento Celani.
    Ormai sembra che in quel mondo tutto proceda stancamente per inerzia. L’ICCF 21 si autosponsorizza.

    La sola cosa interessante di quegli eventi è l’elenco dei partecipanti, per vedere chi è ancora al pezzo, chi ha mollato, chi si è aggiunto.
    Da noi Passerini ha perso entusiasmo, si dedica ad altri sogni poetici; Violante non è ancora riuscito a produrre il suo reattore ff; i Bolognesi capeggiati da Giuseppe Levi sembrano scomparsi dalla circolazione. Ormai non c’è più bisogno di consultare le banche dati della IAEA per cercare sezioni d’urto di reazioni nucleari. Le LENR sono rimaste due a farsi compagnia, le stesse dei tempi di Focardi, non una di più. Malinconica aria di smobilitazione, come quando il Circo Orfei lascia la città.
    A volte succede; resta l’amarezza per gli investimenti in materiali, energia e stipendi in un settore di ricerca rivelatosi senza speranza già pochi mesi dopo il primo annuncio di F&P. Giusto controllare a botta calda le rivendicazioni di F&P; insensato ricavarne un sequel costoso e senza fine.
    La ricerca ff è chiusa; restano solo le richieste di brevetti di Chauvin e di quelli come lui.

    • AleD ha detto:

      @Camillo: per carità non dimentichi di citare anche Bo Hoistad dell’Università di Uppsala, pure lui con il suo team che è almeno un anno che hanno le conoscenze e brevetti per un reattore pronto per invadere il mercato! Ah, anche Levi aveva detto che pure lui ormai sapeva come replicare il fenomeno. Incredibile.

    • CimPy ha detto:

      “i Bolognesi capeggiati da Giuseppe Levi sembrano scomparsi dalla circolazione”

      Ormai il loft lo hanno ristrutturato, non gli occorre altro che di essere dimenticati.
      Specie dagli amici d’infanzia

  21. Camillo Franchini ha detto:

    @mW

    Sicuramente quindi esiste un prototipo funzionante, il cui controllo deve essere certo costato molto lavoro.

    Un Enerkite (Kitegen?) trasportabile potrebbe potrebbe coprire esigenze di nicchia: siti isolati, insediamenti umani temporanei. Un uso generico è da verificare; un uso specifico può essere possibile.

    • mW ha detto:

      D’accordissimo.
      Altri gruppi, come quello dell’università di Delft (NL) portano avanti questo tipo di ricerca.
      Il gruppo di Delft dichiarava però dei risultati inferiori alla massima potenza estraibile dal vento, data dalla (1), mentre i tedeschi dichiarano potenze di gran lunga superiori. Questo mi sembra piuttosto strano.
      Enerkite dichiara comunque un progetto di sviluppo rapido quanto ambizioso, quindi scopriremo presto come stanno le cose.

  22. Camillo Franchini ha detto:

    @Alessandro Pepe

    E come disse il generale Chabron: Merd!

    E come disse il generale Cambronne: Merde!
    Sempre approssimativi voi 5*. Il vostro boss ha provato per due volte a laurearsi, senza riuscirci, ovviamente.

    • Franco Morici ha detto:

      @ Camillo
      Si potrebbe parlare di Fusione Fredda nella politica, vedrai che prima o poi glie ne assegneranno una honoris causa, magari a titolo di fornaio a corrente alternata (escludendo l’uso dei congiuntivi).
      24/04 “Voglio dire qui ufficialmente che per me qualsiasi discorso con la Lega si chiude qui

      o forse sarebbe meglio denominarla ri-Fusione Fredda, ovviamente magheggi informatici della Casaleggio permettendo.

    • CimPy ha detto:

      ” Il vostro boss ha provato per due volte a laurearsi, senza riuscirci”
      E’ perché non era un pubblico ufficiale presso i servizi sociali. Altrimenti a quest’ora di lauree ne avrebbe già avute due e sarebbe in lista per la terza…

      • Camillo Franchini ha detto:

        @CimPy

        E’ perché non era un pubblico ufficiale presso i servizi sociali.

        Conosco un giovane impiegato di banca di M. che si è laureato in economia a Roma, continuando tranquillamente a lavorare a M. Ai miei tempi c’era obbligo di frequenza. Non è una critica, semplicemente è cambiato il concetto di laurea. Con la Gelmini è cambiato anche il concetto di Liceo; oggi esiste perfino un liceo a indirizzo sportivo. A furia di liberalizzare, rischiano di togliere alla scuola la sua vecchia funzione di strumento di promozione sociale.

        • CimPy ha detto:

          “è cambiato il concetto di laurea”
          Mentre il concetto di lavoro statale è rimasto lo stesso: timbrare un cartellino a 6 / 8 ore di distanza, e nel mezzo magari laurearsi.

  23. Emilio Beretta ha detto:

    Quanti scudetti! Manca solo quello del “Ministry of Aviation” della Casa dell’Aviatore Ricorda parecchio i pieghevoli che sponsorizzano gli incontri ICCF

  24. Camillo Franchini ha detto:

    @Emilio Beretta

    Quanti scudetti!

    Per Enerkit basterebbe lo scudetto del Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia per dare consistenza all’iniziativa:

  25. Camillo Franchini ha detto:

    @K

    Se imbambola anche Lei, Camillo, oltre al Bundesministerium et al, è tremendamente seria.

    Non mi imbambola l’Enerkite, ma semmai il Bundesministerium dell’Economia e dell’Energia. Immagino che in quell’ambiente dispongano degli ingegneri in grado di valutare se il coso presentato nei pressi di Berlino funziona o è un acchiappacitrulli. Con la situazione energetica in cui ci troviamo, qui descritta lucidamente da Ascoli, sarei disposto a controllare se gli asini che volano producono energia.
    Saluti

    • mW ha detto:

      @Franchini:
      dipende tutto da cosa promettono. Io temo che pur avendo costruito un prototipo funzionante, stiano promettendo troppo.
      Consideriamo il modello EK200:
      http://www.enerkite.de/downloads/EnerKite_200_Technical_Data_EN_SM.pdf
      Enerkite dichiara
      P=100kW
      con una superficie del kite pari a 30mq e una velocità del vento pari a 7,5m/s
      ma usando la solita formula abbiamo che
      P=0,36Av^3=0,36x30x7,5^3=4556W
      ossia la massima potenza estraibile dal vento, data la velocità del vento e data la superficie del kite, è circa 20 volte inferiore.
      Il gruppo di Delft (NL) forniva invece risultati in accordo con tale formula.

      • Camillo Franchini ha detto:

        @mW

        dipende tutto da cosa promettono.

        Ha ragione. Il tempo di recupero del capitale investito fa la differenza. 2-4 anni sono un tempo ragionevole; se gli anni raddoppiano si rischia di essere fuori mercato.

        • mW ha detto:

          @Franchini,
          sono d’accordo.
          Il mercato non capisce che emettere CO2 è pericoloso.
          Il che è strano, perchè dicono che il mercato sia così intelligente.
          Ma il problema è un altro:
          A me sembra che Enerkite, nelle sue brochure, dichiari delle prestazioni fisicamente impossibili.
          Le fornisco un semplice strumento di verifica
          Non si può ricavare dal vento più energia di quella che il vento porta con se per il fatto che si muove, a sua volta moltiplicata per 0,59, che è il fattore di Betz. Usando 1,2 come densità dell’aria si ottiene

          P=0,36Av^3 (1)

          dove A è la superfice della macchina che converte l’energia cinetica del vento in lavoro utile (in questo caso il kite), mentre v è la velocità del vento.
          Sono curioso di vedere cosa accadrà, oltrechè, ovviamente, felicissimo di sbagliarmi 🙂

          Tramite la (1) e una calcolatrice, lei può verificare i claims dei vari kite power generator.
          Lasci perdere il kitegen italiano, del quale non si è mai visto un prototipo e un esperimento. Anche per questo Ugo Bardi non se ne è più occupato, già da molti anni.

    • CimPy ha detto:

      ” Immagino che in quell’ambiente dispongano degli ingegneri in grado di valutare”
      Immaginare, in certi giochi, è fondamentale: se i lettori non immaginano, di fondi non se ne raccolgono, e poi non si può andare a svernare a Dubai per testare gli aquiloni in un clima favorevole e comodamente seduti su una sdraio.

  26. Camillo Franchini ha detto:

    @mW

    Il mercato non capisce che emettere CO2 è pericoloso.
    Il che è strano, perchè dicono che il mercato sia così intelligente.

    Il mercato condiziona anche lo sviluppo della mobilità elettrica. Passerini invita a essere generosi: “chiunque può, possa!” (acquistare un’auto elettrica). Siamo sicuri che l’invito sia corretto da un punto di vista generale? Il costo di un e-car non è comprimibile oltre i limiti imposti dall’impiego di materiali rari e costosi. Il costo di un bene è quasi sempre un dato oggettivo, non condizionabile, a meno che si tratti di un oggetto d’arte o di lusso. Se un’auto elettrica è troppo cara per il servizio che rende, acquistarla non solo è antieconomico, ma è un danno che si reca all’umanità.
    Accettare l’invito di Passerini aiuta il progresso o lo condiziona negativamente?
    Sono considerazioni spicciole, mi rendo conto, quindi mi aspetto molte critiche, che riceverò volentieri.

  27. K ha detto:

    ” Immagino che in quell’ambiente dispongano degli ingegneri in grado di valutare”

    Sarà. Io immaginavo che la Presidenza del Consiglio di noialtri avesse gli strumenti per determinare se era o meno il caso di concedere il patronato alla conferenza sulla Fusione Fredda.
    Cmq, Camillo, ingegneri o non ingegneri, nel primo minuti del filmato Enerkite si vede come intendono far decollare il loro apparecchio; può accertare da sé quanto quel metodo sia valido provando a fare la stessa cosa con un aquilino da spiaggia legato in cima a una canna: non funziona!
    Per cui
    a: gli ingegneri ministeriali tedeschi non l’hanno visto
    oppure
    b: l’hanno visto ma non si sono accorti che è una baggianata
    oppure
    c: l’hanno visto, si sono accorti che è una baggianata, ma hanno avuto i loro motivi per non cassarlo.
    Oppure, ancora, il loro Ministro non ha nemmeno chiesto il loro parere e ha deciso che va bene così.

    Restando in Germania e nei Venti di Alta Quota, ecco un bel Consorzio tutto pieno di bollini di correligionari: http://www.hwn500.de/; se razzolando nel sito trova uno storico di produzione di uno dei loro sistemi, le pago un caffè.
    At AWEC 2015 over 200 participants gathered and exchanged knowledge about current state of the art in the different AWE technologies in numerous talks, presentations and vivid conversations. …” … provi a sostituire “AWE” con “ICCF” e veda se cambia qualcosa …

    Saluti.

    K

  28. Camillo Franchini ha detto:

    @K

    Io immaginavo che la Presidenza del Consiglio di noialtri avesse gli strumenti per determinare se era o meno il caso di concedere il patronato alla conferenza sulla Fusione Fredda.

    In Italia la ff è ricerca di Stato dal 1989. Abbiamo dovuto aspettare la pensione di Celani per avere un po’ di tregua. Forse cesserà tutto solo con la pensione di Violante, Ing. Federico Testa permettendo. Credo che nomi italiani siano circolati in tutti gli ICCF, forse troveremo qualcuno in trasferta in Colorado. Per questo ho ritenuto opportuno concedere fiducia ai Tedeschi che, insieme agli Inglesi, non si sono mai seriamente compromessi in ff: una sorta di estensione di fiducia, a quanto pare non meritata.
    Se anche l’aquilone non funziona, incasso e porto a casa. E’ già un risultato positivo se Lei e mW vi siete interessati all’oggetto e avete fatto osservazioni pertinenti.
    Saluti

    • mW ha detto:

      @Franchini,
      incasso e porto a casa.
      Io non la vedo come una competizione dove c’è un avversario che incassa e porta a casa.
      Lei ha posto una questione alla quale non si era mai interessato.
      Visti i sostenitori di Enerkite, vi era indubbiamente motivo di pensare che potesse essere una cosa seria.
      Noi abbiamo contribuito con quello che sappiamo.
      Tutto qui.

  29. Camillo Franchini ha detto:

    @mW

    Io non la vedo come una competizione dove c’è un avversario che incassa e porta a casa.

    Non siamo certamente avversari. Mi sono espresso male, intendevo dire che prendo atto delle osservazioni Sue e di K, ben fondate. Enerkite si presentava come una fonte di energia elettrica di pronto impiego e facilmente dislocabile. Se il rapporto benefici/costi è sfavorevole anche dopo anni di perfezionamenti bisogna adattarsi. O forse rimangono nicchie in cui la centralina può ancora essere presa in considerazione.

  30. Camillo Franchini ha detto:

    @CimPy

    Io di cognome faccio Passerini… tu più che Gribaudo – permettimi – stavolta pari l’uccello del malaugurio!

    La sfiga passerina si è scatenata pesantemente sulla ff. Mi sa che il prossimo obiettivo importante sia il salvimaio. E’ una sfiga benefica da accudire.
    Quanto durerà Gribaudo da Passerini? Qualche altra battuta poi sarà bandito.

  31. mario massa ha detto:

    @mW
    “Non si può ricavare dal vento più energia di quella che il vento porta con se per il fatto che si muove, a sua volta moltiplicata per 0,59, che è il fattore di Betz. Usando 1,2 come densità dell’aria si ottiene P=0,36Av^3 (1) dove A è la superfice della macchina che converte l’energia cinetica del vento in lavoro utile (in questo caso il kite), mentre v è la velocità del vento.”

    Attento che Av non è la superficie del kite. E’ la superficie di “vento rallentato” che teoricamente può essere enormemente superiore alle dimensioni del Kite, dipendendo dalla sua velocità trasversale. Il kite lo devi pensare come la pala di un rotore. La legge di Betz non considera la superficie delle pale, ma quella impegnata dall’intero rotore.
    Quindi il kite teoricamente può funzionare. Il problema è quel “teoricamente”.

    • CimPy ha detto:

      “Quindi il kite teoricamente può funzionare”

      Massa, tu hai tutta la mia stima, ma se insisti che “teoricamente può funzionare”, io ti sfido a dimostrarlo empiricamente – e bada che si tratta di farlo volare ininterrottamente per 320 giorni all’anno con un ricavo energetico prossimo a quello di una centrale a fissione.
      Sicuro di volerci provare? Guarda, mi accontento che tu riesca a farlo andare ininterrottamente per 30 giorni di fila coi guadagni millantati rapportati a quel mese.

      • Camillo Franchini ha detto:

        @CimPy
        Quindi il kite teoricamente può funzionare

        io ti sfido a dimostrarlo empiricamente

        Lo sviluppo logico della proposizione di Mario è: investiamo per trasformare la teoria in pratica. Lei non può escludere a priori che si ottenga un ottimo generatore alternativo di elettricità. I tedeschi ci sono riusciti, cosa serve di più per impegnarci? Che cosa non va in questa brossura?
        http://www.enerkite.de/downloads/enerkite_broschure_A5.pdf
        Lei è in grado di dimostrare che si tratta di una bufala?
        Lo scetticismo programmatico è sempre paralizzante.

        • K ha detto:

          “Che cosa non va in questa brossura?”

          Ma è bellissima! E il sito [1] è ancora più bello! Legga qua:
          The 100 – 500 kW plants for mobile or stationary off-grid power supply represent a solution in rural areas or those that are difficult to reach



          però non trovo uno storico di produzione

          Quel camion, se l’apparato deve produrre 500 kW, vola in cielo
          ….
          quel kite, per produrre quella potenza elettrica, avrà un carico alare di circa una tonnellata/metro quadrato -taleqquale le ali l’aereo super-supersonico X-15, però non somiglia neanche un po’

          Sospettosissimo quel “rural areas”: mi ha tutta l’aria di una African Pump [2]; ricorda troppo da vicino le cure pagate da A. Rossi per i bimbi malati di famiglie indigenti

          K
          ———————
          1: https://www.enerkite.de/en/;
          2: http://www.moletrap.co.uk/wiki/index.php/African_Pump

        • CimPy ha detto:

          “Che cosa non va in questa brossura?”

          Quando è stata l’ultima volta che ha fatto volare un aquilone?

          Non vanno i tempi: gli aquiloni non volano 320 giorni all’anno acca 24

          Non vanno le rese: non è che volteggiando ad 8 si possa pensare davvero di ampliare l’area spazzolata come se le vele girassero alla velocità delle pale di un elicottero

          Non vanno i conti sulle funi stesse: quanto devono pesare per ancorare vele che si librino a 800 /1000 metri dal punto di ancoraggio? E se pesano poco, quanta trazione possono sopportare?

          Ma la cosa più bella resta il fatto che non esiste un solo kite di alta quota perché ancora si devono scoprire i materiali adeguati e si deve pure inventare il cervello elettronico in grado di anticipare le bizze del vento.
          Si sente odore del Cat di Rossi ovunque, in questa storia. Non è che se la si scrive in tedesco diventa più vera.

    • mW ha detto:

      Ciao Mario.
      Ho riflettuto anche io a suo tempo sulla legge di Betz.
      Bisogne considerare che tale legge aggiunge un fattore 0,6 all’energia che possiamo estrarre dal vento, quindi significa poco o nulla, per chi si occupa di ordini di grandezza come noi.

      La superficie A è la superficie della macchina che converte l’energia cinetica del vento in lavoro utile.

      Bisogna però prestare attenzione al fatto che la velocità del vento si considera omogenea su tutta la superficie della macchina.
      Nel caso di un rotore che ruota rapidamente questo può essere vero.

      Possiamo pensare che l’aria sia “mescolata” su tutta la superficie spazzata, assumendo valore uniforme. Posso allora pensare che la superficie della macchina operatrice sia uguale alla superficie spazzata dalle pale.
      Ma quando le pale sono ferme, puoi già immaginare come la velocità dell’aria sia tutt’altro che uniforme, e che la superficie della macchina sia circa quella delle pale.
      Il caso del rotore è un caso molto particolare, per quanto detto.
      Nel caso di un aquilone esposto al vento, che trasla ad esempio descrivendo una superficie ad anello, io credo che la situazione sia completamente diversa da quella del rotore in moto. Penso che in questo caso l’unica porzione di vento ad essere perturbata sia quella che incide sul kite, e non quella che attraversa la traiettoria del kite. Per me è più simile al caso di un rotore con una unica pala di ridottissime dimensioni. Quindi la superficie si riduce a quella del kite. Questo avviene a maggior ragione nel caso del pompaggio, con il kite che va avanti e indietro.
      Tu come la vedi?
      Ciao e grazie per la tua attenzione.

  32. Camillo Franchini ha detto:

    @mario massa

    Quindi il kite teoricamente può funzionare. Il problema è quel “teoricamente”.

    Grazie per l’intervento. E’ materia per ingegneri e fa piacere vedere che un ingegnere la cui competenza è da tutti riconosciuta è interessato.
    Stabilire che il kite può funzionare teoricamente è già un ottimo punto di partenza per dedicargli attenzione e, con le dovute garanzie, finanziamenti pubblici.

  33. Camillo Franchini ha detto:

    @mario massa
    Purtroppo è scritta in tedesco, ma in questa brochure sono riassunte tutte le caratteristiche dell’Enerkite.
    http://www.enerkite.de/downloads/enerkite_broschure_A5.pdf
    Se i dati non sono contraffatti a scopo pubblicitario, mi sembrano risultati di tutto rispetto, tenendo conto in particolare della mobilità dell’impianto, che ne consente l’impiego in siti nicchia difficilmente accessibili.

  34. Camillo Franchini ha detto:

    @Alessandro Pepe

    sono IO, io che il 4 marzo ho contribuito alla nascita di un governo di estrema destra esaltato da Le Pen, io imbecille, io che non posso accampare scuse

    E’ precisamente quello che succede quando ci si occupa di politica solo il giorno che si vota.
    Vedremo come saranno contenti i grillini dell’ILVA, quando a occuparsi del loro stato non ci sarà Calenda ma il languido Di Maio.

  35. Camillo Franchini ha detto:

    @K

    Quel camion, se l’apparato deve produrre 500 kW, vola in cielo

    Speriamo che il Suo intervento solleciti una risposta da Mario Massa.

    • mario massa ha detto:

      @Camillo
      Camillo non ho mai detto di essere favorevole a investimenti sullo sviluppo di questo generatore. Sei anni fa analizzai il progetto Kitegen fino al punto di proporre ai miei soci di realizzare un prototipo (carousel configuration) e mi diedero il via. Dopo qualche giorno di analisi seria giunsi alla conclusione che, per molte ragioni, non avrebbe mai funzionato e, forse sbagliando (ma non credo) ci misi una pietra sopra.
      Ho scritto che “teoricamente può funzionare” perchè non va contro a principi basilari di fisica. Ma da qui a dire che sia possibile renderlo una macchina sfruttabile il passo è grande e concordo con il pessimismo di K e Cimpy. Ma sarei felicissimo di sbagliarmi.

      Questi i due articoli che mi avevano convinto ad approfondire la questione:
      http://homes.esat.kuleuven.be/~highwind/wp-content/uploads/2011/07/Loyd1980.pdf
      http://www.kitegen.com/pdf/IEEECSM200712.pdf

      • CimPy ha detto:

        “Dopo qualche giorno di analisi seria giunsi alla conclusione che, per molte ragioni, non avrebbe mai funzionato e, forse sbagliando (ma non credo) ci misi una pietra sopra.”

        Hai sbagliato solo se intendevi fare parte di un imbroglio emulando Levi. Altrimenti non hai sbagliato affatto.

        • mario massa ha detto:

          @Cimpy
          Mi pare che esageri. Il caso E-Cat è basato su fondamenta scientifiche mai dimostrate e che i fisici ritengono praticamente impossibili perchè andrebbero contro le attuali conoscenze. Il kitegen è basato su leggi perfettamente note che permettono agli aerei di volare. Il primo è un problema scientifico. Il secondo è un problema tecnico.

          I problemi tecnici a volte si possono risolvere. Sarà possibile un giorno risolvere i problemi del kitegen e renderlo una macchina sfruttabile? Io lo ritengo molto improbabile, soprattutto con il sistema di controllo che utilizzavano (non so se ora hanno cambiato). Quindi i tuoi dubbi sono anche i miei, ma non mi pare ci siano le premesse per chiamarli imbroglioni.

          Quando analizzai la cosa mi focalizzai subito sul sistema a carosello perchè è l’unico che potrebbe essere applicabile per realizzare una centrale elettrica per due ragioni:
          1 – la velocità di traslazione è circa 10 volte maggiore rispetto al sistema jo-jo e conseguentemente il tiro sulle funi è 10 volte inferiore a parità di potenza.
          2 – Le funi sono statiche, mentre nel sistema jo-jo vengono continuamente arrotolate e srotolate, cosa che, come tu ben sottolinei, è improponibile per un sistema che deve lavorare 24/24, 7/7.

          Anche la versione a carosello, comunque, presenta tanti problemi che desistetti.

          La realizzazione del prototipo da 20 kW prevedeva un costo modesto (meno di 50.000 euro escluso ovviamente le ore per pensarlo e progettarlo nel dettaglio, ore che ciascuno di noi ingegneri, meccanici e elettronici, ci avrebbe messo volentieri per passione). Il fatto che loro non abbiano mai tentato questa configurazione è secondo me dovuto principalmente al fatto che sanno benissimo che il loro sistema di controllo (meccanico tramite le funi, se non hanno cambiato) non è in grado di controllare il kitegen se non in modo molto approssimativo, sufficiente appena per piccole realizzazioni in configurazione jo-jo in condizioni climatiche tranquille (in una versione ad alta quota il sistema elastico costituito dalle funi e dal kitegen ha una costante di tempo molto grande che dà origine a un tempo di reazione ai comandi eccessivo).

          Dopo 6 anni ho dato uno sguardo al loro sito: il loro stile “aggressivo”, unito al fatto che dopo tanti anni e molti milioni di euro spesi non abbiano ancora realizzato un prototipo a carosello sono obiettivamente punti a favore della tua ipotesi che la cosa si sia trasformata in imbroglio.

        • CimPy ha detto:

          “Il kitegen è basato su leggi perfettamente note che permettono agli aerei di volare”

          Non esagero affatto. Ricordi la bombolina? Un fenomeni fisico reale e anche noto. Dunque si fonde a freddo? Assolutamente no. E un sistema di Kite può rendere come una centrale nucleare? E un carousel può davvero dare energia per più di 5 giri?

          Siamo nell’esatta situazione di quel tale che, notando che era fisicamente possibile saltare anche più di 30 cm, riteneva accettabile che, di balzo in balzo, si arrivasse alla stratosfera.

      • Camillo Franchini ha detto:

        @mario massa

        concordo con il pessimismo di K e Cimpy

        Avete fatto insieme un’analisi molto interessante.
        Quando ti sei occupato di Kitegen, eri a conoscenza dell’esistenza di Enerkite, presentato come operativo? Ammetto che mi spiace liquidare un progetto tedesco sponsorizzato dal governo.
        Un invito alla prudenza può venire da un dettaglio:

        “in base a una decisione del Parlamento tedesco”.
        Potrebbe esserci di mezzo un Realacci o un Crippa locale. Il Parlamento non è sede di conoscenze tecniche e scientifiche, ma di episodi di lobbying.

        • Camillo Franchini ha detto:

          @mario massa
          Quando ti sei occupato di Kitegen, eri a conoscenza dell’esistenza di Enerkite, presentato come operativo?
          Nella risposta a CimPy è contenuta la risposta a me.
          Concordo nel richiamo a CimPy: Focardi e Levi non hanno mai voluto sfruttare le conoscenze sulle reazioni nucleari raccolte in più di cento anni. Può darsi che almeno Focardi fosse in buona fede perché si trattava di materia del tutto estranea alle sue competenze. Infatti ha sempre rivendicato con orgoglio di essere solo uno sperimentale e si è sempre mantenuto sull’accidentalità della scoperta di Piantelli. Genere: non so perché accade, ma vedo che accade.
          L’Enerkite invece aderisce alle leggi della aerodinamica, quindi è solo questione di ingegneria.

  36. Camillo Franchini ha detto:

    @mario massa, CimPy, K
    Purtroppo anche i tedeschi sbagliano.
    Un amico di Wiesbaden mi scrive:

    Hier habe ich heute einenTipp für Dich.
    https://secret-wiki.de/wiki/Keshe_Foundation
    Es lebe Tesla!

    Keshe! Siamo circondati, non ce la faremo. Presto in Italia si riparlerà di vaccini, di stamina e di ff. Avremo un Primo Ministro avvocato di stamina.

  37. Camillo Franchini ha detto:

    @CimPy

    Si sente odore del Cat di Rossi ovunque, in questa storia. Non è che se la si scrive in tedesco diventa più vera.

    Il test dimostrativo è tutt’altro che convincente.
    http://www.enerkite.de/livestream

  38. Camillo Franchini ha detto:

    Però è strano che uno commetta errori nel compilare il proprio CV:
    – 110/110 cun laude
    – International Kultur Institut (Internationales Kulturinstitut)
    – Senion Fellow
    Speriamo solo che il giovanotto non pretenda di “cambiare l’Italia”. Anni fa si leggeva su un manifesto elettorale “le donne socialiste vogliono l’apertura a sinistra”. Commento a pennarello: “l’apertura va bene dov’è”. Detto altrimenti: “surtout pas de zèle”.

  39. Camillo Franchini ha detto:

    @CimPy

    Ricordi la bombolina?

    Nella bombolina non potevano avvenire reazioni nucleari, che richiedono condizioni sperimentali ben più severe.
    Nel caso dell’Enerkite si è di fronte a difficoltà tecniche, non scientifiche.
    Sembra una sottigliezza, ma non lo è.
    A proposito, EXFOR è aggiornato al 15 maggio.
    A questo punto del confronto, credo che tutti siamo d’accordo che l’Enerkite è un carrozzone poco credibile, anche se resta l’imbarazzo di criticare un prototipo filmato in azione.

    • mario massa ha detto:

      @Camillo
      “Sembra una sottigliezza, ma non lo è.”
      Non solo non è una sottigliezza, ma è una differenza enorme. Chi non ha chiara la distinzione tra impossibilità scientifica e impossibilità tecnica non può essere buon giudice degli eventi nel nostro campo.
      Ciò che è impossibile tecnicamente oggi lo potrà essere domani e noi ingegneri lavoriamo per questo. Ciò che è scientificamente impossibile oggi rimarrà impossibile anche domani. Contro le leggi di Natura non si può andare, ma per tutto il resto mai dire mai.

      • CimPy ha detto:

        “Ciò che è impossibile tecnicamente oggi lo potrà essere domani”
        Allora dimostra che è possibile: modellino in scala del carosuel – dimostra che fa più di 5 giri senza che il tutto si ingarbugli. Scegli il giorno che vuoi su 365 giorni del’anno che ti pare, possibilmente da qui a 30 anni.
        Scegli il luogo che vuoi, purché all’aria aperta.
        Tu, gli aquiloni, le funi e se vuoi pure i ventilatori.

        Dimmi dove e quando e, se sono ancora vivo, vengo di persona a filmarti. Ma finché non lo fai, il Kitegen resta una bufala, e bufalari sono tutti quelli che lo sostengono perché teoricamente potrebbe funzionare.

        Ma certo che teoricamente può – si tratta solo di trovare l’adamantio con cui fare i cavi, il vibranio con cui costruire il rullo sul quale i cavi in adamantio si devono avvolgere, avere un computer quantico (il tuo compagno di bevute, quello forte a trovare letteratura giapponese, millantava già qualche anno fa che ormai era sulle soglie delle scrivanie di tutti) e, soprattutto, trovare il martello di Thor per far fare al vento quello che si desidera – e il gioco è fatto.

        Ti stimo per essere una persona seria. Non dirmi che davvero a questa panzana – che esiste solo in qualche video allo stesso modo degli Ufo – ci credi.

      • CimPy ha detto:

        “ma per tutto il resto mai dire mai”

        Hai passato troppo tempo con Canino: il livello è quello.

  40. Camillo Franchini ha detto:

    La situazione è piuttosto complicata; in molte parti del mondo si studiano gli aquiloni. Vedere pagine 89 e 90 di questa pubblicazione.
    http://www.irena.org/DocumentDownloads/Publications/IRENA_Innovation_Outlook_Offshore_Wind_2016.pdf

    • CimPy ha detto:

      “in molte parti del mondo si studiano gli aquiloni”

      Anche la FF si studia in molte parti del mondo. Sempre meglio che scaricare camion agli ortomercati

      • Camillo Franchini ha detto:

        @CimPy

        Anche la FF si studia in molte parti del mondo.

        Verissimo, ma non trova traccia di questi studi in EXFOR, al massimo li trova da Jed Rothwell, specialista di letteratura giapponese. La ff è scientificamente inconsistente, l’aerodinamica è scienza. Un aquilone che produce energia è difficile da costruire, ma non contraddice leggi naturali.
        Si tratta di una sfida tecnologica; non è mica imposto per legge fisica che gli ingegneri non trovino il modo di produrre energia eolica con un aquilone.
        Secondo me le sfide tecnologiche devono essere accettate. Le sfide scientifiche (Keshe, ff, Brillouin, per dire) devono essere rifiutate. Oggi le leggi scientifiche sono talmente vincolanti che non vale la pena spendere un euro per contrastarle.

        • CimPy ha detto:

          “ma non trova traccia di questi studi in EXFOR”

          esattamente come non si trova traccia di Kitegen nel mondo reale se non come rumenta rugginosa abbandonata.

          Chissà che tempo fa a Dubai.

          Warm Wind Regards

      • Camillo Franchini ha detto:

        @CimPy

        Anche la FF si studia in molte parti del mondo.

        Diciamo la verità: mentre impegnarsi a distogliere da bufale scientifiche chi dispone della sorte di investimenti pubblici dà soddisfazione intellettuale, affermare che tutto lo scarrucolare dell’Enerkite non può dare risultati credibili e duraturi non dà la stessa soddisfazione. Sarebbe difficile impostare un post sull’Enerkite, dato che in rete si trova una quantità di aquiloni, da esaminare con strumenti di conoscenza diversi.
        Su IRENA si legge:
        Commercialisation is unlikely to take place before 2025, following further part-scale and full-scale demonstrator devices (onshore and offshore) and a pilot project.
        Sono ottimisti? Chi può dirlo.

        • CimPy ha detto:

          “Commercialisation is unlikely to take place before 2025”

          Ed è un’idea anteriore al 2008. E parliamo di aquiloni, una tecnologia difficilmente spacciabile per innovativa o estremamente complessa. Chissà perché, però, ha tempistiche che ricordano quelle di Iter.

  41. Camillo Franchini ha detto:

    @CimPy

    esattamente come non si trova traccia di Kitegen nel mondo reale

    La differenza è che, mentre i contorcimenti di Rossi non trovano conforto in scienza, nessuna legge fisica impedisce all’aquilone di essere sviluppato fino a diventare utile.
    Sommessamente tendo a pensarla come Lei; tutte quelle funi pesanti che si arrotolano e si srotolano non mi sembrano il massimo per un ingegnere.

    • mario massa ha detto:

      @Camillo
      “Sommessamente tendo a pensarla come Lei; tutte quelle funi pesanti che si arrotolano e si srotolano non mi sembrano il massimo per un ingegnere.”

      Tutti noi, scettici di natura, la pensiamo come Cimpy: il Kitegen ha poche probabilità di diventare un oggetto utile. Ma Cimpy, sbaglia nel ritenere la cosa impossibile.
      Le parole di Cimpy: “… trovare il martello di Thor per far fare al vento quello che si desidera – e il gioco è fatto” mostrano una sua idiosincrasia verso l’eolico e, forse, verso le rinnovabili in generale. Ma molte nazioni stanno investendo in quella direzione. Ho avuto modo di viaggiare più volte in Danimarca per lavoro ed è impressionante vedere quanti generatori eolici sono installati. Più di 1/3 dell’energia elettrica viene dall’eolico (valore considerato normalmente un limite per la stabilità del sistema), ma mirano a breve a raggiungere il 50%. E come loro si avviano a fare molti altri paesi.
      L’eolico d’alta quota avrebbe proprio il vantaggio di poter usare venti più stabili e permetterebbe di mirare a una percentuale di energia sul totale anche superiore al 50% senza compromettere la stabilità del sistema.

      Per quanto riguarda le funi: una fune in kevlar con capacità di carico di lavoro di 2000 kg (10.000 di rottura), lunga 800 metri ha il diametro di 12mm e pesa 100kg. Non mi pare tanto se si considera che due di esse potrebbero reggere un kite da 200kWe.
      Le funi che “si arrotolano e srotolano” sono quelle della configurazione yo-yo (quella fino ad ora realizzata e che, secondo me, è solo una perdita di tempo). La configurazione carosel prevede funi statiche: immagina un locomotore ferroviario che viaggia su un comune binario chiuso ad anello del diametro di 500m. Vincolato ad esso c’è il kate che lo trascina alla velocità di circa 30 km/h. Al posto del motore, all’interno del locomotore, hai il generatore, messo in moto dalle ruote. Con un tiro sulle funi di 10.000 kg (un locomotore pesa 80 tonnellate), il sistema potrebbe produrre 500kWe, che diventano 2MW se pensi a 4 locomotori sulla stessa rotaia, distanziati di 400 metri: la potenza di un’attuale tipica turbina eolica di grossa potenza.

      Con questo non voglio sostenere il kategen, che, lo ripeto, ritengo abbia poche probabilità di successo, ma se funzionasse sarebbe un’ottima cosa.
      A Cimpy mi piacerebbe chiedere:”ma tu, se 10 anni fa ti avessero detto che si sarebbero realizzati droni elettrici stabilissimi di tutte le dimensioni, da giocattoli venduti al supermercato a 20 euro, a sistemi capaci di trasportare centinaia di kg di carico, ci avresti mai creduto?”. Ti assicuro che per guidare un kate non è necessario un computer quantico: un PLC industriale basta e avanza. Il problema è la comunicazione con il kate e l’attuazione dei comandi. Sperare di fare le due cose insieme tirando più o meno delle funi come un campanaro fa sorridere.

      • AleD ha detto:

        @mario massa: Ma allora nella configurazione carosel cosa c’è di tecnicamente difficile per cui non è ancora stata realizzata? O è “solo” un problema di costi eccessivi a tecnologia corrente?

      • CimPy ha detto:

        “una sua idiosincrasia verso l’eolico e, forse, verso le rinnovabili in generale. Ma molte nazioni stanno investendo in quella direzione. Ho avuto modo di viaggiare più volte in Danimarca per lavoro ed è impressionante vedere quanti generatori eolici sono installati”

        No,,non ce l’ho con le rinnovabili in generale o con l’eolico in particolare. Ce l’ho con chi ti vende un impianto che esiste solo sulla carta come un sistema in grado di rivaleggiare con una centrale nucleare – lo ha scritto Ippolito, non ce lo siamo inventati noialtri.

        Fa piacere sapere che in Danimarca si investe in generatori eolici. E di questi, quanti sono aquiloni?

        “Ti assicuro che per guidare un kate non è necessario un computer quantico: un PLC industriale basta e avanza”

        mai avuto dubbi, era solo un’altea delle trovate del genio dell’alta quota per spiegare perché, dopo 5/10/15 anni ancora non c’era una sola vela in volo.
        Poi è passato a raccontare che il difficile era creare il software con le giuste reazioni, poi che era “trasmettere i comandi”.

        Ma un gruppo di giovani (proprio danesi, se ricordo bene) un modellino di vela lo ha fatto volare davvero – Pare funzioni, più o meno come una pala eolica, quando il vento è buono.

        Ecco, il problema è tutto qua: uscendo dall’empireo della matematica ed enteando nel mondo reale si scopre che quelle vele non volano 320 giorni all’anno ma, forse e con un po’di fortuna, 10 giorni in tutto, di ore non continuative e sparpagliate…

        La giostra di aquiloni, invece, non merita alcun commento. Ci credi? Dimostra che si può fare: 10 giri di fila, con produzione di energia in proporzione, e mi metto a fare il pubblicitario di quella giostra.

  42. Camillo Franchini ha detto:

    @mario massa

    Ma Cimpy, sbaglia nel ritenere la cosa impossibile.

    Infatti, non possiamo permetterci di trascurare delle occasioni di sviluppo. L’importante è affidarsi a persone che abbiano un curriculum che garantisca della loro preparazione. Se a occuparsi di eolico sono ingegneri di varia estrazione, mi metto ad aspettare con fiducia e rispetto. L’importante è che la cosa non attiri l’attenzione di praticoni come è accaduto con i vaccini. Purtroppo la rete facilita le scelte di pancia, non di cervello. Il gruppo fa presto a diventare lobby.

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