ITER-Ecat

Il 22 settembre, termine fissato per il briefing sulle LENR richiesto dal Congresso USA al segretario del DoD, è passato da tempo, nell’assoluto silenzio e nella quasi totale indifferenza, ed è così sfumata l’unica vera occasione per conoscere qualcosa di autorevole e veramente sostanziale sulle decennali vicende FF, inclusa quella dell’Ecat. Nel frattempo prosegue la pantomima legale tra Rossi ed IH e coloro che ritengono che essa riguardi soltanto un’articolata frode, ordita e condotta da una o entrambe le parti in causa, attendono che il giudice della Florida si pronunci in merito, alimentando di tanto in tanto un dibattito ormai quasi spento con qualche tecnicalità leguleia.

Un’occasione per uscire da questo torpore letargico ci viene offerta da un paio di interviste pubblicate nel corso di quest’anno, e passate finora inosservate, che hanno per oggetto l’ITER e l’Ecat, i due reattori campioni del sogno della fusione nucleare in versione calda e fredda.

La prima ad essere stata segnalata in rete nei giorni scorsi è una presunta intervista a Rossi (1). Presunta in quanto, come mostrato in seguito, ci sono alcuni elementi per dubitare della sua piena autenticità. L’intervista è introdotta da un preambolo estremamente favorevole all’Ecat e che sposa le tesi di chi ritiene che fin dai tempi di F&P la FF sia stata vittima di una macchinazione avversa. Fin qui nulla di nuovo rispetto a quanto era già apparso tante volte in questi anni sui numerosi siti pro-Ecat. Senonchè a renderla degna di attenzione, e a suscitare notevoli perplessità, è il fatto che l’intervista compare nel n.38 (relativo al quadrimestre Agosto-Novembre 2016) del periodico “Elementi”, rivista ufficiale del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, cioè la società pubblica posseduta interamente dal MEF, che opera nel settore energetico in conformità agli indirizzi strategici e operativi definiti dal MSE. Wikipedia (2) ci informa anche che, tra i numerosi e vitali compiti ad essa assegnati, il GSE:

supporta le Istituzioni per l’attuazione delle politiche energetiche attraverso la fornitura di studi, dati e consulenza tecnica e le Pubbliche Amministrazioni attraverso l’erogazione di servizi specialistici in campo energetico;

svolge attività di informazione e formazione rivolta agli operatori del settore e ai cittadini per promuovere la conoscenza dei diversi meccanismi di sostegno alle rinnovabili.

Quindi lo strumento editoriale con cui il GSE fa “informazione e formazione rivolta agli operatori del settore e ai cittadini” propone ai propri lettori un articolo a supporto delle fantasmagoriche prestazioni attribuite all’Ecat. Lascia di stucco il fatto che ciò avvenga nel periodico della società pubblica che “supporta le Istituzioni per l’attuazione delle politiche energetiche attraverso la fornitura di studi, dati e consulenza tecnica”. Tra l’altro la pubblicazione segue di alcuni mesi l’inizio della baruffa giudiziaria che ha spento gli entusiasmi di buona parte dei più ostinati e creduli sostenitori delle miracolose prestazioni dell’Ecat.

Ma i motivi di perplessità non finiscono qui, infatti si può facilmente constatare che almeno un paio di risposte attribuite ad AR (la seconda e l’ultima, per l’esattezza) sono state copiate integralmente (a meno di piccole modifiche) da un articolo agiografico sull’Ecat apparso a febbraio del 2012 (3). Come mai? Che si sia trattato di un’intervista scritta in cui l’intervistato ha deciso di utilizzare un vecchio articolo dedicato all’Ecat per rispondere a parte delle domande? Parrebbe proprio di no, a giudicare almeno dalla replica del diretto interessato, il quale, dopo che sul JoNP gli era stata segnalata la sua intervista per la rivista del GSE, si è affrettato a precisare (4): “Attention, though: there is a typo, where is said that the COP can be 200 or more: I just said 6 or more.” E su questo specifico punto non c’è dubbio che abbia ragione. Infatti è dal 19 giugno 2011 che Rossi lo va ripetendo sul JoNP (5): “To be safe, totally safe, we must have a drive and we must not exceed the factor of 6 (I mean producing 6 rimes [sic] the energy consumed by the drive). Which is what we guarantee to our Customers.” Quindi Rossi non può aver detto al giornalista di “Elementi” che il COP dell’Ecat era di 200 e passa! Non può neppure averglielo scritto o averlo autorizzato a scriverlo! E dunque, da dove salta fuori il testo di quell’intervista? Una parte, come già detto, deriva da un articolo apparso in rete nel 2012, ma tutto il resto chi l’ha scritto?

Il preambolo all’intervista, che si presume riassuma le posizioni del GSE o quanto meno della sua rivista, è ancora più sconcertante delle parole attribuite allo stesso Rossi. Viene riportata, con toni che ne sostengono la veridicità, la tesi secondo cui la FF sarebbe stata affossata subito dopo l’annuncio di F&P per poter continuare a finanziare la ricerca sulla fusione calda. A tal fine sono state utilizzate le medesime argomentazioni, nonchè interi passaggi, di un altro articolo apparso in rete nel lontano luglio 2011 e che propagandava le prestazioni dell’Ecat (6). Il preambolo all’intervista a Rossi si chiude in un crescendo esclamativo di assurdità: “… I dubbi della Commissione Internazionale sembrano quindi fugati, e con essi potrebbero essersi aperte delle importanti potenzialità di sviluppo, anche su larga scala, dell’E-Cat. Elementi ha avuto l’occasione di porre qualche domanda al suo inventore, Andrea Rossi. Un’opportunità per capire il funzionamento dell’avvenieristico [sic] reattore; un sistema che potrebbe rivoluzionare, in maniera economicamente ed ambientalmente sostenibile, la produzione energetica, in ambito civile e in quello industriale. E tutto questo in un futuro che è già qui!”

Ma quello contenente l’intervista a Rossi non era il primo articolo in cui egli e l’Ecat sono stati citati dalla rivista del GSE. Era già accaduto in un’intervista all’ingegnere capo di ITER ospitata nel numero precedente del periodico “Elementi”, il n.37, relativo al quadrimestre Aprile-Luglio 2016, (7). Infatti alla domanda dell’intervistatore che chiede un’opinione sulla fusione fredda arriva la risposta che non ci si sarebbe mai aspettato di ascoltare da uno dei principali responsabili della realizzazione del progetto più avanzato di fusione calda: “Un approccio ridicolizzato fin dai tempi di Fleischmann e Pons. Il brevetto dell’E-Cat di Andrea Rossi, sta però modificando le cose. Personalmente tendo a dare fiducia a chi lavora e produce ricerca. A patto che si sia sempre trasparenti, nei risultati e nelle sperimentazioni. Forse in tale ambito, queste, non sono sempre state cristalline. Ma è una strada da tenere in grande considerazione.” Queste poche righe anticipano e riassumono i punti salienti che sarebbero stati sviluppati nell’articolo sull’Ecat apparso nel numero successivo del periodico GSE.

Orbene, visto quanto accaduto nella presunta intervista attribuita a Rossi, io non sono del tutto sicuro che a manifestare la propria “fiducia” in Rossi e “grande considerazione” per l’Ecat sia stato per davvero l’ingegnere capo di ITER, ma l’eventualità che quelle sopra riportate siano state proprio le sue parole mi sconcerta non poco. Stiamo infatti parlando di una persona che regge le massime responsabilità tecnico-organizzative nell’impresa più ambiziosa (e disperata) nella storia dell’umanità e che vanta un curriculum difficilmente eguagliabile in campo nucleare. La pagina sul sito iter.org, che racconta del suo fresco insediamento a capo dell’ingegneria (8) e che lo ritrae con la stessa sua foto inserita nell’articolo GSE (un indizio che l’intervista non è stata condotta vis-a-vis), ci informa che è un ingegnere nucleare che ha coronato 33 anni di brillante carriera in Ansaldo Nucleare ricoprendo per 7 anni il ruolo di Direttore Operativo della società, per poi assumere la carica, ad inizio del 2013, di capo della Direzione CEP (Central Engineering and Plant) di ITER.

Nelle suddette note di benvenuto aziendale, precedute da un lusinghiero e impegnativo “Yes he can”, viene sottolineato che tra le competenze della sua direzione rientrano quelle dell’ITER Primary Heat Transfer System, cioè del sistema che dovrebbe asportare il calore prodotto dal reattore. Stiamo quindi parlando di una persona che si occupa del vero e unico prodotto utile di qualsiasi reattore nucleare, reale o immaginifico che sia: il calore. Mi chiedo come sia possibile che dopo più di 2 anni e mezzo dall’insediamento a capo dell’ingegneria ITER (la sua intervista e sicuramente successiva all’agosto 2015, dato che egli cita il brevetto rilasciato a Rossi in quel mese) egli possa aver parlato in quei termini lusinghieri di Rossi e dell’Ecat. Da notare, poi, che la domanda sulla FF era stata del tutto generica e che i dettagli su Rossi, Ecat e relativo brevetto appaiono solo nella risposta dell’ingegnere-capo, segno questo che egli era informato in prima persona sull’andamento della vicenda Ecat ed aggiornato sui particolari della stessa. Viene spontaneo chiedersi se a seguirla così da vicino sia lui personalmente, oppure abbia delegato a farlo qualcuno dei numerosi collaboratori presenti nei 2 direttorati di cui è a capo (9). In un caso o nell’altro mi pare che non abbiano capito di cosa si tratta.

Ma a questo punto le domande più preoccupanti ed incalzanti non riguardano tanto l’Ecat, quanto piuttosto l’ITER. Se il suo ingegnere-capo invita a tenere in grande considerazione la strada della fusione fredda, grazie agli sviluppi della vicenda Ecat, quale affidamento possiamo fare sulle sue affermazioni e previsioni relative a ITER e alla fusione calda in generale?

All’inizio dell’intervista vengono chiesti i “motivi che spingono a continuare ad investire sulla fusione nucleare”. L’intervistato cita al primo posto l’“energia illimitata, pulita e sicura”, lo stesso obbiettivo sbandierato da 27 anni con le stesse identiche parole dai fusionisti freddi. Che si stia riferendo alla fusione calda (e non a quella fredda) risulta chiaro solo dal secondo motivo addotto: “Solo ITER, infatti, potrà esplorare in modo gestibile e controllato il quarto stadio della materia.”

Trovo tuttavia quest’ultima affermazione un po’ allarmante per chi fa ancora affidamento sui tokamak per risolvere i futuri problemi energetici. E’ davvero necessario realizzare una macchina da 16 miliardi di Euro per “esplorare” il plasma? C’è chi ha stimato il costo della conferma sperimentale dell’esistenza del bosone di Higgs in circa 6 miliardi di Euro (3 per l’LHC e altrettanti per i 4 esperimenti posti lungo l’anello), ma nel caso dell’LHC si trattava di imprimere alle particelle valori energetici assolutamente non raggiungibili in altro modo e comunque si trattava di un’impresa nata per fare ricerca e la comunità internazionale che lo ha finanziato sapeva fin dall’inizio che stava investendo in ricerca di base e non applicata. Al contrario, il progetto ITER è nato per dimostrare la fattibilità pratica di un reattore tipo tokamak in grado di sostenere in modo permanente e controllato la fusione nucleare calda così da poterne sfruttare il calore negli auspicati futuri impianti dello stesso tipo allo scopo di ricavarne “energia illimitata, pulita e sicura”. Mi chiedo se, vista l’impossibilità di centrare l’obbiettivo principale dell’impresa ITER, quanto riportato nel periodico del GSE non preluda al tentativo di riciclare l’impianto proponendolo all’opinione pubblica nella nuova veste di faraonico laboratorio di ricerca di base “capace di spalancare le porte alla conoscenza del quarto stadio della materia”, in modo da avere “una tecnologia quindi, immediatamente trasferibile, in altri campi della scienza“, come detto nel preambolo all’intervista.

Certo è che se le cose stessero davvero così, l’ITER apparirebbe come l’altro lato dello stesso bluff di cui fa parte l’Ecat, con la sola differenza di porsi all’estremità opposta della scala delle temperature … e dei costi.

(1) http://www.gse.it/it/salastampa/GSE_Documenti/Elementi_38-web.pdf (da pag.68)
(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Gestore_dei_Servizi_Energetici
(3) http://www.disinformazione.it/e-cat2.htm
(4) http://www.journal-of-nuclear-physics.com/?p=892&cpage=188#comment-1251337
(5) http://www.journal-of-nuclear-physics.com/?p=360&cpage=21#comment-47097
(6) https://www.greenme.it/approfondire/speciali/5469-fusione-fredda
(7) http://www.gse.it/it/salastampa/GSE_Documenti/Elementi_37_-_web%5B1%5D.pdf (da pag.62)
(8) https://www.iter.org/newsline/256/1495
(9) http://lacontroverseiter.e-monsite.com/pages/organigramme-iter/dip.html

Ascoli65, 4 dicembre 2016

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Jean-Paul Biberian

Approfitto dell’assenza di eventi memorabili ff, tipo messa in vendita natalizia di un mamozio da parte di Rossi, per uscire dalla letteratura anglofona ed esplorare altre voci. In Francia c’è Jean-Paul Biberian, che ha partecipato credo a tutti gli ICCF. Egli è Ingénieur en physique nucléaire et électronique, un titolo che non credo abbia corrispondente in Italia. E’ stato docente presso l’Université Aix-Marseille; ora è in pensione.
Ho scelto a caso una sua breve conferenza:

La trascrizione della conferenza non è completa, ma sufficiente per fornire un ritratto abbastanza accurato della persona e dei suoi interessi ff.
Spero di non avere commesso troppi errori di trascrizione; me ne scuso in anticipo con l’autore e con voi. Spero anche che non siate tutti esclusivamente anglofoni, come usa oggi.

Le calcium a vingt protons et vingt éléctrons; si vous prenez du carbon et du silicium, le carbon en a six, le silicium en a quatorze; si vous faites fusionner du silicium et du carbon ça fait du calcium; c’est ce qu’avait vu Vauquelin en 1799. Mais faire fusionner du silicium et du carbon… déjà on a mal à faire fusionner deux noyaux de deuterium, c’est beaucoup plus gros, beaucoup plus difficile…
Si vous prenez du magnesium et de l’oxygène, pareil, ça fait du calcium aussi. Si vous prenez du potassium et de l’hydrogène on fait du calcium aussi. Il a écrit ces équations-là, potassium plus hydrogène, magnesium plus oxygène, silicium plus carbon; les chimistes qui sont là vont comprendre tout de suite. C’est pour faire du calcium tout ça. Il n’as pas publié non plus d’ailleurs. Il a écrit six livres par contre, il y en a quatre qui ont été reédités récemment, on peut les retrouver en français. Il est mort sans pouvour faire connaître ses travaux … cela n’a jamais abouti…

Il ne faut pas connaître la recepte, il faut savoir l’appliquer, il faut y mettre de bons ingrédients. Là c’est pareil pour les transmutations biologiques. Ce n’est pas parce qu’une experience rate que la première experience est mauvaise; on peut jamais demontrer que quelqu’un fait faux; on peur demontrer que quelqu’un fait vrai, mais pas que c’est faux. On ne peut pas demontrer que vous êtes honnête; on peut demontrer que quelqu’un est malhonnête, mai pas qu’il est honnête; il faudrait être avec lui tout le temps, ce n’est pas possible. Il y a des choses qu’on ne peut pas demontrer. Pour les transmutations biologiques pareil.
Il y eu un Japonais qui s’appelle Comaqui (?); il est du même temps que Kervran. Il as pris des bactéries; il sont plus nombreux, ils sont identiques, donc ça a marché mieux. Donc il a pris des bactéries, il a vu aussi qu’il y avait des transmutation dans les bactéries. A la même époque que Kervran. Je l’ai même rencontré en 1993. Il était déjà agé à l’époque… C’ètait déjà la fin du 19ème siecle.

J’avais déjà entendu parler de Kervran avant la fusion froide, mais je ne suis pas chimiste, je n’y comprends rien, tout ces couleurs qui changent, tout ça c’est trop compliqué pour moi; c’est pour ça que j’ai fait de la physique, c’est beucoup plus simple. Donc, je n’ai pas fait des analyses chimique et j’ai appris quand j’ai commencé à faire de la fusion froide qu’on pouvait faire des analyses chimiques par des methodes physiques. Alors, ça allait mieux; le spectromètres, des choses comme ça sophistiquées c’est plus simple que si tu vas essayer les dosages avec des pipettes, une recherche que je serai incapable de faire.
J’ai fait des experiences avec des grains de blé, des grains d’avoine…

Biberian appartiene alla categoria dei ff che credono alle trasmutazioni nucleari di origine biologica. In Italia la materia non ha mai destato interesse.
B. ribadisce il punto di forza dei ff, che un esperimento riuscito non può essere contraddetto da vari esperimenti non riusciti. Su questa convinzione si basa la singolare longevità della fiaba ff. Si punta su un esperimento e si nega la possibilità logica di falsificarlo. B. ci insiste a lungo, per evitare tentazioni da parte dell’uditorio.
Dal mio punto di vista di chimico, l’aspetto più godibile della conferenza consiste nella descrizione caricaturale dell’attività dei chimici analitici, visti alle prese con pipette e soluzioni che cambiano di colore. A quanto pare ha riservato a sé l’analisi chimica degli intrugli biotrasmutanti che prepara con molta passione. Buona fortuna.
Cordiali saluti al Prof. Jean-Paul Biberian.

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Yang Song

Il 19 ottobre scorso Claudio ha segnalato un articolo di chimica alquanto intrigante:

High-Selectivity Electrochemical Conversion of CO2 to Ethanol using a Copper Nanoparticle/N-Doped Graphene Electrode

reperibile per esteso nel sito:
http://onlinelibrary.wiley.com/journal/10.1002/(ISSN)2365-6549

Gli autori sono dodici chimici che lavorano a Oak Ridge, quindi ottimamente referenziati. Anche l’ditore Wiley è rinomato.

I chimici descrivono la trasformazione per via elettrochimica di anidride carbonica in etanolo, una reazione di interesse concreto in quanto, per usare le loro parole,
closing the carbon cycle by utilizing CO2 as a feedstock for currently used commodities, in order to displace a fossil feedstock, is an appropriate intermediate step towards a carbon-free future.
Il metodo proposto è descritto nell’articolo e non vale la pena di appesantire il post con estratti o descrizioni. Mi limiterò pertanto a fare solo alcune considerazioni a uso di quanti si sono già approcciati all’articolo. Sono considerazioni non impegnative, pertanto suscettibili di confronto (auspicabile).

Reazione

Non viene proposta una reazione completa, ma solo una semireazione di riduzione catodica:

2 CO2 + 9 H2O + 12 e- → C2H5OH + 12 OH- E° = 0,084 V v. SHE

Cercando di ricavare il potenziale standard di riduzione dai dati termodinamici standard riportati in NIST-JANAF ottengo il valore E° = – 0,72 V, diverso da quello proposto dagli AA. Un dato diverso nel segno, soprattutto; significa che a me la reazione risulta endoergica.
Dati usati:

yang-song

La molecola di CO2 è lineare e simmetrica, quindi non si capisce come possa essere attirata elettrostaticamente dal catodo in quantità tale da provocare un corrente di scarica utile. Basta un contatto accidentale con l’elettrodo perché la molecola sia coinvolta in una riduzione? Non si può nemmeno assegnare all’idrogeno il compito di ridurre la CO2, dato che la riduzione viene attribuita alle particolari caratteristiche catalitiche attribuite al catodo. Se si coinvolge l’idrogeno, serve un comune catodo a basso sovrapotenziale di scarica.

Cella di reazione

Non essendo proposta la reazione completa (una reazione dove non figurano esplicitamente gli elettroni, per intenderci), di conseguenza non viene proposta una cella di reazione. Si assicura la produzione di etanolo senza descrivere la cella di produzione. Come si presenta la reazione netta? L’articolo non la riporta.

Analitica

Mancando la cella, non viene descritto un metodo di rilevazione della presenza di alcool etilico, né tantomeno viene descritto un metodo di misura del rendimento di tensione e di corrente. Tutta la parte analitica è dedicata alla descrizione del catodo dotato di caratteristiche catalitiche selettive.

Concludendo

Può darsi si tratti di un articolo introduttivo e che presto segua un articolo di contenuto più concreto, che descriva reazioni, reattore, metodi analitici di determinazione dei prodotti di reazione. Non resta che aspettare, ma temo che il condizionamento della CO2 non passi da quel gruppo di rispettabili colleghi. Trasformare in grappa l’anidride carbonica che funesta la nostra atmosfera è un sogno che neanche Rabelais sapeva sognare.

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Jed Rothwell

Mario Massa scrive:
che fatica abbiamo fatto per dimostrare a Jed Rothwell che la sua misura calorimetrica sulla cella Mizuno era sbagliata: a un certo punto si è sentito costretto a ritirare il report, ma non ha mai ammesso il suo errore.
Non mi meraviglio; ho imparato a conoscere Jed Rothwell nel blog di Alan Smith. E’ certamente un personaggio singolare; è laureato in lingua e letteratura giapponese e curiosamente da anni si occupa di fusione fredda, raccogliendo con puntiglio benedettino tutto il materiale ff che riesce a trovare in rete. Ha messo in piedi una biblioteca personale, una sorta di banca dati ff. Possiede un temperamento drammatico. Nell’introduzione al trattatello di T. Mizuno Nuclear Transmutation, the Reality of Cold Fusion (1997) descrive in questo modo il laboratorio di Mizuno:
He does not mention that his own laboratory is the size of a broom closet and so crammed with equipment you can barely fit in the door. The roof leaks. A large sheet of blue plastic is suspended over the corner of the room, funneling the rain water down to a sink.
Forse Jed ha esagerato per ragioni letterarie; nel 1997 i Giapponesi avevano già ampiamente superato i disagi della sconfitta.
Jed descrive l’esperimento di Mizuno. A un certo punto:
The cell went out of control. Mizuno cooled it over 10 days by placing it in a large bucket of water.
Un bucket storico come la vasca dei pesci rossi di Via Panisperna.
Commento conclusivo di Jed:
It is a terrible shame that Mizuno did not call in a dozen other scientists to see and feel the hot cell. I would have set up a 24-hour vigil with graduate students and video cameras to observe the cell and measure the evaporated water carefully. This is one of history’s heartbreaking lost opportunities.
Effettivamente bisogna ammettere che quella dimenticanza è molto heartbreaking.
E’ evidente che JR ha tradotto incautamente il libro senza essere in grado di giudicarne il contenuto. E’ talmente zeppo di sciocchezze da imbarazzare.
Tre esempi:
Boron readily absorbs neutrons, so it is often used as a “moderator” to slow or to stop them… Cadmium is also used as a moderator.
Mizuno confonde la moderazione neutronica con la cattura.
This reaction [la cattura K] can also be caused by accelerating an electron outside of the atom and impacting it onto the atom with such a force that it penetrates to the nucleus and combines with a proton.
Più semplice di quello che si crede.
The hydrogen electrolysis reaction produces neutrons, which go into the nuclei of the cathode metal atoms, producing heavier elements.
Un modo molto economica per produrre neutroni e quindi trasmutazioni nucleari, secondo il titolo.
Volendo, si può continuare; forse vale la pena presentare una recensione in inglese di quel lavoro. Bisogna però aspettare la stagione delle piogge.
Vada per Mizuno, che può scrivere quello che vuole, ma Jed avrebbe potuto sentire un parere prima di pubblicare la sua traduzione in inglese, una lingua più diffusa del giapponese, pericolosa se male usata. Ma l’uomo è fatto così, appassionato e pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Una sorta di Passerini americano, entrambi letterati appassionati di scienza voodoo.
Senza Jed, Mizuno sarebbe noto solo ai frequentatori dei vari ICCF, alla stregua di Celani e Violante; con la traduzione del suo libro, indipendentemente dal contenuto, Jed ha lanciato Tadahiko Mizuno nel mondo dei tifosi ff. Una pesante responsabilità.

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Domodry

Da qualche giorno circolano informazioni promozionali su una ditta presente in rete, Domodry Srl, che promette l’inibizione della risalita di umidità in strutture murarie per mezzo di un congegno magnetico di modeste dimensioni.
I commenti critici si sono limitati al comportamento della molecola d’acqua rispetto all’applicazione di campi magnetici statici o variabili, considerazioni da ingegneri sulla cui validità non intendo pronunciarmi.
C’è però un aspetto chimico che dovrebbe essere considerato anche in base alle note divulgate dalla ditta stessa che qui mi permetto di riportare.
La molecola d’acqua è tipicamente asimmetrica a causa di un’ibridazione sp3 dei legami con l’ossigeno. Il modello semplificato è riportato nei due schemi che seguono:

Water molecule

Water model 2

Tenendo conto della coppia di lone pairs dell’ossigeno, la molecola d’acqua assume pertanto una struttura tetraedrica. Tale struttura spiega la formazione di sciami di molecole che possono raggiungere valori relativamente elevati.
La prima schermata offerta da Domodry rispetta le caratteristiche polari dell’acqua:

Schermata

La seconda schermata invece appare del tutto arbitraria perché un intervento magnetico esterno annullerebbe le cariche del dipolo.

Schermata1

Il carattere bipolare della molecola d’acqua è una caratteristica intrinseca, che nessuna forza esterna può modificare, pena la distruzione della molecola stessa.
Non intendo commentare l’efficacia dell’invenzione della Domodry, mi interessa solo presentare il conflitto con la chimica che l’invenzione presenta.
Un altro aspetto che non si può non rilevare è la modestia dell’installazione rispetto all’importanza dell’effetto che si presume di ottenere.

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De Bellis

Ormai si ricorre al fuoco di sbarramento, pubblicando centinaia di richieste di brevetti che non avranno seguito con piena consapevolezza degli autori ma che servono a comunicare ai tifosi ff il senso di solidarietà necessario per sostenere l’avventura.
Il brevetto De Bellis è come gli altri. Forse dedicargli un post è troppo, ma i tempi sono magri anche per una materia come la ff che risorge dalle sue ceneri come la fenice.
Il brevetto non propone alcuna reazione nucleare specifica, infatti si richiede di brevettare reazioni ipotetiche, senza fornire esempi a sostegno.
Il testo è sorprendente in ogni sua parte; si può scegliere un periodo a caso.

Energizing the dusty compound by ultrasonic waves, then generating a transmutation of said at least one transition metal into another transition metal and proton emission towards the radioactive material, said radioactive material being at least partially deactivated, Removing thermal energy from the reactor.
Radioactivity reduction together with heat generation is obtained.

C’è qualche incertezza sintattico/tipografica, ma si sa, chi brevetta è uomo d’azione, ha poco tempo per curare la lingua.

Le onde ultrasonore non sono in grado di interagire con nuclei atomici. E’ come tentare di uccidere un topo chiuso in una robusta gabbia di ferro prendendo a martellate la gabbia. Ogni martellata ridurrebbe in poltiglia il topo, ma la gabbia rende inutile lo sforzo. Servono proiettili neutri oppure proiettili carichi accelerati o infine radiazioni gamma la cui lunghezza d’onda sia confrontabile con la dimensione del bersaglio. Anche in questo caso le cose non sono semplici, perché il nucleo è quantizzato come l’atomo, per cui l’energia del gamma incidente deve corrispondere a un preciso salto quantico del nucleo. Gli esempi di disintegrazione via gamma sono rari.
Le trasmutazioni nucleari ottenute negli acceleratori sono sempre accompagnate da intensa emissione gamma da parte dei prodotti di reazione. De Bellis ritiene invece che nel suo reattore le trasmutazione nucleari avvengano con riduzione dell’attività gamma; forse ha ottenuto una licenza dalla Natura.

Non vale la penna occuparsi oltre della richiesta di brevetto di De Bellis. E’ anche poco importante chiedersi se diventerà brevetto. Uno più uno meno non fa differenza. Nel complesso è bene che i brevetti ff siano così numerosi, perché fanno aumentare gli introiti dello Stato. Gli inventori ff dovrebbero essere incoraggiati a farsi sotto. Speriamo che De Bellis trovi altre idee ff da brevettare.
La compulsione a brevettare, la tendenza a usare i brevetti come spam, è funzionale al debunking della ff. Deve essere incoraggiata con tutti i mezzi.

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Mats Lewan

Typically cold fusion has always been self-referential: it has shaped the chemistry and physics it needs, considering the generally accepted science as inadequate to explain the mechanisms of its claimed reactions.
Mats Lewan offers an eminent example of this surprising cultural self-sufficiency.
Finally: This is possibly how the E-Cat works
I will try here to comment upon a few Mats’ statements but, in order not to fall into the same fault, I’ll quote two treatises of Advanced Inorganic Chemistry, from Interscience Publishers and Oxford University Press, possibly excluding my own opinion.

Mats:
1. The first step is to expose a transition metal to hydrogen. Nickel is for various reasons the best choice of transition metal, but any transition metal should do.
2. Next step is to obtain H- ions, i.e. hydrogen atoms with one extra electron. To do this, Piantelli heats the system to a certain temperature and also uses a certain pressure to control formation of H+ and H- ions when splitting hydrogen molecules, H2.

H- ions are very energetic; they can only be obtained in severe conditions. See:

F. A. Cotton, G. Wilkinson
Advanced Inorganic Chemistry
Interscience Publishers, 1972

Cotton-Wilkinso
Cotton Wilkinson 1

See also:
Wai-Kee Li, Gong-Du Zhou, Thomas Chung Wai Mak
Advanced Structural Inorganic Chemistry
Oxford University Press, 2008

The hydrogen atom can gain an electron to form the hydride ion H− with the
helium electronic configuration
H + e− → H−    ΔH = 72.8 kJ/mol.
With the exception of beryllium, all the elements of Groups 1 and 2 react
spontaneously when heated in hydrogen gas to give white solid hydrides. The chemical and physical properties of these solid hydrides indicate that they are ionic compounds.

In the E-Cat, hydrogen is provided through lithium aluminium hydride, LAH, which when heated transforms into hydrogen gas, aluminium and LiH, the latter consisting of Li+ and H- ions, making it an effective source of H-.


Ion H- cannot in any way be set free. It only exists in the lattice of LiAlH4. Thermal decomposition of the salt only produces H2. LiH decomposes into neutral elements, without freeing H-.


This invention by Rossi, described in his patent, should be one reason that he has managed to achieve much higher power yield from the process, but it should be noted that Rossi until the second generation E-Cat reactor—the Hot Cat in 2012—used hydrogen from a canister (and maybe had another method for generating H-, even without knowing it).
Note: Some suggest that the H- concept might refer to a different form of hydrogen, akin to Randell Mills (CEO, founder of BLP) concept of hydrino, or Swedish researcher Leif Holmlid’s concept of ultra dense deuterium.

Hydrino and ultra dense deuterium only belong to the cold fusion self-referring literature. No trace of them are present in the data bank of accepted literature.
Mats, let me say that writing down theoretical models is very easy, as long as you refuse to test their validity by comparison with the generally accepted science.
Your model matches the E-Cat that nobody has ever seen, apart from its tinfoiled version tested on 14 January 2011. Both the theoretical model and the real version do not work; they are close to voodoo science.

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