NASA

Il sito http://www.lenr-forum.com segnala il report NASA/TM—2017-218963 pubblicato nel febbraio 2017, probabilmente il più recente uscito dalla comunità ff.

10 Autori
Experimental Observations of Nuclear Activity in Deuterated Materials Subjected to a Low-Energy Photon Beam

https://ntrs.nasa.gov/archive/nasa/casi.ntrs.nasa.gov/20170002584.pdf

Il report descrive la formazione di radioisotopi in seguito a irraggiamento con fotoni di bassa energia di campioni di metalli caricati con deuterio.
Si tratterebbe pertanto di fusione provocata in acceleratore, non di ff. Ormai sembra che la ff propriamente intesa sia affidata a Rossi.
Vale la pena soffermarsi su alcuni dettagli del report:

Deuterium fusion, however, generally requires at least 10 to 15 keV in kinetic energy (corresponding to over 100 million Kelvin) to raise the probability of tunneling to occur.

In realtà la DD richiede energie dieci volte più elevate per essere significativa.

A.S.Ganeev, A.M.Govorov, G.M.Osetinskij, A.N.Rakivnenko, I.V.Sizov, V.S.Siksin

D-D reaction in deuteron energy range 100 to 1000 keV

Atomnaya Energiya, Supplement; Vol.1957, Issue.5, p.26

In nature, such conditions are possible using deuterated metals, where the atomic ratio of  deuterium to the host metal can be made greater than unity with the proper loading conditions (Ref. 4)

Il riferimento bibliografico 4 indica che in nessuna condizione sperimentale si può ottenere un un rapporto idrogeno/palladio superiore a 0,8. Il palladio presenta la massima massima capacità di assorbimento di idrogeno, quindi i valori relativi ad altri metalli sono inferiori.

Moreover, many hydrides can be loaded and do maintain such high number density after loading. They can be transferred to the reaction chamber under ambient temperatures and pressures without appreciable loss of loading.

Non si tratta di idruri, composti daltoniani, ma di leghe, rappresentabili con diagrammi di stato dove il rapporto atomico è continuo. Trattandosi di leghe, il rapporto atomico che si ottiene a pressioni elevate non può essere mantenuto a pressione ordinaria. In condizioni di equilibrio, gli atomi di deuterio occupano posizioni relativamente stabili nel reticolo e non possono pertanto collidere con la dovuta energia.

Above the photodissociation energy of deuterium of 2.226 MeV, it is expected to observe
nuclear signatures consistent with neutron activation, kinetic heating, and other processes

La fotodissociazione del deuterio non avviene con una curva di eccitazione favorevole, come sembrano credere gli AA.

K.Y.Hara et al

Photodisintegration of deuterium and Big Bang nucleosynthesis

Physical Review, Part D, Particles and Fields; Vol.68, p.072001  (2003)

In the quest for a smaller, lighter weight overall system design, and to investigate how low of energy would still result in nuclear activation, the team explored lower MeV exposures.

Siamo arrivati al punto. L’eccitazione del reticolo metallico per mezzo di fotoni di energia inferiore a 2,226 MeV dovrebbe espellere le molecole di deuterio dalla loro buca di potenziale e conferirgli l’energia necessaria a fondere. Lasciamo l’ipotesi al giudizio dei revisori, se ci saranno.
Possono esserci altre interpretazioni, ma non sono proposte, perché in tutto il report non figurano reazioni nucleari.
Come sempre negli articoli ff, i dettagli sperimentali sono abbondanti. Forse troppo abbondanti…
Se esistono altre interpretazioni del paper, sarà interessante esaminarle nella discussione  che spero seguirà.

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Due entropie

Le prime battute di termodinamica in questo blog risalgono al 23 luglio scorso, indicando una durata insolita per un argomento generalmente considerato poco coinvolgente. In realtà si sono raggiunti picchi di visualizzazione straordinari, in vari giorni prossimi a 800 visualizzazioni/giorno. Prima che il confronto si esaurisca per sfinimento, desidero mettere in risalto un commento del Prof. Giorgio Masiero pubblicato il 14 agosto scorso che mi ha particolarmente colpito per contenuto ed efficacia di esposizione. Spero che altri apprezzino il breve pezzo.

La metafora è una figura retorica. Essa, come tutte le armi (dialettiche), va usata con senso del limite. Quando il limite viene valicato – in questo caso: quando l’analogia viene identificata con l’uguaglianza – porta fuori strada.
Tra entropia dell’informazione e entropia termodinamica c’è una somiglianza, visibile a tutti nelle due equazioni col logaritmo. Ma c’è una ancora più grande differenza, visibilissima dal confronto delle stesse equazioni, una delle quali non contiene costanti dimensionali, mentre l’altra sì. L’entropia (adimensionale) dell’informazione è un’equazione della matematica, l’entropia (irriducibilmente dimensionale) della termodinamica è un’equazione della fisica. Sarebbe bello che chi ha introdotto l’entropia dell’informazione, andando fuori il tema dell’articolo ma anche arricchendo la discussione, riconoscesse la differenza epistemologica dei due concetti appartenenti a due discipline diverse. Poi, restando nel tema dell’articolo, potrebbe anche riconoscere dignità scientifica all’entropia termodinamica, sia per le scoperte che ne hanno tratto a suo tempo i fisici (in fondo la termodinamica statistica della seconda metà dell’800, innestandosi nella termodinamica classica della prima metà, concorse alla spiegazione del calorico e alla legittimazione dell’esistenza degli atomi e delle molecole di cui tutte le sostanze sono fatte), sia per l’uso corrente che ne fanno i chimici.
Quanto al SPT, vorrei concludere dicendo che l’entropia termodinamica riguarda anche i supporti fisici sui quali viaggia l’informazione. Tutti i sistemi cibernetici avanzano inesorabilmente verso il nonsenso, la disfunzione e il fallimento. La causa del deterioramento graduale del loro funzionamento sta proprio nel SPT, che dà la freccia del tempo. Nei sistemi industriali a controllo numerico, il tempo e l’uso logorano, oltre ai robot, i supporti fisici dove sono salvate le informazioni. Quando i simboli istanziati, i commutatori ai nodi di controllo e i circuiti elettronici si deteriorano, le istruzioni formali istanziate perdono affidabilità semantica. In una striscia di trilioni di 0 e 1, basta lo scambio d’un simbolo ad arrestare la robotica. La termodinamica evidentemente non ha effetto sui formalismi astratti progettuali, ma soltanto sui materiali della loro istanziazione; tuttavia è proprio questa entropia a causare il declino delle funzioni cibernetiche degli impianti reali, che solo dall’intervento intenzionale di un agente formale (cioè: un operatore umano) possono essere ripristinate.

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Oca3

Come sappiamo, Ocasapiens ha messo alla berlina il Prof. Giorgio Masiero per avere scritto:

Tra qualche altro milione di anni, le Dolomiti saranno completamente franate…
Così tutte le montagne della Terra sono destinate a sparire.
E’ la seconda legge della termodinamica.

Il 17 agosto scorso il fisico teorico Andrea Idini ha segnalato che in natura l’abbattimento del gradiente gravitazionale non si verifica sempre, qualche sveltina è concessa:

E, come ho scritto, quando il vento fa invece alzare gradienti alzando dune del sahara e’ solo una sveltina, non voleva tradire, me loggiura nel confessionale di noi fisici!

Un’osservazione stile «sì, avviene quasi sempre, ma…”; significativa come affermare che qualche volta l’uomo morde il cane.

Giancarlo ha sostenuto la tesi di Idini con vari commenti, osservando che una duna può diventare fonte di energia «sabbioelettrica» sfruttando il gradiente gravitazionale che esiste tra sommità e base.
Entrambi ricordano quel tale che guardava il dito invece della luna che il dito indicava. Non avendo consapevolezza della enorme potenza degli agenti geomorfologici che modellano la terra da quando esiste, amano trastullarsi su argomenti leggeri, simili al ripple di un segnale importante, ignorando che de minimis non curat praetor.
La storia e il futuro della Terra stanno nelle diapositive reperibili nel sito che riporto, di ben altro spessore, drammaticità e contenuto formativo rispetto a una centrale sabbioelettrica portata in giro nel deserto da un accaldato e avvilito operaio.
Vediamo se, dopo averle scorse, Andrea e Giancarlo avranno ancora voglia di cincischiare con minuzie e di sostenere che le Dolomiti resteranno per sempre come le ammiriamo oggi. Faccio notare con discrezione che si tratta di concetti noti a ogni studente di Chimica che abbia sostenuto l’esame di Mineralogia. Importanti cenni di geomorfologia si trovavano anche nel Nangeroni del liceo.
Sarà interessante vedere se almeno uno dei due teorici riconosce che l’annullamento di qualsiasi gradiente è un’espressione della seconda legge della termodinamica. Da ragazzi ci insegnavano che ogni forma di energia diventa calore: è ancora vero?

win.ameucci.it/docenti/materiali/geomorfologia.ppt

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Oca2

Ocasapiens ha ripreso con rinnovato impegno l’argomento “Termodinamica applicata alle Dolomiti” e la sfida non può non essere accolta. In corsivo il testo di Agente Anatra, alter ego dell’Agente Oca, riportato per intero perché è godibile per lo stile.

Contrordine compagni compagnucci della parrocchietta: la teo-termodinamica, contrariamente alla teo-biologia, si impegna in un’opera di fattiva evoluzione.

L’incipit è studiato. L’allusione elegante è rivolta al Prof. Giorgio Masiero, colpevole di essere credente e quindi di disporre di conoscenze scientifiche avariate. Bell’esempio di atteggiamento fondamentalista in un momento in cui i fondamentalismi imperversano. L’Agente Oca non ha ritenuto opportuno moderare.

Lei [Oca] certamente ricorda l’epocale affermazione con la quale F***i prevedeva la trasformazione della Terra in una perfetta palla da biliardo, dove non esisteranno gradienti energetici. Non ci sarà più un solo masso che, cadendo dalla sommità di un monte, può fornire energia. Perché questo avvenga è necessario che il monte non esista
Be’… la sabbia delle dune di Andrea Idini hanno eroso questa convinzione. F***i si è infatti convinto del fatto che
“Un deserto piatto non esiste. Si raggiunge velocemente uno stato stazionario in cui il vento forma dune e ne abbatte altre. Le dune semplicemente si spostano, modificando solo il paesaggio, non il gradiente energetico del deserto, che resta minimo qualunque vento soffi.”
Su questo chiedo conforto ad Andrea e a Giancarlo ma… mi sembra di capire che se il gradiente energetico del deserto è “minimo” (grassetto di F***i) “qualunque vento soffi”, sarà minimo, in particolare, in assenza di vento. Qualunque sia, quindi, la disposizione della sabbia in assenza di vento (compreso il caso limite del deserto completamente piatto (caso “palla di biliardo”)), il gradiente energetico delle dune di sabbia sarà esattamente uguale.
In altre parole, qualunque disposizione della sabbia del deserto avrà gli stessi medesimi gradienti. Sia nel caso della palla da biliardo che nel caso delle dune.
Se non rischiassi di risultare irrispettoso, riferendomi alle affermazioni di un sito neo-fondamentalista, griderei al miracolo.

Immaginare che la forza disordinata del vento porti a un accumulo locale di energia è come pretendere che un toro selvaggio porti ordine in una cristalleria. I grani di sabbia sono destinati a uno stato di equilibrio a minima energia gravitazionale. Se il vento cessa, la situazione resta quello che un vento precedente ha lasciato. Qualsiasi vento porta a uno stato di massimo disordine, che corrisponde a un stato di minima energia gravitazionale. Il vento è destinato a produrre uno stato di minima energia.

Ma forse, per il paladino della SGA (Scienza Generalmente Accettata), le dune di sabbia sono un caso di extraterritorialità, relativamente alla termodinamica; F***i scrive infatti
“In prima approssimazione un deserto di sabbia è un sistema chiuso su cui agiscono forze disordinate la cui somma non dà una risultante netta”.
Forse il trucco è nel concetto di “prima approssimazione”, ma mi sembra un’innovazione straordinaria quella di un sistema chiuso che fa si che le forze disordinate (principalmente aria in movimento) possano entrare fornendo energia cinetica.

In un deserto sufficientemente grande si può immaginare che la quantità di sabbia resti invariata per molto tempo. Su di essa agisce un vento disordinato che non può certo portare ordine o ad accumuli locali di energia. Le dune cambiano aspetto e dislocazione, ma restano sempre un sistema a minima energia.

Comunque, a parte queste piccole sottigliezze, vorrei porre l’attenzione sull’impresa epocale che il nostro Giancarlo (IBeC, ovviamente) ha intrapreso: cercare di far capire a F***i la differenza tra minore e minore-uguale nelle disequazioni.
Differenza che poi si estrinseca, nella disequazione che hanno preso come esempio, in “l’entropia complessiva non può diminuire” (formulazione di Clausius) in alternativa a “l’entropia complessiva aumenta sempre e comunque” (formulazione della teo-termodinamica).

Non si tratta di disequazione ma di disuguaglianza. Come molti, ho preferito lasciare solo il segno di disuguaglianza per riferirmi a situazioni reali, non ideali.

Statements:
The second law of thermodynamics for isolated systems states that the entropy of an isolated system not in equilibrium tends to increase over time, approaching maximum value at equilibrium.
Equilibrium thermodynamics in general does not measure time.
Truly isolated physical systems do not exist in reality (except perhaps for the universe as a whole)

Faccio i miei migliori auguri a Giancarlo: si tratta di un’impresa di una difficoltà titanica che io già tentai, tre anni fa, ragionando sulla diseguaglianza di Prigogine (si trattava delle differenza tra funzioni monotone crescenti e funzioni monotone strettamente crescenti; ma la sostanza e’ la stessa). Senza risultato. Sembra che la sezione d’urto tra F***i e la comprensione delle diseguaglianze sia tendente a zero.

Non-equilibrium thermodynamics is a growing subject, not an established edifice.
Lascerei perdere Prigogine in un contesto in cui si parla della sorte delle montagne sulla Terra.
E’ da quando sono studente che sento parlare di questa materia, ma siamo sempre a tentativi inconcludenti, riportati da chi non dispone di argomenti più solidi reperibili nella termodinamica classica.

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Oca 1

Nel corso del post «Oca» sono risultate diverse obiezioni sull’attendibilità dell’ipotesi di Paul Davies che le Morte Termica dell’Universo possa essere descritta in questi termini estremi:
L’Universo del lontanissimo futuro sarà un miscuglio straordinariamente diluito di fotoni, di neutrini, e di un numero decrescente di elettroni e positroni i quali, con lentezza, si allontaneranno sempre più gli uni dagli altri.
Davies scrisse le sue considerazioni nel 1994. Il 6 ottobre 2014 il Prof. Florian Freistetter dell’Università di Vienna conferma fin nei dettagli la teoria di Davies. Esclude con decisione il Big Bounce. Non si accenna al decadimento del protone, ma a quello si può rinunciare senza danno per la costruzione teorica di Davies. Semplicemente il Wärmetod si arresta a un livello prima di quello estremo.

http://scienceblogs.de/astrodicticum-simplex/2014/10/06/big-rip-big-bounce-und-waermetod-wie-endet-das-universum/

Informazioni (possibilmente autorevoli) di dissenso su questo tema interessante saranno accolte nel blog con grande considerazione ed esposte con il dovuto risalto.
Spero che il traduttore automatico sia di aiuto.

Wir wissen also heute, dass es keinen Big Bounce geben wird. Das Universum wird sich in Zukunft immer weiter und weiter ausdehnen. Heute ist unser Himmel noch voller Sterne und Galaxien. Aber in ca. 100 Milliarden Jahren werden sich alle fernen Galaxien durch die Expansion des Raums so weit von uns entfernt haben, dass sie nicht mehr beobachtbar sind. Ihr Licht wird uns nicht mehr erreichen können und nur noch die Objekte der lokalen Galaxiengruppe werden von der Erde aus sichtbar sein. Natürlich ist es mehr als fraglich, dass unser Planet dann noch existiert, denn die Sonne beendet ihr Leben ja schon in knapp 6 Milliarden Jahren. In ungefähr einer Billion Jahre wird dann auch das ganze Gas aufgebraucht sein aus dem Sterne entstehen können. Ab diesem Zeitpunkt wird es im Universum keine neuen Sterne mehr geben. Ungefähr 100 Billionen Jahre in der Zukunft werden alle Sterne ausgebrannt sein. Es wird dann nur noch weiße Zwerge, Neutronensterne und schwarze Löcher geben. In etwa einer Quintillion Jahren (eine Zahl mit 30 Nullen) werden all diese Objekte entweder aus ihren Heimatgalaxien geworfen worden oder auf die supermassereichen schwarzen Löcher in den Zentren der Galaxien gestürzt sein. Es wird dann im Universum nur noch große schwarze Löcher und überall verstreute Sternenüberreste geben. In einer Sextillion Jahre (36 Nullen) werden alle Atome zerfallen sein und noch weiter in der Zukunft werden sich auch die schwarzen Löcher dank der Hawking-Strahlung aufgelöst haben. Spätestens nach 10 Septendezilliarden (106 Nullen) Jahren werden auch die größten schwarzen Löcher nicht mehr existieren.

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Oca

Quis custodiet ipsos custodes? Chi fa debunking ai debunkers?
Il 2 agosto 2014 ocasapiens uscì con il post:

L’oca riceve e volentieri pubblica

dove, tra considerazioni estive di dubbio interesse, incappa in questa osservazione del Dr «Wegener» Giorgio Masiero che scatena il suo sarcasmo bretone.

Tra qualche altro milione di anni, le Dolomiti saranno completamente franate…
Così tutte le montagne della Terra sono destinate a sparire.
E’ la seconda legge della termodinamica.


Un capolavoro!
La scienza distrutta dalle fondamenta

esclama oca scandalizzata. Alcuni ocaboys le fanno eco con entusiasmo, tranne mW, che commenta spiritosamente:

Si, è verissimo.
E’ vero nei viventi, è vero nelle montagne. Addirittura è vero nel mio solito frigorifero, dove l’entropia dell’interno del frigorifero si riduce, e quella della mia cucina aumenta.

A questo punto non serve spiegare pedantemente la termodinamica a oca, che per il suo standard culturale deve essere materia antiquata da riservare alle macchine a vapore, basta limitarsi ad alcune citazioni.
La più espressiva è forse quella di Paul Davis, tratta da «Gli ultimi tre minuti»:

L’Universo del lontanissimo futuro sarà un miscuglio straordinariamente diluito di fotoni, di neutrini, e di un numero decrescente di elettroni e positroni i quali, con lentezza, si allontaneranno sempre più gli uni dagli altri.

Molto brillante mi sembra questa descrizione di Douglas C. Giancoli

Douglas C. Giancoli
Physik
Pearson (2006)

Infine, siccome tre è il numero perfetto, cito John E. Schmitz:

Natural processes such as running water and wind continuously erode tiny particles from the rock, eventually rendering it to sand. This is why mountains slowly disappear and why older mountain chains have lost their sharper edges while younger chains are much more defined – and all of it dictated by the Second Law!
John E. Schmitz
The Second Law of Life-Energy…
WAP (2006)

Ma l’argomento è trattato in quasi tutti i testi chimica fisica; di tanto in tanto ne proporrò qualcuno.

Con tipica sensibilità femminile, l’oca si è presa a cuore il destino delle Dolomiti, per cui, trascorsi tre anni dal primo attacco al perfido Masiero, il 27 maggio scrive:

mikecas,
giusto, il chimico era digiuno di geologia anche lui.

Non è geologia ocainsipiens, è la 2^a Legge delle Termodinamica. Non è nemmeno necessario sapere come le Dolomiti spariranno; potrebbe essere una squadra di picconatori, potrebbe essere l’erosione. La termodinamica può prescindere da questi dettagli.
Non paga, il 19 luglio scorso ocainsipiens posta:

Paul Davies postula la mucca sferica

che inizia con queste parole:

Il cosmologo Paul Davies intrattiene spesso la stampa americana denunciando l’inettitudine di altri scienziati sopratutto se non credono in un Dio/Progettista Intelligente dell’universo. È un fautore del principio antropico forte infatti, come “l’ottimo Masiero” (ed è preso anche lui per il Vangelo dal credulo F***i, che combinazione).

Chissà perché F***i non può essere esplicitato in Franchini. Forse per pudore femminile, una signora non scrive parolacce nel suo blog.
Anche Paul Davies mi sembra venga trattato male, non so che cosa ha combinato questa volta per farla arrabbiare. Non è decisamente il suo tipo.
Giustamente si scherza un po’, ma in realtà si resta perplessi di fronte a gente che fa divulgazione con tanta leggerezza. E’ perfino prodotto di importazione. Non c’era di meglio tra i locali?

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Paragone

Gianluigi Paragone fa una citazione autorevole:

In una lettera all’amico Max Born, altro fisico premio Nobel, Albert Einstein scriveva: “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione. Un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato“.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/09/vaccini-obbligatori-i-dubbi-della-piazza-contro-larroganza-del-governo/3718118/

e commenta:
Il seme del dubbio ha portato avanti la scienza, in ogni sua componente.
Nel suo caso il seme del dubbio si innesta nella polemica sulla obbligatorietà della inoculazione dei vaccini.
Siamo sicuri che quella affermazione di Einstein sia correttamente interpretata?.
Si applichi all’ipotesi di Einstein che esista un bosone vettore della forza gravitazionale. La sua esistenza è stata recentemente più volte confermata dagli esperimenti LIGO e, spero, VIRGO. Si può concepire un esperimento che nega l’esistenza del gravitone? Il concetto di dimostrazione in negativo ha significato? Che installazione sperimentale diversa da quella adottata in LIGO e VIRGO deve essere concepita? Attualmente in quegli ambienti avviene esattamente il contrario di quanto sostenuto nella frase citata: tra molti eventi di esito negativo, si mette in evidenza e si festeggia il raro evento positivo.
A prima vista l’esperimento di Michelson-Morley potrebbe essere considerato una dimostrazione in negativo, ma non è così. L’inesistenza dell’etere è il risultato di una ricerca, non diversa dalla ricerca del gravitone. La situazione è simmetrica. In entrambi i casi i metodi di indagine sono considerati ineccepibili da tutta la comunità scientifica. Avere scoperto una non-esistenza è altrettanto valido che avere scoperto una esistenza.
A parte l’autorevolezza di Einstein, personalmente considero molto più valida e più utile da un punto di vista operativo quest’altra affermazione riferita alla ff, fatta da un perito DoE nel 2004:

It is impossible to prove a negative: that cold fusion does not occur at any level.

In tutta la storia della ff nessuno ha mai progettato un esperimento per dimostrare che la ff non può esistere, semplicemente perché non può essere concepito. Tutta la critica alla ff si basa sull’inesistenza di esperimenti ff con esito positivo accertati, riconosciuti, archiviati nelle banche dati. Nel reticolo del palladio la DD può avvenire, dal momento che non viola alcuna legge di conservazione. Essa però avviene con una frequenza non misurabile. L’ignoto perito DoE però avverte che sarebbe scorretto progettare un esperimento per dimostrare che la ff non può avvenire.
Cosa dire a Paragone. Che non deve abusare dell’utilità del seme del dubbio, ammesso che in scienza esista in quella forma. Approfondire le conoscenze non significa ricorrere al dubbio sistematico cartesiano, che aveva un significato molto diverso, invitava a liberarsi delle conoscenze non dimostrabili.
Paragone dovrebbe anche considerare che il seme del dubbio non è un bene di cui tutti possono far uso; a discutere di vaccini devono essere gli specialisti ai quali noi cittadini deleghiamo la nostra sicurezza sanitaria. Il dubbio di qualche medico fa parte della dispersione statistica dei dati. Il disaccordo tra medici è accentuato anche dal fatto che esistono medicine alternative. Il medico convenzionale può trasformarsi in omeopata senza violazione del codice etico medico.
Meno che mai il dubbio deve cogliere Paragone o me, che facciamo altri mestieri.
Noi non siamo in grado di portare avanti la scienza medica con il seme del dubbio: evitiamo di dare una patetica dimostrazione di ignoranza e di presunzione.
Ne ultra crepidam, sutor!

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