Jed Rothwell

Mario Massa scrive:
che fatica abbiamo fatto per dimostrare a Jed Rothwell che la sua misura calorimetrica sulla cella Mizuno era sbagliata: a un certo punto si è sentito costretto a ritirare il report, ma non ha mai ammesso il suo errore.
Non mi meraviglio; ho imparato a conoscere Jed Rothwell nel blog di Alan Smith. E’ certamente un personaggio singolare; è laureato in lingua e letteratura giapponese e curiosamente da anni si occupa di fusione fredda, raccogliendo con puntiglio benedettino tutto il materiale ff che riesce a trovare in rete. Ha messo in piedi una biblioteca personale, una sorta di banca dati ff. Possiede un temperamento drammatico. Nell’introduzione al trattatello di T. Mizuno Nuclear Transmutation, the Reality of Cold Fusion (1997) descrive in questo modo il laboratorio di Mizuno:
He does not mention that his own laboratory is the size of a broom closet and so crammed with equipment you can barely fit in the door. The roof leaks. A large sheet of blue plastic is suspended over the corner of the room, funneling the rain water down to a sink.
Forse Jed ha esagerato per ragioni letterarie; nel 1997 i Giapponesi avevano già ampiamente superato i disagi della sconfitta.
Jed descrive l’esperimento di Mizuno. A un certo punto:
The cell went out of control. Mizuno cooled it over 10 days by placing it in a large bucket of water.
Un bucket storico come la vasca dei pesci rossi di Via Panisperna.
Commento conclusivo di Jed:
It is a terrible shame that Mizuno did not call in a dozen other scientists to see and feel the hot cell. I would have set up a 24-hour vigil with graduate students and video cameras to observe the cell and measure the evaporated water carefully. This is one of history’s heartbreaking lost opportunities.
Effettivamente bisogna ammettere che quella dimenticanza è molto heartbreaking.
E’ evidente che JR ha tradotto incautamente il libro senza essere in grado di giudicarne il contenuto. E’ talmente zeppo di sciocchezze da imbarazzare.
Tre esempi:
Boron readily absorbs neutrons, so it is often used as a “moderator” to slow or to stop them… Cadmium is also used as a moderator.
Mizuno confonde la moderazione neutronica con la cattura.
This reaction [la cattura K] can also be caused by accelerating an electron outside of the atom and impacting it onto the atom with such a force that it penetrates to the nucleus and combines with a proton.
Più semplice di quello che si crede.
The hydrogen electrolysis reaction produces neutrons, which go into the nuclei of the cathode metal atoms, producing heavier elements.
Un modo molto economica per produrre neutroni e quindi trasmutazioni nucleari, secondo il titolo.
Volendo, si può continuare; forse vale la pena presentare una recensione in inglese di quel lavoro. Bisogna però aspettare la stagione delle piogge.
Vada per Mizuno, che può scrivere quello che vuole, ma Jed avrebbe potuto sentire un parere prima di pubblicare la sua traduzione in inglese, una lingua più diffusa del giapponese, pericolosa se male usata. Ma l’uomo è fatto così, appassionato e pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Una sorta di Passerini americano, entrambi letterati appassionati di scienza voodoo.
Senza Jed, Mizuno sarebbe noto solo ai frequentatori dei vari ICCF, alla stregua di Celani e Violante; con la traduzione del suo libro, indipendentemente dal contenuto, Jed ha lanciato Tadahiko Mizuno nel mondo dei tifosi ff. Una pesante responsabilità.

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Domodry

Da qualche giorno circolano informazioni promozionali su una ditta presente in rete, Domodry Srl, che promette l’inibizione della risalita di umidità in strutture murarie per mezzo di un congegno magnetico di modeste dimensioni.
I commenti critici si sono limitati al comportamento della molecola d’acqua rispetto all’applicazione di campi magnetici statici o variabili, considerazioni da ingegneri sulla cui validità non intendo pronunciarmi.
C’è però un aspetto chimico che dovrebbe essere considerato anche in base alle note divulgate dalla ditta stessa che qui mi permetto di riportare.
La molecola d’acqua è tipicamente asimmetrica a causa di un’ibridazione sp3 dei legami con l’ossigeno. Il modello semplificato è riportato nei due schemi che seguono:

Water molecule

Water model 2

Tenendo conto della coppia di lone pairs dell’ossigeno, la molecola d’acqua assume pertanto una struttura tetraedrica. Tale struttura spiega la formazione di sciami di molecole che possono raggiungere valori relativamente elevati.
La prima schermata offerta da Domodry rispetta le caratteristiche polari dell’acqua:

Schermata

La seconda schermata invece appare del tutto arbitraria perché un intervento magnetico esterno annullerebbe le cariche del dipolo.

Schermata1

Il carattere bipolare della molecola d’acqua è una caratteristica intrinseca, che nessuna forza esterna può modificare, pena la distruzione della molecola stessa.
Non intendo commentare l’efficacia dell’invenzione della Domodry, mi interessa solo presentare il conflitto con la chimica che l’invenzione presenta.
Un altro aspetto che non si può non rilevare è la modestia dell’installazione rispetto all’importanza dell’effetto che si presume di ottenere.

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De Bellis

Ormai si ricorre al fuoco di sbarramento, pubblicando centinaia di richieste di brevetti che non avranno seguito con piena consapevolezza degli autori ma che servono a comunicare ai tifosi ff il senso di solidarietà necessario per sostenere l’avventura.
Il brevetto De Bellis è come gli altri. Forse dedicargli un post è troppo, ma i tempi sono magri anche per una materia come la ff che risorge dalle sue ceneri come la fenice.
Il brevetto non propone alcuna reazione nucleare specifica, infatti si richiede di brevettare reazioni ipotetiche, senza fornire esempi a sostegno.
Il testo è sorprendente in ogni sua parte; si può scegliere un periodo a caso.

Energizing the dusty compound by ultrasonic waves, then generating a transmutation of said at least one transition metal into another transition metal and proton emission towards the radioactive material, said radioactive material being at least partially deactivated, Removing thermal energy from the reactor.
Radioactivity reduction together with heat generation is obtained.

C’è qualche incertezza sintattico/tipografica, ma si sa, chi brevetta è uomo d’azione, ha poco tempo per curare la lingua.

Le onde ultrasonore non sono in grado di interagire con nuclei atomici. E’ come tentare di uccidere un topo chiuso in una robusta gabbia di ferro prendendo a martellate la gabbia. Ogni martellata ridurrebbe in poltiglia il topo, ma la gabbia rende inutile lo sforzo. Servono proiettili neutri oppure proiettili carichi accelerati o infine radiazioni gamma la cui lunghezza d’onda sia confrontabile con la dimensione del bersaglio. Anche in questo caso le cose non sono semplici, perché il nucleo è quantizzato come l’atomo, per cui l’energia del gamma incidente deve corrispondere a un preciso salto quantico del nucleo. Gli esempi di disintegrazione via gamma sono rari.
Le trasmutazioni nucleari ottenute negli acceleratori sono sempre accompagnate da intensa emissione gamma da parte dei prodotti di reazione. De Bellis ritiene invece che nel suo reattore le trasmutazione nucleari avvengano con riduzione dell’attività gamma; forse ha ottenuto una licenza dalla Natura.

Non vale la penna occuparsi oltre della richiesta di brevetto di De Bellis. E’ anche poco importante chiedersi se diventerà brevetto. Uno più uno meno non fa differenza. Nel complesso è bene che i brevetti ff siano così numerosi, perché fanno aumentare gli introiti dello Stato. Gli inventori ff dovrebbero essere incoraggiati a farsi sotto. Speriamo che De Bellis trovi altre idee ff da brevettare.
La compulsione a brevettare, la tendenza a usare i brevetti come spam, è funzionale al debunking della ff. Deve essere incoraggiata con tutti i mezzi.

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Mats Lewan

Typically cold fusion has always been self-referential: it has shaped the chemistry and physics it needs, considering the generally accepted science as inadequate to explain the mechanisms of its claimed reactions.
Mats Lewan offers an eminent example of this surprising cultural self-sufficiency.
Finally: This is possibly how the E-Cat works
I will try here to comment upon a few Mats’ statements but, in order not to fall into the same fault, I’ll quote two treatises of Advanced Inorganic Chemistry, from Interscience Publishers and Oxford University Press, possibly excluding my own opinion.

Mats:
1. The first step is to expose a transition metal to hydrogen. Nickel is for various reasons the best choice of transition metal, but any transition metal should do.
2. Next step is to obtain H- ions, i.e. hydrogen atoms with one extra electron. To do this, Piantelli heats the system to a certain temperature and also uses a certain pressure to control formation of H+ and H- ions when splitting hydrogen molecules, H2.

H- ions are very energetic; they can only be obtained in severe conditions. See:

F. A. Cotton, G. Wilkinson
Advanced Inorganic Chemistry
Interscience Publishers, 1972

Cotton-Wilkinso
Cotton Wilkinson 1

See also:
Wai-Kee Li, Gong-Du Zhou, Thomas Chung Wai Mak
Advanced Structural Inorganic Chemistry
Oxford University Press, 2008

The hydrogen atom can gain an electron to form the hydride ion H− with the
helium electronic configuration
H + e− → H−    ΔH = 72.8 kJ/mol.
With the exception of beryllium, all the elements of Groups 1 and 2 react
spontaneously when heated in hydrogen gas to give white solid hydrides. The chemical and physical properties of these solid hydrides indicate that they are ionic compounds.

In the E-Cat, hydrogen is provided through lithium aluminium hydride, LAH, which when heated transforms into hydrogen gas, aluminium and LiH, the latter consisting of Li+ and H- ions, making it an effective source of H-.


Ion H- cannot in any way be set free. It only exists in the lattice of LiAlH4. Thermal decomposition of the salt only produces H2. LiH decomposes into neutral elements, without freeing H-.


This invention by Rossi, described in his patent, should be one reason that he has managed to achieve much higher power yield from the process, but it should be noted that Rossi until the second generation E-Cat reactor—the Hot Cat in 2012—used hydrogen from a canister (and maybe had another method for generating H-, even without knowing it).
Note: Some suggest that the H- concept might refer to a different form of hydrogen, akin to Randell Mills (CEO, founder of BLP) concept of hydrino, or Swedish researcher Leif Holmlid’s concept of ultra dense deuterium.

Hydrino and ultra dense deuterium only belong to the cold fusion self-referring literature. No trace of them are present in the data bank of accepted literature.
Mats, let me say that writing down theoretical models is very easy, as long as you refuse to test their validity by comparison with the generally accepted science.
Your model matches the E-Cat that nobody has ever seen, apart from its tinfoiled version tested on 14 January 2011. Both the theoretical model and the real version do not work; they are close to voodoo science.

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Bombolina

Cerco di fare il punto della situazione commentando brevemente alcuni passaggi significativi esposti da Giancarlo qualche giorno fa. Giancarlo è in corsivo.

Il problema di Camillo è che lui continua a ritenere che quello che accade alla faccia interna sia causato DIRETTAMENTE da quello che accade alla faccia esterna.
Confermo: l’ingresso di idrogeno molecolare nella bombolina è dovuto alla scarica di idrogeno elementare sulla faccia esterna. Esiste un rapporto causa effetto. Senza la scarica elettrolitica di idrogeno la bombolina resterebbe vuota. So che scrivo una banalità, ma rispondo con rigore alle considerazioni di Giancarlo.
Come dire che i danni procurati ad un vetro da una biglia di acciaio da 1 cm che arriva a 30 m/s dipendono dall’oggetto o dalla mano che ha sparato la biglia.
Nessun commento perché non capisco il ragionamento.
Nella sua testa c’è una corrente di idrogeno dalla soluzione all’interno della bombolina e una che torna tali che la somma sia a valor nullo a meno di fluttuazioni di rumore.
Esiste una corrente di idrogeno dall’esterno all’interno della bombolina. La pressione di idrogeno all’interno aumenta poco per volta fino a contrastare l’ingresso di altro idrogeno. A elettrolisi interrotta, la velocità di scarica della bombolina è una misura indiretta ed efficace della capacità della bombolina di rilasciare idrogeno. Se l’idrogeno scappa alla svelta, significa che non si possono raggiungere pressioni elevate.
In realtà non capisce che di correnti ce ne sono tre e tutte a valor nullo. Una per la faccia esterna-soluzione, una per il reticolo e una per la faccia interna-gas. Correnti diverse quando il sistema è in equilibrio e invece non nulle prima di raggiungere l’equilibrio.
Non ci ho capito molto, quindi non commento.
Gli basterebbe pensare che nel transitorio iniziale l’idrogeno impiega minuti per raggiungere l’interno della bombolina: lui continua a ragionare come se lo spessore fosse infinitesimo e il tempo dell’ordine delle frazioni di secondo. Eppure la teoria che sicuramente conosce gli dice il contrario.
Io ragiono – e come – in termini temporali, tant’è vero che considero inutile cercare di introdurre idrogeno nella bombolina quando le pareti sono troppo spesse e l’operazione richiederebbe un tempo così lungo che nemmeno un certosino tollererebbe.
A questo punto hai imboccato la strada dell’asimmetria: fuori c’è un atmosfera e tanto idrogeno atomico; dentro molte atmosfere e quasi tutto idrogeno molecolare. E’ l’asimmetria che genera la differenza di pressione.
Confermo, è la mia opinione; non vedo altre forze motrici in campo.
Il problema è che tu hai scarsissime conoscenze di fisica [che carino!] e ti sfugge completamente il concetto di località: in un esperimento classico (e questo è un esperimento classico, non credo che nessuno voglia invocare l’entanglement tra idrogeni separati dalla lamina di Pd) i risultati sono determinati solo dall’ambiente strettamente locale.
Esatto, non invoco l’entanglement.
Per una tua reazione chimica la luna e il sole contano poco. Figuriamoci alfa centauri.
Marco sta cercando di farti capire, e io da prima di lui, che quello che succede DENTRO la bombolina è funzione solo dell’interfaccia interna e della concentrazione di idrogeno all’interfaccia interna. Quello che c’è fuori ad anni luce di distanza, che in questo caso valgono qualche centinaio di micron, non conta. Ci sono miliardi di miliardi di miliardi di atomi stretti nel reticolo in mezzo. Prova ad immaginare.

Io ricorro a un meccanismo che non ha niente a che fare con la “località”. In breve e mi scuso se mi ripeto: idrogeno atomico si presenta sulla superficie esterna della bombolina e si introduce con grande facilità nel reticolo del palladio fino a sbucare sulla faccia interna della bombolina, dove viene convertito in idrogeno molecolare, il quale incontra maggiore difficoltà a percorrere la strada inversa, dovendo convertirsi in atomi. Questo comportamento configura una situazione di asimmetria che si manifesta con un accumulo di idrogeno molecolare nella bombolina, che si arresta quando la tendenza dell’idrogeno a uscire equivale alla tendenza dell’idrogeno a entrare.

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Ugo Abundo

Il 24 gennaio scorso Franco Morici ha gentilmente segnalato un articolo ff stilato dall’Ing. Ugo Abundo:
(http://www.hydrobetatron.org/files/Report-020ENG_Pubb.pdf)
Data la curiosità che l’articolo ha destato anche in altre sedi, vale la pena di recensirlo almeno sommariamente. Forse il modo più efficace per farlo è considerare una per una le singole reazioni nucleari proposte, valutarne la coerenza interna e le relative funzioni di eccitazione, quando esistono. In pratica si sceglie di confrontare scienza nota archiviata e scienza presunta.
Gli sperimentatori affidano ai neutroni prodotti da una sorgente chiusa AmBe da 10^8 neutroni/s l’inizio della successione di reazioni che, prese complessivamente, dovrebbero portare a un bilancio energetico positivo. Lo spettro dell’energia di tali neutroni è noto; l’energia si concentra intorno a un picco di 100 KeV. I neutroni con energia 1 MeV sono di tre ordini di grandezza meno numerosi.

AmBe

Gli AA dividono le reazioni in gruppi. Il primo gruppo è rappresentato da tre reazioni:

1° gruppo

La prima non può essere presa in considerazione, perché rappresenta un’interazione debole, la cui funzione di eccitazione presenta valori talmente bassi da non essere misurabile con dispositivi sperimentali ordinari. In realtà per le interazioni deboli una funzione di eccitazione non esiste proprio.
La seconda reazione è stata ottenuta con i neutroni da 14 Mev prodotti con la DT. Il risultato è riportato sotto, sezione d’urto prossima a zero.

7Li, trizio

La terza reazione è certamente interessante e molto concreta, perché viene usata negli impianti di produzione del trizio. In questo caso il trizio disturba, perché è difficilmente condizionabile ed è pericolosamente radiotossico se ingerito come composto o inalato come gas. La reazione presenta una notevole sezione d’urto con neutroni termici, vedi sotto.

6L,trizio

E’ consigliabile non trattare litio con neutroni a flusso elevato, se non si dispone di opportune attrezzature di radiochimica e della relativa competenza.

Viene proposta una seconda serie di reazioni, definite “gruppo di moltiplicazione”.

Gruppo 2 bis

La prima reazione è la nota alfa/berillio che avviene all’interno della sorgente sigillata AmBe. Fuori dalla sorgente sigillata non circolano tanti alfa da poterli considerare reattivi da inserire in una catena di reazioni.
Per la seconda reazione la sezione d’urto diventa significativa solo per neutroni di energia superiore a 3 MeV

9Be(n,2n)

La terza reazione è significativa solo per neutroni che possiedano un’energia superiore a 1 MeV

9Be ( n,a)

Il terzo gruppo di reazioni, definito di “attivazione secondaria”, contiene per primo un decadimento beta.

Gruppo 2

In secondo luogo figura la reazione di formazione di trizio da 6Li, già descritta.
La terza reazione è debole, quindi non può essere presa in considerazione. Peraltro la conservazione del numero leptonico non viene rispettata.
Della serie successiva di sei reazioni, le prime due sono notissime perché consentono di produrre neutroni con acceleratori desktop.
La terza è debole e non può essere presa in considerazione.
La quarta reazione non è riportata nell’elenco delle reazioni nucleari sperimentali, quindi non è commentabile; probabilmente non è mai stata riscontrata.
Nella quinta reazione non viene rispettato la conservazione della carica.
La sesta reazione è debole, quindi non può essere presa in considerazione.

Gruppo 3

Conclusione? Le reazioni elencate dall’Ing Abundo non formano un insieme concorde e correlato, perché ognuna incontra condizioni di realizzabilità severe. Fare ricorso a reazioni deboli significa avere una conoscenza approssimativa della materia. Ancora più grave è trascurare le funzioni di eccitazione delle reazioni che si propongono. Una reazione nucleare presentata senza relativa funzione di eccitazione è solo un’espressione analitica senza rapporto con la realtà.
Si può solo commentare che la disponibilità di una modesta sorgente di neutroni ha
indotto l’Ing. Ugo Abundo a sognare come la laitière del pot au lait.

Qui ne fait châteaux en Espagne ?
Picrochole, Pyrrhus, la laitière, enfin tous,
Autant les sages que les fous.

Siamo tutti un po’ sognatori, è giusto che lo sia anche l’Ing. Abundo il quale, peraltro, non chiede finanziamenti pubblici per le sue iniziative nucleari, quindi le precedenti osservazioni non vogliono essere di biasimo, ma vorrebbero essere considerate solo un commento amichevole a un testo messo a disposizione in rete certamente in attesa di commento. Sentiamo altre voci. Ci sarebbe da leggere anche il brevetto.

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Come eravamo

Per questo post prendo spunto da uno scambio di battute tra Ascoli65 e me avvenuto lo scorso 17 luglio, ore 9:58 am (perché non eravamo al mare, tapini?)

Io:
[I Bolognesi]Sono stati giudicati incompetenti in base a quello che hanno fatto e scritto e la cosa è stata archiviata.
Ascoli65:
Giudicati da chi? Da te? L’unica “cosa” archiviata dai bolognesi finora è il TPR2 di Levi, reperibile nel loro archivio delle pubblicazioni scientifiche.

Ascoli65 chiede se io ho giudicato i Bolognesi. Gli ricordo di averli giudicati in una nota scritta subito dopo l’outing dell’11 gennaio 2014, richiesto dalla Direzione di Query on Line. Per la prima volta proposi funzioni di eccitazione tratte da Exfor. Credo sia stato il primo articolo critico uscito in Italia e forse nel mondo. E’ un documento che sottoscriverei ancora oggi. Lo ripropongo senza modifiche.

Demo Focardi & Rossi
14 gennaio 2011

Periodicamente ritornano.
Il 14 gennaio 2011 su Repubblica, edizione di Bologna, è stato pubblicato un articolo dal titolo suggestivo:

Fusione nucleare a freddo “A Bologna ci siamo riusciti…” Per la prima volta in Italia,
davanti ad esperti, è stato realizzato il processo utilizzando nichel ed idrogeno.
(Ilaria Venturi, La Repubblica, 14 gennaio 2011).

L’invenzione consiste nella produzione di energia termica per reazione tra idrogeno e nickel in condizioni mantenute segrete. Si afferma che il rapporto energia prodotta/energia consumata è ~ 15.
Ancora una volta, dopo il fallimento di Fleischmann & Pons nel 1989, quello di Arata, di Mizuno e dei loro innumerevoli seguaci, purtroppo anche italiani, è opportuno guardare dentro questa notizia con un minimo di spirito critico.
Una prima osservazione riguarda gli inventori.
Andrea Rossi è il noto e discusso protagonista della iniziativa Petroldragon che avrebbe dovuto produrre petrolio usando come materia prima rifiuti industriali organici difficili da smaltire. Andò a finire che mezza Lombardia rimase inquinata e dagli impianti non uscì una sola goccia di petrolio. Sulle spregiudicate iniziative di Rossi sono stati scritti molti articoli, alcuni dei quali ancora reperibili in rete.
Focardi si occupa di fusione fredda dal 1989, evidentemente senza troppo successo se è
ancora qui a presentare il suo vecchio amplificatore di energia a nickel e idrogeno, suo cavallo di battaglia da vent’anni.
La demo di Bologna è durata una mezz’ora in tutto (Prof. Zoccoli), alla presenza di
osservatori esterni, giornalisti e fisici. Poco tempo, per una scoperta che sarebbe da
considerare epocale se fosse confermata. La presentazione video che è stata diffusa è
deludente perché contiene solo affermazioni generiche e vuoti di memoria su molti dettagli.
I presupposti teorici che hanno condotto alla realizzazione del reattore presentato a Bologna sono contenuti in un articolo scritto dalla coppia, mai pubblicato su rivista, diffuso in rete dagli stessi autori in un sito che simula il titolo di una rivista scientifica: Journal of Nuclear Physics.
http://www.journal-of-nuclear-physics.com/files/Rossi-Focardi_paper.pdf
Si tratta di un miniblog per appassionati di fusione fredda e affini.
A questo proposito, perfino il giornalista Steve Krivit, editor di New Energy Times, una rivista fusionista, si dimostra perplesso:
In the last year or so, Andrea Rossi created a web site with a deceptive name, Journal of Nuclear Physics. In fact, the Web site appears to be exclusively about his work. He also told me the editor was a “team of scientists,’ but he acts on behalf of this team.
L’articolo è intitolato:

S. Focardi, A. Rossi
A new energy source from nuclear fusion
March 22, 2010

In esso viene descritto un esperimento analogo a quello presentato a Bologna. La demo non rappresenta perciò una novità assoluta.
Altre informazioni sui fondamenti teorici dell’invenzione sono contenuti nel Patent
Application internazionale WO 2009/125444A1 intestato alla moglie del Rossi, Pascucci
Maddalena, il 15 ottobre 2009.
http://www.wipo.int/pctdb/images4/PCT-PAGES/2009/422009/09125444/09125444.pdf
Vale la pena di esaminare i due testi nei dettagli più significativi:
A pagina 4 dell’articolo si afferma:
we believe that form of energy involved is nuclear, and more specifically, due to fusion processes between protons and Nickel nuclei.
L’affermazione che nuclei di nickel e protoni possono fondere nelle condizioni sperimentali descritte è contraddetta da dati ufficiali pubblicati dalla IAEA (Experimental Nuclear Reaction Data)
I due grafici che seguono rappresentano le sezioni d’urto [La sezione d’urto di una reazione nucleare è una misura della probabilità che la reazione avvenga in determinate
condizioni standard. Viene misurata in unità barn] per le reazioni 58Ni (p, γ) 59Cu e
62Ni (p, γ) 63Cu. 58Ni e 62Ni (percentuale isotopica 68.1 % e 3.6 % rispettivamente) sono i due isotopi naturali presi in considerazione nel PA.

X4R4786_x4

Ni58

X4R4788_x4

Ni62

Si può vedere che a pochi eV di energia dei protoni, la sezione d’urto in entrambi i casi è prossima a zero. Esse restano bassissime e inutilizzabili in pratica fino oltre 5 MeV.
La possibilità di una fusione H-Ni è quindi da escludere, sulla base della scienza nota.

Si deve inoltre considerare che i nuclei degli isotopi naturali del nickel sono particolarmente stabili; 62Ni è il nuclide che presenta la massima energia di legame/nucleone di tutto il sistema periodico.
Pretendere di ricavare energia da nuclidi così stabili è una sfida temeraria.
58Ni —> 8731 keV/nucleone
62Ni —> 8794 keV/nucleone
La letteratura scientifica conferma la situazione sopra descritta.
M. Haïssinsky [M. Haïssinsky, La Chimie Nucléaire et ses applications, Masson & Cie (1957)] scrive, a proposito dell’energia di attivazione da fornire a un protone per
superare la barriera di potenziale coulombiana:
Avec l’augmentation de Z croît l’énergie d’activation nécessaire à le pénétration du proton à travers la barrière de potentiel. Comme dans le cas des émissions spontanées de particules α, la probabilité de cette pénétration de l’extérieur est une fonction rapidement croissante de l’énergie du proton.
Richiesto di un parere sulla rivendicazione di F&R, il Prof. Jonghwa Chang, Chief Research Advisor del Korea Atomic Energy Research Institute mi ha gentilmente risposto (18 gennaio 2011), riferendosi alla reazione sopra riportata:
To make the reaction possible, the proton energy must overcome the Coulomb barrier. Such energy is impossible to get without an accelerator. Moreover they have to measure gamma rays which are very penetrating and easily measured with a gamma ray detector.
There was also hoax on the LENR of d-d fusion by Americans in which case few 10 keV reaction energy is required to overcome Coulomb barrier. They claim that they detect 14 MeV neutrons. I have been involved in a 3-rd party verification. They were not able to reproduce the experiment again during a year period!
Il Prof. Chang mette in evidenza una secondo punto critico a pag. 6 dell’articolo:
No radiation was observed at levels greater than natural radiation background. No radioactivity has been found also in the Nickel residual from the process.

La realtà è diversa: 59Cu è anche attivo gamma; produce tre gamma, uno dei quali di 1.3
MeV.
L’assenza di radiazione gamma è dimostrazione certa che nel reattore non avvengono
reazioni nucleari.
Se nel reattore avvengono solo reazioni chimiche convenzionali, cade ogni interesse per
l’invenzione. Del resto i due inventori non hanno dubbi:
we believe that form of energy involved is nuclear
L’articolo di Ilaria Venturi informa che il prototipo è coperto da brevetto di proprietà di Pascucci Maddalena, moglie del Rossi.
In realtà le cose non stanno propriamente così: si tratta di una richiesta di brevetto, per ora respinta da un funzionario dell’Ufficio Brevetti con una motivazione molto severa:
As the invention seems, at least at first, to offend the generally accepted laws of physics and established theories, the disclosure should be detailed enough to prove to a skilled person conversant with mainstream science and technology that the invention is indeed feasible.

The description is essentially based on general statements and speculations which are not apt to provide a clear and exhaustive technical teaching.

Ormai da molti anni all’Ufficio Brevetti si difendono dalla mistificazione internazionale rappresentata dalla fusione fredda; infatti scrivono:
At present cold fusion, which is the basic explanation given in the description for generating energy, is not accepted as mainstream of science and technology.
La posizione espressa dal funzionario dell’Ufficio Brevetti conferma che l’impianto teorico dell’invenzione è precario ed estraneo alle conoscenze di fisica, chimica, tecnologia accettate dalla comunità scientifica.
Questa è la posizione della scienza nucleare. Con essa gli inventori si devono confrontare, se non si vuole dare per scontata la loro rivendicazione, aderendo alla tipica posizione fusionista che i fatti sperimentali vengono prima della teoria. I fatti sperimentali sono richiesti per confermare una teoria, quindi vengono dopo, sia sul piano logico sia su quello temporale. Gli stessi F&R cercano di conformarsi a questa prassi, fornendo la loro ipotesi di lavoro. Si tratta però di una costruzione teorica errata.
E’ pertanto difficile ritenere che i due inventori siano stati così fortunati da ottenere la conferma sperimentale di un’ipotesi di lavoro inconsistente.
Ripetutamente richiesti di fornire una risposta alle osservazioni sopra riportate, i due protagonisti della demo si sono sottratti al confronto.

Camillo Franchini
Tirrenia, 30 gennaio 20

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