GSVIT/Rapporto 41

L’analisi del noto Rapporto 41 fornita dal gruppo GSVIT il 25 marzo 2017 è altamente apprezzabile, tenuto conto dei reiterati tentativi della D.ssa Antonella De Ninno e, fin che potè, dal Dr Emilio Del Giudice di conferire autorevolezza a un esperimento costato 1,5 miliardi di lire, durato tre anni, rifiutato da quattro o cinque riviste verosimilmente per la sua inconsistenza sperimentale e scientifica.
A complemento dell’accurato lavoro svolto dagli esperti dello GSVIT, allargare e modificare la Nota 4 per farla meglio corrispondere allo stato delle ordinarie conoscenze in materia nucleare può essere di aiuto alla comprensione di alcune tematiche.
Il corsivo appartiene al rapporto GSVIT.

(Nota 4) L’Elio 4 è la forma comune dell’Elio.
Sul Sole 4He si forma soprattutto attraverso la reazione:


Esso può essere formato mediante fusione nucleare di due atomi di Deuterio, sebbene questa reazione in laboratorio sembri essere molto improbabile, dato che, come indicato anche dagli autori nell’appendice teorica del documento, la probabilità che la fusione di due atomi di Deuterio dia origine ad un atomo di Elio 4 è un milione di volte inferiore rispetto alla probabilità di dare origine a Elio 3 più un neutrone o a Trizio più un protone.
Corretto; infatti sul Sole, quindi in natura, 4He si forma direttamente solo in piccolissima quantità; si deve passare attraverso reazioni intermedie.
La reazione, ottenuta in acceleratore al di fuori di un reticolo metallico, produce oltre al 4He un raggio gamma molto energetico (28.3 MeV) e nessun altro prodotto di reazione.
Affermazione errata, che corrisponde all’analoga contenuta nel Rapporto 41.

The difference between the fusion in vacuo and in condensed matter then becomes clear. In
vacuo, because of the absence of a connecting medium as the e.m. field, the DD compound
nucleus can only break into fragments according to (A3) and (A4). The probability that the 4He nucleus does not break (by releasing its energy to a very hard γ –ray) is very small.

Questo è un punto critico: non esiste differenza tra fusione del deuterio in materia condensata e in vacuo. David Goodstein (On Fact and Fraud, 2010) lo spiega con esemplare chiarezza:

Is it plausible that nuclear reactions might be altered radically when they occur among the atoms in a metal rather than in the rarefied atmosphere of hot plasma? The answer, quite simply, is no. For one thing, compared to the distances between atoms in a metal, the atomic nucleus is so small that for all practical purposes it always occupies a near vacuum. For another thing, events occur so rapidly in the fusion reaction that metal is simply unable to respond. If you like orders of magnitude, the fastest that anything can happen in a metallic crystal is nine orders of magnitude (that is, 10 9 times) slower than the typical time it takes for two deuterium nuclei to fuse into a single entity and break up. In other words, compared to the lightning speed with which the nucleus does its thing, the atoms of the crystal are far away and frozen in time. Finally, the energy released in the nuclear reaction is so large that the metallic crystal has no means to absorb it unless that energy spreads out instantaneously, over vast distances, by some unknown mechanism. (Presumably, the same mechanism would have to account for the absence of any gamma ray emissions.) In short, according to everything we know about the behavior of matter and nuclei, cold fusion cannot exist.

La ragione di questo comportamento fu codificata negli anni ’30 da Niels Bohr, che cerco di interpretare.

La fusione DD avviene in due stadi separati. Nel primo stadio i reagenti interagiscono formando un nucleo intermedio eccitato [4He*], identificato come “nucleo composto di Bohr”. Nella seconda fase il nucleo eccitato rilassa dando luogo a prodotti. La proprietà più importante del nucleo composto di Bohr è di avere una vita sufficientemente lunga da poter tenere separati i due stadi della reazione. Per questa ragione il decadimento del nucleo composto è del tutto indipendente da come è stato ottenuto. La reazione è stata studiata per un ampio intervallo di energie di impatto, ma sorvolo. Bohr dimostrò anche che la forma più probabile di decadimento era quella particellare, con formazione di protoni e neutroni. Di fatto la fusione del deuterio produce approssimativamente lo stesso numero di neutroni di 2,35 MeV e protoni di 3,02 MeV con relativo accompagnamento di 3He e Trizio che portano via la loro quota di energia cinetica e di massa.
Per inciso, la situazione descritta da Bohr è molto comune in chimica, dove in ogni reazione si forma il cosiddetto “complesso attivato” che decade secondo leggi termodinamiche di minima energia: è favorita la formazione di aggregati molecolari che presentano minima energia.
La fusione avviene in due stadi: nel primo stadio si forma un nucleo intermedio eccitato [4He*], nella seconda fase il nucleo eccitato rilassa, nel caso in discussione, emettendo gamma.
dd
Una volta su un milione di eventi il decadimento è radiativo. Normalmente 4He rilassa emettendo con pari probabilità un neutrone o un protone, accompagnati dalle particelle che consentano di conservare carica e massa.
I sostenitori della fusione fredda pensano che la stessa cosa possa accadere in particolari circostanze anche all’interno del reticolo del Palladio e che anzi in quel caso questa sia la reazione grandemente favorita. Inoltre in questo caso suppongono che il raggio gamma non abbandoni il reticolo come sarebbe logico aspettarsi, ma ceda immediatamente la sua energia al reticolo stesso trasformandosi in calore.
I sostenitori della ff ritengono erroneamente che il rilassamento via emissione gamma sia privilegiato rispetto al rilassamento a particelle materiali. In nessuna condizione sperimentale il decadimento del nucleo composto di Bohr avviene per emissione di un gamma.
Un’ultima osservazione riguarda la totale assenza di raggi gamma nell’esperimento descritto nel Rapporto 41. Anche se il rilassamento gamma fosse il canale esclusivo, il loro assorbimento non potrebbe essere totale. I gamma che sfuggono all’assorbimento sarebbero immediatamente rivelati.

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Merkel

Ci sono passati anche i Tedeschi, addirittura la Cancelliera Merkel. Un certo Herr Klaus Dosch rimase impressionato dal Third Party Report del 2013 e pensò bene di rivolgersi direttamente alla Merkel affinché sostenesse la ff. Non ebbe soddisfazione. Le date sono quelle di Realacci. I Tedeschi risolsero la questione in tre settimane; Realacci aspetta ancora sulla graticola.

Fa piacere leggere che anche per i Tedeschi l’assenza di radiazione gamma è condizione sufficiente per escludere una reazione nucleare. In questo blog il concetto è stato un Leitmotiv sempre messo in evidenza.

http://www.direktzu.de/kanzlerin/messages/kalte-fusion-validiert-forschungsaufgabe-fuer-die-bam-47493

Am 22. Juli 2013

Sehr geehrte Frau Bundeskanzlerin,
ich würde Ihnen gern eine Frage stellen.
am 23. Mai 2012 haben Sie auf eine Anfrage eines Herrn Schulz zur Kalten Fusion eines Nickel-62 Isotops mit Wasserstoff mitgeteilt, dass dieses aus physikalischen Gründen unmöglich ist.
Nunmehr wurde durch Wissenschaftler der Universitäten Uppsala und Bologna sowie des königlich schwedischen Instituts für Technologie eine unabhängige Validierung durchgeführt. (Link: http://arxiv.org/abs/1305.3913) Die Forscher kommen zu dem Ergebnis, dass in dem von Dr. Rossi konstruierten Apparat eine Enegrieerzeugung stattfindet, für die es keine chemische Erklärung gibt.
Dr. Rossi bietet mittlerweile eine 1 MW – Anlage an, die mit einem COP von 6 betrieben wird, sie liefert also 6 mal mehr Energie, als in sie hineingesteckt wird.
Sollte diese Technologie nicht einer Validierung, beispielsweise durch die Bundesanstalt für Materialprüfung, unterzogen werden, um schlussendlich nachzuweisen, ob an dieser Technologie “etwas dran” ist oder sie risikofrei zu betreiben ist?
Die Kosten hierfür wären im Vergleich zu den Risiken, in Deutschland eine potenziell revolutionäre Technologie zu verschlafen, sicher sehr gering.
Die Aussage, diese Fusion sei wegen der Coulombschen Wirkungsbarriere physikalisch unmöglich, würde ich relativieren wollen: Letztlich ist unser Wissen eine Funktion der Zeit: Vor 500 Jahren war das anthropozentrische Weltbild gesicherte Wissenschaft, vor 100 Jahren war Alfred Wegener mit seiner Kontinentalverschiebung ein Spinner. Heute ist das Erste Beispiel widerlegt und das Zweite herrschende Lehrmeinung.
Über Ihre baldige Antwort würde ich mich freuen.
Mit freundlichen Grüßen,
Klaus Dosch

Il 22 luglio 2013

Molto stimata Signora Cancelliera federale,

Le porrei volentieri una domanda.
Il 23 maggio 2012 in merito a una richiesta di un certo Signor Schulz sulla fusione fredda dell’isotopo Nickel-62 con idrogeno, Lei comunicò che essa non è possibile su basi fisiche.  Ora è stata effettuata una validazione indipendente da parte di scienziati dell’Università di Uppsala e di Bologna così come del Reale Istituto di Tecnologia Svedese. (Link: http://arxiv.org/abs/1305.3913). I ricercatori hanno stabilito che nell’apparecchio costruito dal Dr. Rossi avviene una produzione di energia, per la quale non esiste una spiegazione chimica.
Nel frattempo il Dr. Rossi presenta un’apparecchiatura che funziona con un COP 6, ossia produce 6 volte più energia di quanta sia stata immessa.
Questa tecnologia non dovrebbe essere sottoposta a validazione, per esempio da parte dell’Istituto Federale per la Prova dei Materiali, per determinare definitivamente se in essa “c’è qualcosa dentro” o se può essere gestita senza rischio?
Certo i costi sarebbero molto modesti se confrontati con i rischi di soffocare in Germania una tecnologia rivoluzionaria.
Vorrei relativizzare l’affermazione che la fusione sarebbe fisicamente impossibile a causa della presenza della barriera coulombiana: in fondo il nostro sapere è una funzione del tempo: 500 anni fa l’immagine antropocentrica del mondo era scienza certa, 100 anni fa Wegener con la sua deriva dei continenti era considerato uno svitato. Oggi il primo esempio è respinto e il secondo è materia di insegnamento.
Una sua sollecita risposta mi farebbe piacere.
Cordiali saluti
Klaus Dosch

Antwort
im Auftrag der Bundeskanzlerin am 19. August 2013
Sehr geehrter Herr Dosch,
vielen Dank für Ihre Frage, die wir im Auftrag der Bundeskanzlerin beantworten.
Zur Sicherung unserer Energieversorgung sind selbstverständlich alle neuen Energiequellen intensiv zu erforschen. Geeignete Forschungseinrichtungen verfolgen daher im Auftrag der Bundesregierung neue Entwicklungen, sofern sie wissenschaftlich sinnvoll sind. Dazu zählen auch die Beobachtungen zur kalten Fusion, die die Chemiker Martin Fleischmann und Stanley Pons 1989 beschrieben haben. Sie sind allerdings bisher nicht durch unabhängige Dritte bestätigt worden.
Auch kennen Forschungseinrichtungen und das Bundesforschungsministerium das von Ihnen angesprochene Experiment. Es ist bislang aber nur in einem Online-Portal dokumentiert. Dabei fand keine Begutachtung durch unabhängige Wissenschaftler statt. Der Artikel berichtet über eine Wärmeentwicklung, gibt aber keine Hinweise auf Fusionsreaktionen – zum Beispiel durch Messung der zu erwartenden Gammastrahlung. Vollständige Informationen über den Aufbau des Experiments und die Messergebnisse liegen nicht vor. Das wäre für eine Validierung, also für eine Reproduktion des Experiments, als erstem Schritt für eine wissenschaftliche Bestätigung notwendig.
Auch Rossi hat seine Ergebnisse bisher nicht offengelegt. Deshalb ist eine Überprüfung der Details nach den Maßstäben wissenschaftlicher Praxis nicht möglich. Die Bundesregierung sieht daher derzeit keine hinreichende Grundlage, um die Validierung des Demonstrationsversuchs mit öffentlichen Mitteln zu fördern.
Mit freundlichen Grüßen
Ihr Presse- und Informationsamt der Bundesregierung

 

Su disposizione della Cancelliera, 13 agosto 2013

Egregio Sig. Dosch,
Grazie per la sua richiesta, alla quale rispondiamo su incarico della Cancelliera federale.
Per garantire il nostro approvvigionamento di energia, tutte le sorgenti di energia nuove devono naturalmente essere prese in considerazione con grande attenzione.
Centri di ricerca adeguati perseguono nuovi sviluppi su incarico del Governo federale, purché siano scientificamente sensati [sinnvoll]. Tra questi sono comprese anche le osservazioni sulla fusione fredda che i chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons hanno descritto nel 1989. Però esse non sono state confermate da terzi indipendenti.
Anche i Centri di ricerca e il Ministero Federale della Ricerca conoscono i dati da Lei riportati. Tuttavia finora sono riportati solo in un portale online. Non esiste alcuna valutazione da parte di scienziati indipendenti. L’articolo informa su uno sviluppo di calore, ma non fornisce indizi di reazioni di fusione, per esempio attraverso la determinazione dei raggi gamma che dovrebbero essere presenti. Non esistono informazioni complete sul dispositivo sperimentale e sui risultati delle misure. Questo sarebbe necessario per una validazione dell’esperimento, quindi per la sua riproduzione, primo passo verso un riconoscimento scientifico.
Anche Rossi non ha finora reso pubblici i suoi risultati. Pertanto una valutazione dei dettagli secondo la prassi scientifica non è possibile. Il Governo federale non vede oggi alcuna motivazione sufficiente per promuovere con mezzi pubblici la validazione dell’esperimento dimostrativo.
Cordiali saluti
Suo Ufficio Stampa e Informazione del Governo Federale.

 

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Fusione fredda povera

Nella coda del post precedente ci siamo preoccupati del reattore Focardi/Rossi presentato alla demo del 14 gennaio 2011. Si è visto che la valutazione del calore prodotto dal reattore era sbagliata, per cui non fu possibile procedere a un bilancio energetico corretto.
Ma c’è altro: non si capisce da dove proverrebbe l’energia termica. Vediamo insieme.
Esiste un video datato 8 aprile 2011 in cui Il Prof. Sergio Focardi, definito «Padre della fusione fredda Ni-H”, ci fornisce informazioni sulla sua invenzione.

https://www.youtube.com/watch?v=TbmJPqDwQm0&t=112s”

Io sono un fisico sperimentale, non sono un fisico teorico; i fisici teorici credono di sapere tutto dicono: “queste cose succedono nelle stelle, quindi non possono succedere a 100, 200 gradi!”. Non me lo dicono, ma so che lo pensano. Come vengono fuori i gamma? Allora, a un certo punto noi abbiamo scritto un articolo – io e Rossi – che si trova sul Journal of Nuclear Physics. L’avevo mandato in realtà a arXiv, una rivista di facile accettazione: non me l’hanno accettato. Perché non me l’hanno accettato? Perché ero un eretico, dicevo delle cose che non possono esistere, no? E allora Rossi cosa ha fatto: “benissimo, ci facciamo un sito noi e lo mettiamo in rete”. In questo articolo noi diamo anche una spiegazione del fenomeno.

Focardi si dimostra del tutto indifferente all’opinione di colleghi e peer reviewers; evita l’ostacolo affidandosi a una rivista intestata a Rossi. Comportamento disinvolto, che dimostra grande sicurezza di sé.

Succede la cosa seguente: lì, nel contenitore, ci sono il nickel e l’idrogeno, poi noi scaldiamo il sistema. Quindi – diciamo – i nuclei di idrogeno, che sono i protoni, si muovono in questo sistema e questi protoni possono arrivare a contatto col nickel, penetrare nell’atomo e penetrare anche nel nucleo. Qui il problema si fa difficile. Come fanno a penetrare nel nucleo? Perché la forza che si oppone e’ enorme. Questa risposta non ce l’ho. Però sta di fatto che succede. Lo vediamo da quello che succede dopo.

Questa risposta non ce l’ho, dice Focardi, ritenendo che non sia suo compito fornirla, dato che si definisce «fisico sperimentale», cioè un fisico che segue le sue intuizioni e cerca di metterle in atto senza preoccuparsi di dargli una veste teorica.

A questa rivista sono poi arrivati dei contributi di altri che interpretano i fenomeni, danno spiegazioni, eccetera. Allora, come il protone entra nel nucleo di nickel, il nickel diventa rame, perché e’ cambiato tutto. Diventa rame in uno stato di energia eccitato, non nello stato fondamentale, e quindi, diciamo, c’e’ una specie di bollizione del nucleo; a questo punto il nucleo si diseccita, attraverso decadimenti da livelli eccitati verso lo stato fondamentale, in cui vengono emessi raggi gamma di una certa energia, dipende dai livelli, ancora non li abbiamo misurati bene. Allora, se il gamma e’ emesso in questa direzione il nickel rame va nella direzione opposta, come il cannone, quando spara un colpo retrocede. Quindi il nickel rame cede energia al mezzo. E il gamma pure, cioe’, il gamma quando interagisce dà la sua energia. Ma il nickel rame la dà nelle sue vicinanze, quindi non fa molto percorso. Quindi, l’energia in eccesso del rame – del rame sto parlando – viene distribuita al mezzo e il mezzo aumenta la sua temperatura e questa facilita problemi successivi, per cui una volta che il processo e’ innescato, prosegue in questo modo e quello che succede e’ che il nickel si trasforma in rame. Infatti noi abbiamo analizzato il materiale dopo che aveva funzionato per un lungo periodo e ci abbiamo trovato il rame.
Siamo andati a Padova dove hanno lo strumento adeguato: abbiamo trovato il rame.
Il rame ha due isotopi, il rapporto tra questi due isotopi non e’ nella concentrazione naturale, quindi non e’ rame aggiunto, l’abbiamo prodotto noi in questo modo. Quindi abbiamo prodotto l’energia, abbiamo prodotto il rame.

Focardi propone un meccanismo di produzione di energia che non è accettabile, se esaminato nei dettagli.
La catena di reazioni che prende in considerazione è la seguente.

selezione_004

In pratica esiste una sola manifestazione nucleare conseguente all’assorbimento del protone da parte del nucleo di 58Ni, l’emissione gamma da parte di 59Cu*.
Focardi ritiene che l’emissione gamma comporti una energia di rinculo importante, ma non è così. Essa viene descritta dalla formula:

selezione_005

Per esempio, se γ = 2 MeV e M = 50, si ha una energia di rinculo di soli 40 eV.
Siccome i gamma non forniscono calore sensibile, il reattore non contiene alcuna sorgente di calore.

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Jean-Paul Bibérian 1

Source:

Je suis content d’être à l’Université de retour, c’est bien. La théorie sur l’Université, c’est l’endroit où on fait des recherche nouvelles et on est très ouverts; en réalité on apprend que l’Université est l’endroit plus conservateur qui existe.
Alors, je suis à la retraite depuis un an; donc j’ai beaucoup de temps maintenant pour travailler; j’ai été maître de conférence à l’Université de Marseille à Luminy, en physique et je vais vous parler d’un sujet qui me passionne énormément et auquel je travaille toujours; j’en ai deux en fait (j’en ai d’autres en effet); j’en deux principaux, c’est la fusion froide et les transmutations biologiques et comme j’ai 18 minutes je vais parler des transmutations biologiques, ça fait plus court.
En 1789 il y a eu un chercheur français, un chimiste qui s’appelait Vauquelin. Monsieur Vauquelin a fait une experience encroyable; il avait pris des poules, il leur avait donné à manger de l’avoine; il avait analysé la quantité de Ca et de Si qu’il y avait dans l’avoine et la quantité de Ca et de Si dans les excréments et les oeufs. Vous dites pourquoi il a fait cet expérience; j’en sai rien. Il avait de la poule, il avait de l’avoine peut-être. Ce chimiste à très haut niveau mésure ça, il regarde la quantité de Ca et de Si et il s’aperçoit que la poule produit de quatre à cinq fois plus de Ca qu’il y avait dans la nourriture au départ e que le Si a baissé, le Ca a augmenté; le Si a baissé, mai le Si n’a pas baissé autant que le Ca a monté; donc il y a un problème quand même; il dit il faudrait regarder ce qui se passe là.
Vous savez que en 1789 c’est l’époque de la Révolution. Il a publié ça avec le calendrier républicain de l’époque. Pendant quelques années ça a continué; un peu de gens ont parlé de son expérience et puis ça est tombé en désuetude, pourquoi? Parce que vous savez que au même moment il est né un homme qui dit rien ne se perd, rien ne se crée, tout se transforme; donc on ne peut pas transformer le Si en Ca, ce n’est pas possible, ça c’est du nucléaire, il n’y a que les centrales nucléaires et les accélérateurs de particules pour savoir faire ça. Normalement un élément reste ce qu’il est, le Ca reste Ca, le Si reste Si, quelle que soit la forme dans la quelle vous les mettez. Néanmoins il y a des gens, vous savez, ceux qui savent effectivement pas comment faire ce qu’il faut faire. Je suis pour la désobéissance, excusez moi, les grands hommes ont tous désobéi: Napoléon, de Gaulle, ils ont tous désobéi; donc désobéissez.
Il y a des gens qui ont dit il faut faire cette expérience et voir si c’est vrai ou c’est faux.
Alors les poules ce n’est pas très pratique comme système, vou comprenez, bon. Donc il y a des gens qui ont utilisé des grains. Il y a un certain ***, un allemand qui a fait beacoup d’expérience avec des grains. Il a fait germer des grains; il a regardé la composition chimique de la graine et du germe. Normalement comme on n’a que l’air qui entre et un peu de gas carbonique, évidemment il ne devrait rien se passer de différent. Or il a observé lui aussi des transformations, des éléments qui se tranformaient en d’autres éléments. C’etait au XIX siècle. On ne sait pas encora la théorie atomique; à ce début le nucléaire n’existait même pas. Cela n’as pas été publié; ces travaux-là n’arrivaient pas à être publiés, cela dépends du droit chemin de la science officielle. La science fonctionne avec des dogmes; c’est comme dans les religions, si vous êtes hors des dogmes vous êtes perdus, vous êtes hérétiques, vous n’êtes pas publiés dans leurs revues scientifiques.
Quelques années plus tard il y a des gens qui redécouvrent le travaux de ***.
Il y a deux français qui jouent un rôle important là-dedans, c’est Pierre Baranger qui dans les années 1950-1970 pendant vingt ans était chimiste à l’Ecole Polytechnique à Paris. Pendant vingt ans il a fait des mesures avec des grains qu’il avait fait pousser; il a mésuré la composition de chaque élément chimique; il s’aperçoit qu’il y avait des anomalies quand tous ce grains poussaient. Il a pas réussi à publier ses résultats, évidemment comme les revues scientifiques sont comme les journaux, ils ont des lignes éditoriales; dans un journal on ne peut pas publier autre chose que le journal veut qu’on publie; parce qu’il y a un certain lectorat et les gens qui trouvent autre chose de ce qu’il s’attendent, ne vont pas acheter le journal. Donc la science est exactement pareille; les revue scientifiques ont une certaine trajectoire et vous ne pouvez publier autre chose qui ne soit prevue être publiée.
Il y a un autre monsieur important qui s’appelle Kervran; dix ans après entre 1960 e 1980 avait fait maintes expériences avec des grains aussi. Il a vu quel le Si se transformait en Ca et savez tous que Si e C peuvent donner ça. Mg + O peut donner du Ca; K + H peut donner du Ca. C’est incroyable, ça marche bien, hein. Ces éléments, Si, K, Mg sont des éléments chimiques dont on a besoin dans le corps humain, dans tous les vegetaux, les plantes, donc tous les organismes vivants. Donc il a écrit ses petites équations; ce sont des abérrations scientifiques; vous n’avez pas le droit d’écrire Si + C = Ca; ça le premier chercheur normal qui est allé un peu à l’école peut vous dire que c’est impossible à faire. Lui a écrit et observé ces variations et vous savez qu’en science, depuis la science moderne, Galilé en particulier, c’est l’experience qui prime sur la théorie, ce n’est pas la théorie sur l’experience. C’est à dire si vous faites une experience et avez un résultat et la théorie dit que ça ne devrait pas marcher et ça marche, quand même vous devez changer de théorie, vous ne devez pas changer d’expérience, car l’expérience c’est l’expérience. Mais malheureusement les gens disent ce n’est pas possible théoriquement donc ce n’est pas possible; attendez, je l’ai fait, ça a marché, c’est l’expérience qui prime. Donc ce gens là ont eu beaucoup de mal; Kervran a publié beaucoup de livres, cinq ou six livres. Ils sont épuisés, pas tous. Il en a quatre qui ont été réédités récemment, dont un an anglais, mais il n’a pas été accépté non plus par la communauté scientifique à l’époque. Il a écrit an article qui est sorti dans le grand publique, dans Science et Vie et plusieurs articles sur lui; il a parlé à l’Académie de l’Agriculture, etc. Il n’a jamais réussi a faire sortir son idée au niveau scientifique. Ça se passe donc à la fin des années du XX siècle. Un Japonais Komachi, au même moment qu’avant; on est parti de la poule, des grains, lui est parti des bactéries; ça c’est beaucoup plus petit; c’est plus facile de faire des bactéries identiques que des grains identiques. Il a observé la même chose avec des bactéries lui aussi. Moi, quand j’ai entendu parler de ça, curieux comme je suis, moi je suis ouvert à tout, simplement je veux vérifier par moi même, je crois tout mais quand même je veux voir. Dès que j’ai pu le faire, j’ai fait des expériences moi même. J’ai pris des grains de blé, c’est pas dur faire ça, les grains de blé ça marche bien. Vou mettez un peu d’eau, ça germe; vous mettez de l’eau distillé pour être sûr de n’ajouter rien dedans. Vous comparez le même lot de grain avant et après qu’il a germé. Je me suis aperçu qu’il y avait des anomalies de Ca augmenté e de Si baissé. J’ai même remarqué d’autres choses; il y avait des traces de Hg et de Pb. J’ai remarqué que les métaux lourds ont diminué au moment de la germination. On dirait que les métaux lourds ont été éliminés. J’ai essayé des grain d’avoine, j’ai abandonné, l’avoine c’est une galère, ça ne poussait pas. Après je me suis poussé sur les bactéries, parce que les bactéries sont plus faciles a réproduire, elles sont plus nombreuses, on a un lot plus homogène. Pareil avec les bactéries: Si baisse, Ca augmente.
Le problème que j’ai: un, je ne suis pas chimiste, j’ai horreur de la chimie, excusez moi s’il y a des chimistes ici, c’est trop compliqué pour moi, c’est pourquoi que je fais de la physique. Deux, je ne sais pas faire des analyses chimiques, les tubes d’essay… je ne saurais pas faire, c’est trop tard pour moi aussi. Donc il y a des methodes physiques d’analyse; on les appelle… il y a des appareils de physique qui coûtent une fortune. Il ya des entreprises qui peuvent faire des analyses en payant un peu. Donc j’ai pu faire faire ces analyses. Un autre problème c’est que je ne suis pas biologiste non plus. Je ne sais pas comment faire pousser des bactéries non plus.
Recemment, au cours d’une réunion, il y a quelqu’un qui était interessé par le sujet et sa femme travaillait à l’Institut Pasteur. Alors sa femme était, quand je lui ai parlé de transmutations biologiques, comme elle était à l’Institut Pasteur et passait le temps en embryologie et des choses comme ça, alors se dit ça m’intéresse et je vais faire quelque chose. Le problème c’est qu’il faut payer tout ça, … il y a un copain qui fait ça gratuitement, mais ce qui est gratuit ne peut pas durer longtemps. Donc il ya une societé a Marseille qui s’appelle Societé des Eaux de Marseille qui fait des analyses pour le public, pour n’importe qui. Ce n’est pas très cher, mais moi je n’ai pas d’argent. Je suis chercheur et les chercheurs sont pauvres. Donc il y a une femme… j’ai fait une recherche sur internet et tombé sur une fondation Hollmann. Il y a un autre hollandais qui dans les années 80 a fait aussi des expériences de transmutation biologiques, il a observé des anomalies et sa fille Sophie Hollmann, qui habite en Suisse, a crée une fondation pour soutenir les gens qui vont faire des experiences de ce genre. Elle a un avantage, elle est dans un secteur très pointu, il n’y a pas de concurrence. Quand j’ai pris contact avec elle – je suis allé la voir en Suisse – elle m’a dit ecoutez, nous n’avons pas beaucoup d’argent. Les Suisses ne sont pas tous riches; elle m’a donné un peu d’argent pour faire des mésures. J’ai un peu d’argent pour faire des analyses.
On étudie cette femme qui habite à Paris, est du Pasteur, travaille en embryologie, je ne sais rien d’embryologie. Elle travaille des embryons de souris. La transmutation biologique produit au moment où sa bouge; quand quelque chose bouge, quand ça germe; l’embryon c’est ce qu’il y a de mieux dans le genre. Là ça bouge beaucoup. Donc on n’a qu’à étudier les embryons. On dit d’accord, on fait les embryons. Il faut tuer les embryons, il y en a des millions.
On va les analyser le K, Mg, Ca; on peut aussi regarder le fer, après tout porquoi pas le fer? Je porte a l’Institut de l’Eau de Marseille. On va chercher le fer rapidement, je lui l’ai donné jeudi, c’est à dire avant hier, je vous donne des choses nouvelles, ce n’est pas dans le journal encore. Les autre dans quinze jours. Le fer n’etant pas beaucop, on n’a peut être pas la chance de voir le fer. Et qu’est ce qu’on voit? C’est que le fer a augmenté, au moment de la germination … germination de la croissance, de la multiplication la quantitè de fer a augmenté en manière significative, c’est bien au delà des erreurs possibles; alors j’ai été encouragé parce que on dirait que la vie elle fait de la transmutation nucléaire; c’est à dire qu’elle ne fait pas seulement de la chimie comme on croit, mais aussi du nucléaire.
Alors vous croyez que je suis le seul à travailler dans ce domain. On est deux en effet.
On a eu une réunion annuelle des specialistes en transmutations biologiques; il y a un ukranien qui s’appelle Vysotsky qui travaille aussi dans le même sujet. Il a fait des expériences. Lui a montré qu’avec des bactéries transformait du Mn en Fe. Mn/Fe c’est juste à coté. Si vous mettiez de l’hydrogène dans le Mn, si vous y arrivez, il va se transformer en Fe. C’est ce qu’il a observé. Alors, comme il habite en Ukraine, il a une chance terrible, il y a Chernobyl à coté. Il faut prendre les possibilités qu’il y a. Donc lui il se dit je vais regarder la radioactivité. Vous savez qu’un des éléments très embêtant en radioactivité est 137Cs qui est radioactif et qui a une durée de vie de 30 ans. Donc il a mis ses bactéries avec 137Cs qu’il a facilement là bas, c’est pas cher. Et qu’est ce qu’il voit? Au bout que ça diminue en 30 ans ça diminue en un an. Il a accéleré la destruction du 137 d’un facteur 30. Voilà, c’est un sujet qui est absolument passionant. On n’en a que deux qui travaillent là dessus, donc…
C’est un sujet beacoup plein d’avenir parce qu’il peut avoir des applications extrémement importantes. Par example il vous du fer dans le sang. Est ce qu’il faut manger du fer, des clous? On peut faire autre chose. Pour l’agriculture, ce qu’on met dans la terre pour que ça pousse. Donc c’est un sujet qui est très important pour l’avenire de l’humanité en général et on a très peu travaillé dessus parce que le gens vous disent ce n’est pas possibile à cause de la théorie, la théorie qui dit on ne peut pas faire fusionner du Si e du C pour faire du Ca, ce n’est pas possible. Les deux sont positif, les deux son repoussés. Mai c’est ça qui se passe, on l’a mésuré.

Commento

L’approccio al tema appare amichevole e pieno di digressioni volte a cattivare la simpatia di un pubblico generico e rado. La trascrizione non è totale e alcune di tali digressioni sono omesse come inessenziali. L’autore mi scuserà.
L’interesse del testo consiste soprattutto nella spegiudicatezza con cui Bibérian tratta il problema del contrasto tra teoria e sperimentazione, tipicamente ribattuto da tutti i praticanti la ff. Bibérian afferma:
l’esperienza prevale sulla teoria, non la teoria sull’esperienza. Significa che se qualcuno fa un’esperienza e ottiene un risultato che la teoria dice non dovrebbe esistere, si deve cambiare la teoria, non l’esperienza.
Bibérian appare un personaggio bonario, pronto alla battuta, quindi potrebbe essere in buona fede. Gli si deve però rispondere che le reazioni nucleari che lui propone alla nostra attenzione sono tutte sperimentali e diligentemente archiviate con la loro sezione di eccitazione. Non esistono perciò teorie antagoniste a sbarrare la strada, esistono le stesse reazioni nucleari fatte da altri in altre istituzioni. Le reazioni nucleari appartengono totalmente al mondo sperimentale, non esistono teorie che ostacolino l’esito di una reazione o lo favoriscano. Certamente una reazione a forza debole sarà esclusa dalla nostra attenzione, ma questo è un concetto generale, spero universalmente accettato. Nessuna teoria sarà mai in grado di spiegare perché per fare una bomba a fissione è necessario usare 235U e non 238U. Il confronto è perciò esclusivamente tra pratiche sperimentali, non fra pratiche sperimentali e teorie. Certo che se uno vuole produrre in Terra la H + H non si può restare indifferenti.
L’altra affermazione:
La scienza funziona con i suoi dogmi, è come con le religioni. Se si è fuori dai dogmi si è perduti, si è eretici, non potrete pubblicare sulle riviste scientifiche.
E’ devastante perché toglie autorevolezza al sistema peer review. Cosa mettiamo al suo posto?
Non so che cosa rappresenti un Maïtre de Conférence nel mondo accademico francese, ma certamente Bibérian lancia un bel pistolotto ai colleghi del suo livello. Tout en souriant.
Bibérian figura in tutti gli ICCF; è passato dalla F&P alla trasmutazione biologica, al condizionamento dei prodotti di fissione. Ha fatto anche qualcosa di utile per la sua Università o ha solo seguito i suoi sogni?
Buona lettura e perdonate gli errori che non possono essere assenti.

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ITER-Ecat

ITER ed Ecat: due facce dello stesso bluff?

Il 22 settembre, termine fissato per il briefing sulle LENR richiesto dal Congresso USA al segretario del DoD, è passato da tempo, nell’assoluto silenzio e nella quasi totale indifferenza, ed è così sfumata l’unica vera occasione per conoscere qualcosa di autorevole e veramente sostanziale sulle decennali vicende FF, inclusa quella dell’Ecat. Nel frattempo prosegue la pantomima legale tra Rossi ed IH e coloro che ritengono che essa riguardi soltanto un’articolata frode, ordita e condotta da una o entrambe le parti in causa, attendono che il giudice della Florida si pronunci in merito, alimentando di tanto in tanto un dibattito ormai quasi spento con qualche tecnicalità leguleia.

Un’occasione per uscire da questo torpore letargico ci viene offerta da un paio di interviste pubblicate nel corso di quest’anno, e passate finora inosservate, che hanno per oggetto l’ITER e l’Ecat, i due reattori campioni del sogno della fusione nucleare in versione calda e fredda.

La prima ad essere stata segnalata in rete nei giorni scorsi è una presunta intervista a Rossi (1). Presunta in quanto, come mostrato in seguito, ci sono alcuni elementi per dubitare della sua piena autenticità. L’intervista è introdotta da un preambolo estremamente favorevole all’Ecat e che sposa le tesi di chi ritiene che fin dai tempi di F&P la FF sia stata vittima di una macchinazione avversa. Fin qui nulla di nuovo rispetto a quanto era già apparso tante volte in questi anni sui numerosi siti pro-Ecat. Senonchè a renderla degna di attenzione, e a suscitare notevoli perplessità, è il fatto che l’intervista compare nel n.38 (relativo al quadrimestre Agosto-Novembre 2016) del periodico “Elementi”, rivista ufficiale del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, cioè la società pubblica posseduta interamente dal MEF, che opera nel settore energetico in conformità agli indirizzi strategici e operativi definiti dal MSE. Wikipedia (2) ci informa anche che, tra i numerosi e vitali compiti ad essa assegnati, il GSE:

supporta le Istituzioni per l’attuazione delle politiche energetiche attraverso la fornitura di studi, dati e consulenza tecnica e le Pubbliche Amministrazioni attraverso l’erogazione di servizi specialistici in campo energetico;

svolge attività di informazione e formazione rivolta agli operatori del settore e ai cittadini per promuovere la conoscenza dei diversi meccanismi di sostegno alle rinnovabili.

Quindi lo strumento editoriale con cui il GSE fa “informazione e formazione rivolta agli operatori del settore e ai cittadini” propone ai propri lettori un articolo a supporto delle fantasmagoriche prestazioni attribuite all’Ecat. Lascia di stucco il fatto che ciò avvenga nel periodico della società pubblica che “supporta le Istituzioni per l’attuazione delle politiche energetiche attraverso la fornitura di studi, dati e consulenza tecnica”. Tra l’altro la pubblicazione segue di alcuni mesi l’inizio della baruffa giudiziaria che ha spento gli entusiasmi di buona parte dei più ostinati e creduli sostenitori delle miracolose prestazioni dell’Ecat.

Ma i motivi di perplessità non finiscono qui, infatti si può facilmente constatare che almeno un paio di risposte attribuite ad AR (la seconda e l’ultima, per l’esattezza) sono state copiate integralmente (a meno di piccole modifiche) da un articolo agiografico sull’Ecat apparso a febbraio del 2012 (3). Come mai? Che si sia trattato di un’intervista scritta in cui l’intervistato ha deciso di utilizzare un vecchio articolo dedicato all’Ecat per rispondere a parte delle domande? Parrebbe proprio di no, a giudicare almeno dalla replica del diretto interessato, il quale, dopo che sul JoNP gli era stata segnalata la sua intervista per la rivista del GSE, si è affrettato a precisare (4): “Attention, though: there is a typo, where is said that the COP can be 200 or more: I just said 6 or more.” E su questo specifico punto non c’è dubbio che abbia ragione. Infatti è dal 19 giugno 2011 che Rossi lo va ripetendo sul JoNP (5): “To be safe, totally safe, we must have a drive and we must not exceed the factor of 6 (I mean producing 6 rimes [sic] the energy consumed by the drive). Which is what we guarantee to our Customers.” Quindi Rossi non può aver detto al giornalista di “Elementi” che il COP dell’Ecat era di 200 e passa! Non può neppure averglielo scritto o averlo autorizzato a scriverlo! E dunque, da dove salta fuori il testo di quell’intervista? Una parte, come già detto, deriva da un articolo apparso in rete nel 2012, ma tutto il resto chi l’ha scritto?

Il preambolo all’intervista, che si presume riassuma le posizioni del GSE o quanto meno della sua rivista, è ancora più sconcertante delle parole attribuite allo stesso Rossi. Viene riportata, con toni che ne sostengono la veridicità, la tesi secondo cui la FF sarebbe stata affossata subito dopo l’annuncio di F&P per poter continuare a finanziare la ricerca sulla fusione calda. A tal fine sono state utilizzate le medesime argomentazioni, nonchè interi passaggi, di un altro articolo apparso in rete nel lontano luglio 2011 e che propagandava le prestazioni dell’Ecat (6). Il preambolo all’intervista a Rossi si chiude in un crescendo esclamativo di assurdità: “… I dubbi della Commissione Internazionale sembrano quindi fugati, e con essi potrebbero essersi aperte delle importanti potenzialità di sviluppo, anche su larga scala, dell’E-Cat. Elementi ha avuto l’occasione di porre qualche domanda al suo inventore, Andrea Rossi. Un’opportunità per capire il funzionamento dell’avvenieristico [sic] reattore; un sistema che potrebbe rivoluzionare, in maniera economicamente ed ambientalmente sostenibile, la produzione energetica, in ambito civile e in quello industriale. E tutto questo in un futuro che è già qui!”

Ma quello contenente l’intervista a Rossi non era il primo articolo in cui egli e l’Ecat sono stati citati dalla rivista del GSE. Era già accaduto in un’intervista all’ingegnere capo di ITER ospitata nel numero precedente del periodico “Elementi”, il n.37, relativo al quadrimestre Aprile-Luglio 2016, (7). Infatti alla domanda dell’intervistatore che chiede un’opinione sulla fusione fredda arriva la risposta che non ci si sarebbe mai aspettato di ascoltare da uno dei principali responsabili della realizzazione del progetto più avanzato di fusione calda: “Un approccio ridicolizzato fin dai tempi di Fleischmann e Pons. Il brevetto dell’E-Cat di Andrea Rossi, sta però modificando le cose. Personalmente tendo a dare fiducia a chi lavora e produce ricerca. A patto che si sia sempre trasparenti, nei risultati e nelle sperimentazioni. Forse in tale ambito, queste, non sono sempre state cristalline. Ma è una strada da tenere in grande considerazione.” Queste poche righe anticipano e riassumono i punti salienti che sarebbero stati sviluppati nell’articolo sull’Ecat apparso nel numero successivo del periodico GSE.

Orbene, visto quanto accaduto nella presunta intervista attribuita a Rossi, io non sono del tutto sicuro che a manifestare la propria “fiducia” in Rossi e “grande considerazione” per l’Ecat sia stato per davvero l’ingegnere capo di ITER, ma l’eventualità che quelle sopra riportate siano state proprio le sue parole mi sconcerta non poco. Stiamo infatti parlando di una persona che regge le massime responsabilità tecnico-organizzative nell’impresa più ambiziosa (e disperata) nella storia dell’umanità e che vanta un curriculum difficilmente eguagliabile in campo nucleare. La pagina sul sito iter.org, che racconta del suo fresco insediamento a capo dell’ingegneria (8) e che lo ritrae con la stessa sua foto inserita nell’articolo GSE (un indizio che l’intervista non è stata condotta vis-a-vis), ci informa che è un ingegnere nucleare che ha coronato 33 anni di brillante carriera in Ansaldo Nucleare ricoprendo per 7 anni il ruolo di Direttore Operativo della società, per poi assumere la carica, ad inizio del 2013, di capo della Direzione CEP (Central Engineering and Plant) di ITER.

Nelle suddette note di benvenuto aziendale, precedute da un lusinghiero e impegnativo “Yes he can”, viene sottolineato che tra le competenze della sua direzione rientrano quelle dell’ITER Primary Heat Transfer System, cioè del sistema che dovrebbe asportare il calore prodotto dal reattore. Stiamo quindi parlando di una persona che si occupa del vero e unico prodotto utile di qualsiasi reattore nucleare, reale o immaginifico che sia: il calore. Mi chiedo come sia possibile che dopo più di 2 anni e mezzo dall’insediamento a capo dell’ingegneria ITER (la sua intervista e sicuramente successiva all’agosto 2015, dato che egli cita il brevetto rilasciato a Rossi in quel mese) egli possa aver parlato in quei termini lusinghieri di Rossi e dell’Ecat. Da notare, poi, che la domanda sulla FF era stata del tutto generica e che i dettagli su Rossi, Ecat e relativo brevetto appaiono solo nella risposta dell’ingegnere-capo, segno questo che egli era informato in prima persona sull’andamento della vicenda Ecat ed aggiornato sui particolari della stessa. Viene spontaneo chiedersi se a seguirla così da vicino sia lui personalmente, oppure abbia delegato a farlo qualcuno dei numerosi collaboratori presenti nei 2 direttorati di cui è a capo (9). In un caso o nell’altro mi pare che non abbiano capito di cosa si tratta.

Ma a questo punto le domande più preoccupanti ed incalzanti non riguardano tanto l’Ecat, quanto piuttosto l’ITER. Se il suo ingegnere-capo invita a tenere in grande considerazione la strada della fusione fredda, grazie agli sviluppi della vicenda Ecat, quale affidamento possiamo fare sulle sue affermazioni e previsioni relative a ITER e alla fusione calda in generale?

All’inizio dell’intervista vengono chiesti i “motivi che spingono a continuare ad investire sulla fusione nucleare”. L’intervistato cita al primo posto l’“energia illimitata, pulita e sicura”, lo stesso obbiettivo sbandierato da 27 anni con le stesse identiche parole dai fusionisti freddi. Che si stia riferendo alla fusione calda (e non a quella fredda) risulta chiaro solo dal secondo motivo addotto: “Solo ITER, infatti, potrà esplorare in modo gestibile e controllato il quarto stadio della materia.”

Trovo tuttavia quest’ultima affermazione un po’ allarmante per chi fa ancora affidamento sui tokamak per risolvere i futuri problemi energetici. E’ davvero necessario realizzare una macchina da 16 miliardi di Euro per “esplorare” il plasma? C’è chi ha stimato il costo della conferma sperimentale dell’esistenza del bosone di Higgs in circa 6 miliardi di Euro (3 per l’LHC e altrettanti per i 4 esperimenti posti lungo l’anello), ma nel caso dell’LHC si trattava di imprimere alle particelle valori energetici assolutamente non raggiungibili in altro modo e comunque si trattava di un’impresa nata per fare ricerca e la comunità internazionale che lo ha finanziato sapeva fin dall’inizio che stava investendo in ricerca di base e non applicata. Al contrario, il progetto ITER è nato per dimostrare la fattibilità pratica di un reattore tipo tokamak in grado di sostenere in modo permanente e controllato la fusione nucleare calda così da poterne sfruttare il calore negli auspicati futuri impianti dello stesso tipo allo scopo di ricavarne “energia illimitata, pulita e sicura”. Mi chiedo se, vista l’impossibilità di centrare l’obbiettivo principale dell’impresa ITER, quanto riportato nel periodico del GSE non preluda al tentativo di riciclare l’impianto proponendolo all’opinione pubblica nella nuova veste di faraonico laboratorio di ricerca di base “capace di spalancare le porte alla conoscenza del quarto stadio della materia”, in modo da avere “una tecnologia quindi, immediatamente trasferibile, in altri campi della scienza“, come detto nel preambolo all’intervista.

Certo è che se le cose stessero davvero così, l’ITER apparirebbe come l’altro lato dello stesso bluff di cui fa parte l’Ecat, con la sola differenza di porsi all’estremità opposta della scala delle temperature … e dei costi.

(1) http://www.gse.it/it/salastampa/GSE_Documenti/Elementi_38-web.pdf (da pag.68)
(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Gestore_dei_Servizi_Energetici
(3) http://www.disinformazione.it/e-cat2.htm
(4) http://www.journal-of-nuclear-physics.com/?p=892&cpage=188#comment-1251337
(5) http://www.journal-of-nuclear-physics.com/?p=360&cpage=21#comment-47097
(6) https://www.greenme.it/approfondire/speciali/5469-fusione-fredda
(7) http://www.gse.it/it/salastampa/GSE_Documenti/Elementi_37_-_web%5B1%5D.pdf (da pag.62)
(8) https://www.iter.org/newsline/256/1495
(9) http://lacontroverseiter.e-monsite.com/pages/organigramme-iter/dip.html

Ascoli65, 4 dicembre 2016

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Jean-Paul Biberian

Approfitto dell’assenza di eventi memorabili ff, tipo messa in vendita natalizia di un mamozio da parte di Rossi, per uscire dalla letteratura anglofona ed esplorare altre voci. In Francia c’è Jean-Paul Biberian, che ha partecipato credo a tutti gli ICCF. Egli è Ingénieur en physique nucléaire et électronique, un titolo che non credo abbia corrispondente in Italia. E’ stato docente presso l’Université Aix-Marseille; ora è in pensione.
Ho scelto a caso una sua breve conferenza:

La trascrizione della conferenza non è completa, ma sufficiente per fornire un ritratto abbastanza accurato della persona e dei suoi interessi ff.
Spero di non avere commesso troppi errori di trascrizione; me ne scuso in anticipo con l’autore e con voi. Spero anche che non siate tutti esclusivamente anglofoni, come usa oggi.

Le calcium a vingt protons et vingt éléctrons; si vous prenez du carbon et du silicium, le carbon en a six, le silicium en a quatorze; si vous faites fusionner du silicium et du carbon ça fait du calcium; c’est ce qu’avait vu Vauquelin en 1799. Mais faire fusionner du silicium et du carbon… déjà on a mal à faire fusionner deux noyaux de deuterium, c’est beaucoup plus gros, beaucoup plus difficile…
Si vous prenez du magnesium et de l’oxygène, pareil, ça fait du calcium aussi. Si vous prenez du potassium et de l’hydrogène on fait du calcium aussi. Il a écrit ces équations-là, potassium plus hydrogène, magnesium plus oxygène, silicium plus carbon; les chimistes qui sont là vont comprendre tout de suite. C’est pour faire du calcium tout ça. Il n’as pas publié non plus d’ailleurs. Il a écrit six livres par contre, il y en a quatre qui ont été reédités récemment, on peut les retrouver en français. Il est mort sans pouvour faire connaître ses travaux … cela n’a jamais abouti…

Il ne faut pas connaître la recepte, il faut savoir l’appliquer, il faut y mettre de bons ingrédients. Là c’est pareil pour les transmutations biologiques. Ce n’est pas parce qu’une experience rate que la première experience est mauvaise; on peut jamais demontrer que quelqu’un fait faux; on peur demontrer que quelqu’un fait vrai, mais pas que c’est faux. On ne peut pas demontrer que vous êtes honnête; on peut demontrer que quelqu’un est malhonnête, mai pas qu’il est honnête; il faudrait être avec lui tout le temps, ce n’est pas possible. Il y a des choses qu’on ne peut pas demontrer. Pour les transmutations biologiques pareil.
Il y eu un Japonais qui s’appelle Comaqui (?); il est du même temps que Kervran. Il as pris des bactéries; il sont plus nombreux, ils sont identiques, donc ça a marché mieux. Donc il a pris des bactéries, il a vu aussi qu’il y avait des transmutation dans les bactéries. A la même époque que Kervran. Je l’ai même rencontré en 1993. Il était déjà agé à l’époque… C’ètait déjà la fin du 19ème siecle.

J’avais déjà entendu parler de Kervran avant la fusion froide, mais je ne suis pas chimiste, je n’y comprends rien, tout ces couleurs qui changent, tout ça c’est trop compliqué pour moi; c’est pour ça que j’ai fait de la physique, c’est beucoup plus simple. Donc, je n’ai pas fait des analyses chimique et j’ai appris quand j’ai commencé à faire de la fusion froide qu’on pouvait faire des analyses chimiques par des methodes physiques. Alors, ça allait mieux; le spectromètres, des choses comme ça sophistiquées c’est plus simple que si tu vas essayer les dosages avec des pipettes, une recherche que je serai incapable de faire.
J’ai fait des experiences avec des grains de blé, des grains d’avoine…

Biberian appartiene alla categoria dei ff che credono alle trasmutazioni nucleari di origine biologica. In Italia la materia non ha mai destato interesse.
B. ribadisce il punto di forza dei ff, che un esperimento riuscito non può essere contraddetto da vari esperimenti non riusciti. Su questa convinzione si basa la singolare longevità della fiaba ff. Si punta su un esperimento e si nega la possibilità logica di falsificarlo. B. ci insiste a lungo, per evitare tentazioni da parte dell’uditorio.
Dal mio punto di vista di chimico, l’aspetto più godibile della conferenza consiste nella descrizione caricaturale dell’attività dei chimici analitici, visti alle prese con pipette e soluzioni che cambiano di colore. A quanto pare ha riservato a sé l’analisi chimica degli intrugli biotrasmutanti che prepara con molta passione. Buona fortuna.
Cordiali saluti al Prof. Jean-Paul Biberian.

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Yang Song

Il 19 ottobre scorso Claudio ha segnalato un articolo di chimica alquanto intrigante:

High-Selectivity Electrochemical Conversion of CO2 to Ethanol using a Copper Nanoparticle/N-Doped Graphene Electrode

reperibile per esteso nel sito:
http://onlinelibrary.wiley.com/journal/10.1002/(ISSN)2365-6549

Gli autori sono dodici chimici che lavorano a Oak Ridge, quindi ottimamente referenziati. Anche l’ditore Wiley è rinomato.

I chimici descrivono la trasformazione per via elettrochimica di anidride carbonica in etanolo, una reazione di interesse concreto in quanto, per usare le loro parole,
closing the carbon cycle by utilizing CO2 as a feedstock for currently used commodities, in order to displace a fossil feedstock, is an appropriate intermediate step towards a carbon-free future.
Il metodo proposto è descritto nell’articolo e non vale la pena di appesantire il post con estratti o descrizioni. Mi limiterò pertanto a fare solo alcune considerazioni a uso di quanti si sono già approcciati all’articolo. Sono considerazioni non impegnative, pertanto suscettibili di confronto (auspicabile).

Reazione

Non viene proposta una reazione completa, ma solo una semireazione di riduzione catodica:

2 CO2 + 9 H2O + 12 e- → C2H5OH + 12 OH- E° = 0,084 V v. SHE

Cercando di ricavare il potenziale standard di riduzione dai dati termodinamici standard riportati in NIST-JANAF ottengo il valore E° = – 0,72 V, diverso da quello proposto dagli AA. Un dato diverso nel segno, soprattutto; significa che a me la reazione risulta endoergica.
Dati usati:

yang-song

La molecola di CO2 è lineare e simmetrica, quindi non si capisce come possa essere attirata elettrostaticamente dal catodo in quantità tale da provocare un corrente di scarica utile. Basta un contatto accidentale con l’elettrodo perché la molecola sia coinvolta in una riduzione? Non si può nemmeno assegnare all’idrogeno il compito di ridurre la CO2, dato che la riduzione viene attribuita alle particolari caratteristiche catalitiche attribuite al catodo. Se si coinvolge l’idrogeno, serve un comune catodo a basso sovrapotenziale di scarica.

Cella di reazione

Non essendo proposta la reazione completa (una reazione dove non figurano esplicitamente gli elettroni, per intenderci), di conseguenza non viene proposta una cella di reazione. Si assicura la produzione di etanolo senza descrivere la cella di produzione. Come si presenta la reazione netta? L’articolo non la riporta.

Analitica

Mancando la cella, non viene descritto un metodo di rilevazione della presenza di alcool etilico, né tantomeno viene descritto un metodo di misura del rendimento di tensione e di corrente. Tutta la parte analitica è dedicata alla descrizione del catodo dotato di caratteristiche catalitiche selettive.

Concludendo

Può darsi si tratti di un articolo introduttivo e che presto segua un articolo di contenuto più concreto, che descriva reazioni, reattore, metodi analitici di determinazione dei prodotti di reazione. Non resta che aspettare, ma temo che il condizionamento della CO2 non passi da quel gruppo di rispettabili colleghi. Trasformare in grappa l’anidride carbonica che funesta la nostra atmosfera è un sogno che neanche Rabelais sapeva sognare.

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