Oca4

Anche tenendo conto che D si occupa di Attualità, Moda, Beauty, Lifestyle, Cucina, Video, Salute seno, ci vuole una profonda comprensione dell’animo femminile per giustificare il tono svagato e salottiero con cui Oca ha commentato il tema OGM presentato al convegno organizzato da Elena Cattaneo presso UniMI il 25-26 marzo 2019 “Essere cittadini tra scienza, sapere e decisione pubblica”.

http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2019/03/26/se-eravate-dalle-parti-di-milano/

Con Roberto Defez, mio vicino di poltrona e sparring partner da una ventina d’anni, abbiamo intonato un inno a quello che resta il capolavoro insuperato degli Ogm: la papaya delle Hawaii. La prossima volta ci diremo il dispiacere per tutto quello che ha frenato lo sviluppo, paziente, eco-consapevole, costosissimo anche per un Bill Gates, di capolavori analoghi. Pochi soldi (gli alberi non si seminano ogni anno), ostilità di alcuni governi e ambientalisti, diffidenza dei piccoli contadini verso l’oligopolio agro-biotech ecc.

Tutto qua, Oca? Jo Squillo potrebbe cantare “oltre la papaya c’è di più”.

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BON TON

Mi trovo costretto a segnalare un atteggiamento censorio da parte della giornalista Sylvie Coyaud, che evidentemente “giudica e manda” i commenti ai suoi post a seconda dei suoi orientamenti culturali e delle sue simpatie umane.
Mi riferisco al post pubblicato il 29 novembre 2018 nel Parco delle Bufale di OggiScienza.
https://oggiscienza.it/2018/11/29/agricoltura-biodinamica-nascosta-dietro-quella-biologica/#comments

Alcuni miei commenti sono tuttora in moderazione, per esempio i tre che seguono:

22 dicembre 2018, ore 6:49
(il corsivo è di E.K.Hornbeck).

E.K.H.
Come se i giornalisti non fossero professionisti, come se essere giornalista fosse incompatibile col capirci, come se gli stessi Bressanini e Mautino non fossero giornalisti.
Scorrendo OggiScienza, vedo che gli articoli proposti non sono scritti da giornalisti generici, ma da esperti nella materia che trattano, a giudicare dalle brevi schedi biografiche; non è pensabile che di onde gravitazionali si occupi un medico e di vaccini un fisico. Visto che cita Bressanini e Mautino, uno è chimico, l’altra biotecnologa. Hanno la laurea giusta per occuparsi da professionisti degli argomenti che propongono. Hanno inoltre cura di non uscire mai dal loro campo di competenza.
come se essere giornalista fosse incompatibile col capirci,
Un giornalista laureato in lettere moderne sa scrivere, ma non può certo scrivere di bio.

22 dicembre 2018, ore 15:52
Sylvie Coyaud
Segnalo a chi fosse sfuggito che Contro Natura entrò nella cinquina finalista del Premio Galileo del 2016:
Contro natura. Dagli OGM al “bio”, falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola, di Dario Bressanini e Beatrice Mautino (peraltro fra i libri consigliati da Oggiscienza!), edito da Rizzoli.
https://oggiscienza.it/2016/01/15/premio-galileo-2016-ecco-la-cinquina-finalista/

23 dicembre 2018, ore 6:32

@Sylvie Coyaud
Ieri ho scritto un commento per segnalare che Contro Natura di Bressanini e Mautino entrò nella cinquina dei finalisti del Premio Galileo del 2016. Hanno vinto? Spero di sì, è un libro che aiuta molti bio a rivedere le loro posizioni. E’ scritto in modo scorrevole, un ottimo supporto alle prese di posizione di Elena Cattaneo.
E’ rimasto in moderazione insieme ad altri due commenti. Puoi liberarli?

Si noti che la Dr.ssa Mautino non solo è una valente biotecnologa, ma è anche collega di Sylvie Coyaud (o Silviquaio, come a volte ama presentarsi) su OggiScienza. Una nota pubblicitaria su un libro molto apprezzato della Mautino avrebbe dovuto sollecitare Sylvie Coyaud a escludere dalla moderazione il mio commento.
La giornalista Sylvie Coyaud si considera autorevole come Bressanini e Mautino in materia di bio?
Torna a proposito l’invito di Elena Cattaneo:
Giornalisti: comportatevi come gli scienziati. (D, 18 novembre 2018).
Un invito di cortesia, non accadrà mai: il bio in particolare sarà sempre più gestito dai giornalisti.
In ogni caso:
può la redazione di OggiScienza tollerare che un suo collaboratore moderi commenti non graditi fino a configurare una censura?

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Biodinamica

Un gruppo di 56 accademici italiani ha sottoscritto il testo che segue relativo al recente convegno sull’agricoltura biodinamica ospitato e sponsorizzato dal Politecnico di Milano:

 

Lettera aperta sulla libertà della scienza

Quest’anno, dal 15 al 17 novembre, l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica ha promosso con il Fondo Ambiente Italiano e il Politecnico di Milano il 35° convegno dedicato a “Innovazione e ricerca, alleanze per l’agroecologia” che si terrà presso il Politecnico di Milano, sotto il patrocinio, tra gli altri, del Comune di Milano e della Regione Lombardia.

Si tratta di un congresso cui partecipano rappresentanti di centinaia di aziende e, come relatori del settore agrario, anche docenti di università italiane, ricercatori di centri di ricerca italiani e stranieri oltre al vicepresidente della commissione ambiente del Parlamento europeo, Paolo de Castro (pure lui accademico) e una serie di rilevanti personalità.

A seguito della pubblicazione dell’evento, un gruppo di docenti dell’Università di Milano ha diffuso una lettera indirizzata al Rettore del Politecnico, al Sindaco e ad altri, con considerazioni pesanti contro l’agricoltura biodinamica e sollecitandoli a non portare i saluti all’apertura del congresso, in modo da non avallare con la loro presenza i contenuti dell’evento.

L’invito a intervenire al convegno, successivamente inoltrato ai firmatari della lettera da parte dell’Associazione per Agricoltura Biodinamica, è stato rifiutato.

Negli ambienti accademici sono state diffuse altre lettere, anche di non esperti nei settori scientifici in oggetto, nelle quali si evita accuratamente di prendere in considerazione i risultati delle numerose sperimentazioni disponibili, mentre ci si attacca a frasi di testi di altri tempi, accomunando così la biodinamica a posizioni antiscientifiche, come quelle dei No-vax.

Premesso che nessuno di noi fa parte dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e non ci interessa, in questo caso, entrare nel merito dei risvolti filosofici di questa associazione, dissentiamo profondamente da questo comportamento anzitutto perché denigra associazioni di agricoltori il cui modello di agricoltura, sensibile ai temi della salute e della sostenibilità, è comunque una realtà diffusa e riconosciuta istituzionalmente; in secondo luogo perché è scorretto nei confronti di quei colleghi, ottimi ricercatori italiani e stranieri anche di fama internazionale, competenti in materia, che senza pregiudizi hanno condotto ricerche sull’agricoltura biodinamica ebiologica e pubblicato i risultati su riviste internazionali, anche di altissimo impatto (PLOS ONE, Nature).

Chiunque abbia partecipato a congressi scientifici di qualsiasi disciplina sa che in essi vengono a volte presentate relazioni in disaccordo tra loro, che sollevano accesi dibattiti e discussioni; solo ricerche successive potranno stabilire quale sia la tesi corretta. Il compito della comunitàscientifica è comunicare, dialogare, non disdegnare la pratica del dubbio, far circolare le idee e metterle alla prova con mente aperta e senza pregiudizi.

L’approccio scientifico non sta nella scelta dell’oggetto, ma nel metodo che viene utilizzato. Il vero atteggiamento antiscientifico è semmai il dogmatismo di chi non vuole occuparsi di argomenti che ha personalmente condannato a priori come “ridicoli”.

La comunità scientifica spesso lamenta il fatto di godere di scarso credito da parte della società civile. A nostro avviso questi comportamenti possono solo peggiorare la situazione, anche perché l’agricoltura biologica, in tutte le sue manifestazioni, continua a crescere con un ritmo inimmaginabile solo pochi anni fa e rappresenta uno dei pochi settori di successo del sistema agroalimentare italiano, così come aumenta il numero di uomini e donne di scienza interessati a studiarne meccanismi, processi e effetti sulla produzione e sull’ambiente.

Oggi l’agricoltura, (integrata, di precisione, conservativa, biologica, biodinamica, agroecologica) ha il gravoso compito di nutrire il pianeta, di erogare servizi ecosistemici ed essere nello stesso tempo economicamente, ambientalmente e socialmente sostenibile. Il ruolo del mondo della ricerca è di fornire il supporto scientifico a questo importante percorso, senza sposare acriticamente posizioni di parte.

___________________

 

Immagino che la presa di posizione di tanti accademici su un tema esoterico attiri l’attenzione di molti di voi, per cui non anticipo giudizi di merito e lascio che la discussione si sviluppi spontaneamente sulla base del testo che ho riportato.

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WIKIFF

I fiduciosi frequentatori di it.wikipedia.org avranno la sensazione che in Giappone la ff in versione F&P è da tempo una realtà dovuta alla creatività dell’Ing. Yoshiaki Arata.

https://it.wikipedia.org/wiki/Yoshiaki_Arata

Non mancano dettagli e riferimenti bibliografici dell’impresa, compresi articoli entusiasti:

Ludovica Manusardi Carlesi, Fusione fredda alla riscossa (2008).

e particolari scientificamente audaci:
Tale cella, tramite lo sfruttamento di microcavità e difetti reticolari, normalmente presenti negli elettrodi di palladio, per mezzo di particolari fenomeni elettro-fisici, può portare, il deuterio inglobato, a raggiungere pressioni enormi, tali da favorire le migliori condizioni per l’innesco di reazioni di fusione fredda.

Peccato che tanta fiducia nella capacità ff di Arata non sia confermata dalle altre edizioni nazionali di wikipedia interrogate su di lui.
Addirittura de.wikipedia.org ha necessità di disambiguare, per distinguere il nostro da altri personaggi con lo stesso nome.

https://de.wikipedia.org/w/index.php?search=Yoshiaki+Arata&title=Spezial:Suche&go=Artikel&searchToken=3288xtaf79v2bho5nfvalwumx

Molto riservato il sito giapponese, a giudicare dallo scarso spazio dedicato al soggetto (non conosco il giapponese!):

https://ja.wikipedia.org/w/index.php?search=Yoshiaki+Arata&title=%E7%89%B9%E5%88%A5:%E6%A4%9C%E7%B4%A2&go=%E8%A1%A8%E7%A4%BA&searchToken=4vnejqzjmpqumd3a6jm7hiceo

A tutela di it.wikipedia, il responsabile del sito sta sulle sue:

Questa voce o sezione sull’argomento fisica è ritenuta da controllare.
Motivo: pare eccessivamente esaltante e esaltata

E’ chiaro che non si troverà più nessuno disposto a riscrivere un lemma “Arata” per it.wikipedia.org e dovremo tenerci il testo che l’ignoto volonteroso ci ha fornito: con l’accortezza di leggerlo cum grano salis. Dall’uso spericolato di virgole e incisi si potrebbe pensare a F. Celani.
Bisogna ammettere con disagio che troppo spesso it.wikipedia non si mostra all’altezza di en.wikipedia o di de.wikipedia. Fin che si tratta di fornire dati biografici e informazione geografiche le cose procedono in modo soddisfacente; molto meno quando l’argomento riguarda l’attualità scientifica come in questo caso.
Una cosa abbiamo imparato da tempo: wikipedia non è un’alternativa alle banche dati e ai trattati scientifici.
Se l’ammiratore di Arata di it.wikipedia sapesse che il nome dell’ingegnere tanto stimato non figura in EXFOR sarebbe fortemente deluso e sarebbe indotto a pensere a un complotto antinipponico. Dovrebbe però sapere che è difficile che un ingegnere siderurgico esperto in saldature sia in grado di occuparsi di reazioni nucleari. Uomini dal multiforme ingegno come Ulisse sono rari. Si sa, gli ingegneri sono spesso debordanti.

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KoaV 2018

In questi giorni la stampa nazionale ha dato risalto al Patto di coalizione, Koalitionsvertrag (KoaV), sottoscritto dai dirigenti dei partiti al governo in Germania. E’ un importante documento che tratta praticamente di ogni materia suscettibile di intervento governativo. Si occupa perfino di giardinaggio e dell’impiego razionale delle torba.
Per cominciare ho estratto i punti più prossimi al post SEN 2017. In base al riscontro, si potranno approfondire i punti accennati o trattarne altri.

Patto di coalizione (KoaV)
tra CDU, CSU e SPD
Bozza
7 febbraio 2018

https://www.tagesspiegel.de/downloads/20936562/4/koav-gesamttext-stand-070218-1145h.pdf

1. Energia

Proseguiamo nella ricerca di energia pulita, sicura e di basso costo: potenziamento più determinato, più sincrono alla rete di distribuzione, sempre più orientato verso il mercato delle energie rinnovabili.
A queste condizioni: aumento della frazione delle energie rinnovabili al 65% entro il 2030. Modernizzazione della rete elettrica di distribuzione.
Realizziamo la svolta energetica con gli uomini, i comuni e le imprese: maggiore attenzione per la difesa della natura e dei giusti diritti dei cittadini, anche attraverso un più esteso interramento dei cavi. Partecipazione delle comunità alla creazione di valore. Garanzia di capacità di concorrenza alle industrie ad elevato consumo di energia.

Vogliamo far progredire l’accoppiamento dei settori calore, mobilità ed elettricità in collegamento con tecnologie di accumulazione. Per questo devono essere allestiti quadri di collegamento. Le aziende municipalizzate e gli esercenti delle reti di distribuzione, per la loro vicinanza alla produzione di energia e alle utenze così come al traffico cittadino, hanno una posizione chiave nella coordinazione del settore. Per l’accumulazione vogliamo mettere a disposizione mezzi e centri di ricerca. La Germania deve di nuovo diventare sede di produzione di accumulatori elettrici. Allestiremo un Istituto Fraunhofer per le tecnologie di accumulazione e relative competenze. Vogliamo potenziare la tecnologia a idrogeno.

L’energia dal vento offshore ha un significato di politica energetica per la Germania e può anche contribuire a una diminuzione dei costi. Ci impegniamo pertanto per l’installazione di un campo sperimentale offshore, per mezzo del quale si potrà studiare il potenziale della svolta energetica.

Nel campo della ricerca energetica vogliamo incoraggiare lo sviluppo di processi industriali a bassa produzione di CO2 e di un’economia a ciclo chiuso di CO2.

Elaboreremo un’ambiziosa strategia federale di efficienza energetica con lo scopo di associare il principio fondamentale “Efficiency First” con la riduzione del consumo energetico fino al 50% entro l’anno 2050.

Vogliamo portare avanti l’accoppiamento settoriale e modificare il quadro di regolazione, in modo che “idrogeno verde” e idrogeno come prodotto di processi industriali possa essere usato come combustibile o per la produzione di combustibili convenzionali (per esempio metano)

La bioenergia contribuisce al raggiungimento degli obiettivi climatici nel settore dell’energia e della mobilità. Vogliamo aumentare ulteriormente il numero di impianti bioenergetici. Rafforzeremo la valorizzazione dei rifiuti.
[Il patto sembra non prevedere un piano temporale esplicito per il depotenziamento della produzione di energia elettrica con centrali a fossili; resta implicito nel progetto di ricorrere alle rinnovabili]

2. Mobilità

Elettrificazione del 70 % delle rete ferroviaria entro il 2025. Investimenti in elettromobilità, in particolare in celle a idrogeno e a combustibile. Sovvenzioni alla produzione di batterie elettriche localizzate in Germania. Realizzazione di una infrastruttura con 100000 stazioni di carica di elettromobili entro il 2020.
Per i mezzi elettrici di locomozione di uso industriale introduciamo un deprezzamento per uso del 50 % limitato a cinque anni a partire dall’anno d’acquisto. Vogliamo inoltre stabilizzare la modernizzazione e l’acquisto di e-taxi, e-bus, veicoli commerciali elettrici e promuovere il carsharing.

La produzione di accumulatori elettrici è per la Germania e per l’Europa un importante campo di attività economica e di politica industriale. Vogliamo pertanto sollecitare l’industria a dare priorità in Germania e in Europa all’intera catena della mobilità elettrica.

3. Nucleare

Restiamo determinati a rinunciare all’energia nucleare: nessun incentivo europeo per la costruzione di nuove centrali nucleari. Cessazione di tutte le partecipazione statali in centrali nucleari all’estero.
Entro la fine del 2022 cesserà l’impiego dell’energia nucleare in Germania.
Nell’ambito della comunità europea ci impegneremo a ottenere un adeguamento dei progetti dell’EURATOM alle esigenze del futuro. Non vogliamo che si assuma alcun impegno finanziario per la costruzioni di nuove centrali nucleari.

4. Ricerca e innovazione

La Germania deve restare un paese innovatore. Pertanto la Repubblica Federale in accordo con i Länder e il mondo economico stabilisce di investire entro il 2025 almeno il 3,5 % del PIL.

Corrispondentemente vogliamo sostenere in Germania la ricerca in corso sul plasma ad alta temperatura.

Con i nostri partners francesi realizzeremo un Centro di ricerca di responsabilità pubblica sull’intelligenza artificiale. Insieme ai polacchi vogliamo allestire un Centro per l’innovazione digitale in Ricerca di Sistema (Systemforschung)

Vogliamo iniziare un decennio nazionale di ricerca contro il cancro. Parimenti vogliamo impegnarci in ricerche sulla demenza, sulle malattie psichiche, sulle malattie polmonari, oltre che incoraggiare la medicina dedicata ai bambini e ai giovani.

Nella ricerca sul clima-energia vogliamo, insieme al mondo economico e alla società civile, ricercare soluzioni di sistema, in particolare relativamente alla combinazione energia elettrica – mobilità – calore.

Vogliamo lanciare un programma di ricerca sulla mobilità che comprenda la mobilità autonoma; incrementare il finanziamento della ricerca sulle batterie e incoraggiare la produzione di batterie in Germania.

5. Clima

Ci riconosciamo in tutti i settori degli obiettivi climatici 2020, 2030, 2050 concordati in campo nazionale, europeo e nell’ambito degli accordi di Parigi sulla tutela del clima. La Germania, in accordo con quanto stabilito a Parigi, si impegna a mantenere sensibilmente sotto due gradi Celsius, possibilmente sotto 1,5 gradi, il riscaldamento della Terra e, più tardi nella seconda metà del secolo, a raggiungere la neutralità dell’effetto serra.

 

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Copernicanesimi di ieri e di oggi

Dal 2011 ci siamo sempre occupati di fusione fredda e affini ma, dato che l’argomento non appare più di bruciante attualità, ci possiamo concedere la libertà di ospitare temi di altra natura, se sono trattati con la competenza e la proprietà formale cui ci ha abituati il Prof. Giorgio Masiero.
Buona lettura e buona riflessione a tutti.

Copernicanesimi di ieri e di oggi

Nel 1609, l’anno in cui Galileo costruiva il primo telescopio e iniziava la sua conversione all’eliocentrismo, Keplero pubblicava a Praga “Astronomia Nova seu physica coelestis, tradita commentariis de motibus stellae Martis ex observationibus Tychonis Brahe”, dove esponeva i risultati di 10 anni di calcoli sui dati astronomici raccolti a occhio nudo insieme a Tycho Brahe. In chiusura apparivano 2 delle 3 leggi che portano il suo nome. La terza sarebbe apparsa 10 anni dopo in un altro libro di Keplero, “Harmonices mundi” (1619).

Si rimane scioccati nel vedere – per esempio, tramite la digitale Biblioteca Europea di Milano – la mole di numeri raccolti dai due scienziati, ogni giorno per 30 anni. La loro meticolosità gli permise di misurare le parallassi planetarie con un’accuratezza di un minuto d’arco! Tutti i dati, in vista di ricavare le leggi sottostanti ai moti celesti, vennero ovviamente elaborati a penna (d’oca).

I moti orbitali dei pianeti fino a Saturno erano stati osservati, già molti secoli prima, da babilonesi e greci altrettanto pazientemente, ma non altrettanto accuratamente di Brahe, né con le stesse conoscenze matematiche di Keplero. Gli antichi avevano giudicato i moti della Luna e del Sole circolari intorno alla Terra e quelli degli altri pianeti circolari intorno a centri ruotanti intorno alla Terra (“epicicli”). Fu la matematica di Keplero applicata ai dati di Brahe a trovare che le orbite dei pianeti sono ellissi aventi un fuoco nel Sole: la prima legge di Keplero, appunto. Le orbite circolari ed epicicloidali dell’astronomia classica erano state la prima descrizione scientifica dei moti nel sistema solare, in un’approssimazione perdurata millenni, abbastanza buona essendo le ellissi di Keplero quasi-circolari. Oltre che più precisa, la descrizione di Keplero è più elegante: prendendo a riferimento il Sole, le orbite si riducono per tutti i pianeti a tonde ellissi, piuttosto che le contorte epicicloidi di Tolomeo. Ciò legittimava in un punto (secondo il rasoio di Occam) il sistema eliocentrico, proposto 66 anni prima da Copernico su pure basi teologiche, rispetto a quello classico aristotelico-tolemaico. Ma rimanevano altre frecce “scientifiche” nell’arco di quest’ultimo…

5 anni dopo, nel 1614, un giovane di Ingolstadt, tale Georg Locher, allievo dell’eclettico Christoph Scheiner, pubblicava un libretto (“Disquisitiones Mathematicae de controversiis et novitatibus astronomicis”) pieno di ammirazione per Galileo e colmo d’illustrazioni di tutte le eccitanti scoperte consentite dalla nuovissima tecnologia telescopica: le lune di Giove, le fasi di Venere, le macchie del Sole, la superficie ruvida e piena di crateri della Luna. Era però un testo anti-copernicano, il cui ricordo oggi si deve quasi solo per essere stato oggetto di scherno da parte di Galileo nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” (1632).

Che cosa obietta Locher al copernicanesimo? Certo, ammette, una Terra in movimento intorno al Sole non combacia col passaggio biblico preso alla lettera, dove Giosuè ordina al Sole di fermarsi. Ma una Terra in movimento crea anche maggiori problemi all’astronomia. Uno di questi è la grandezza delle stelle nell’universo copernicano. Se la Terra si muove, come si spiega la “fissicità” delle stelle? I copernicani devono teorizzare che le stelle, anziché trovarsi giusto al di là dei pianeti come si è sempre pensato, siano così incredibilmente lontane dalla Terra che il moto di questa intorno al Sole risulti insignificante rispetto a quelle distanze. Ma allora, incalza Locher, poiché le stelle osservate dalla Terra sono punti di diversa grandezza e luminosità, esse devono essere, comprese le più piccole, così massicce e splendenti da far impallidire il Sole!

Fin qui, Locher ripete diligentemente la lezione di Tycho Brahe, un altro anti-copernicano, il più importante astronomo dell’epoca, il quale pensava fosse assurdo solo immaginarsi miriadi di soli incommensurabilmente più grandi del nostro ed era sicuro che il sistema copernicano non sarebbe sopravvissuto alla questione. Locher però non s’accontenta delle critiche di Tycho, ma sviluppa un’analisi comparata e propone un programma di ricerca per decidere tra i due massimi sistemi.

Tolomeo, prosegue Locher, aveva spiegato le irregolarità osservate ad occhio nudo nei movimenti dei pianeti teorizzando che i pianeti si muovano sì intorno alla Terra, ma che ciò facciano ruotando su orbite circolari (“epicicli”), i cui centri ruotano su orbite circolari più grandi (“deferenti”) centrate sulla Terra. Fino alla scoperta del telescopio però, ragiona Locher, questa era solo un’ipotesi, perché nessuno poteva determinare se gli epicicli esistessero davvero. Ora il telescopio di Galileo permette misure più accurate, che rivelano per esempio le lune di Giove, ruotanti in orbite che sono epicicli dell’orbita di Giove. Dunque, Tolomeo ha ragione su un primo punto: gli epicicli esistono per alcuni corpi celesti, visti e misurati col telescopio galileiano! Ma gli epicicli paiono esistere anche per i pianeti: tutte le osservazioni al telescopio sono infatti coerenti con l’ipotesi che Giove, Venere, gli altri pianeti ed anche le macchie solari, come Tycho aveva mostrato coi suoi dati, ruotino su epicicli intorno al Sole, il quale infine ruota intorno alla Terra. In questo sistema geocentrico, tutto è coerente con le osservazioni telescopiche ed il problema della dimensione delle stelle non si pone.

È il sistema tychonico: il Sole, la Luna e le stelle ruotano intorno alla Terra, fissa al centro dell’universo; i pianeti Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno ruotano intorno al Sole; i satelliti intorno ai loro pianeti. Si tratta ora di osservare, conclude Locher, con telescopi sempre più potenti, se il sistema vale anche per Saturno e le sue “protrusioni” (che noi oggi sappiamo essere degli anelli). Il sistema copernicano è da rigettarsi perché 1) non spiega nulla di più del sistema tychonico, 2) crea il problema della dimensione delle stelle e 3) complica i movimenti dei corpi che si muovono sulla superficie terrestre. Alla fine, Locher prospetta un programma a lungo termine di ricerca astronomica per raccogliere dati sui cambiamenti delle protrusioni di Saturno intesi a corroborare definitivamente il sistema tychonico.

Nel Dialogo, Galileo non ribatte alle obiezioni che Locher pone al copernicanesimo su pure basi scientifiche. Né avrebbe potuto, perché già la scelta del sistema di riferimento più adatto tra i “massimi sistemi” – tolemaico, copernicano e tychonico – non era possibile senza 1) una teoria meccanica e 2) una teoria della gravitazione, che sarebbero venute una prima volta con Newton mezzo secolo dopo ed una seconda volta, in forme concettualmente differenti e maggiormente corroborate, da Einstein ad inizio ‘900.

Galileo e Locher non avevano né una teoria né l’altra, però ritengo che Locher non meriti di essere del tutto dimenticato, almeno per essersi posto il problema della gravitazione. Dalla lettura del suo trattatello, con mio grandissimo stupore, ho appreso d’un meccanismo da lui immaginato per spiegare come i pianeti possano muoversi in orbite circolari spontaneamente, in una specie di caduta perpetua. Locher vi propone ante litteram un Gedankenexperiment – “cogitatione percipi possit” sono le sue parole –, e ciò 70 anni prima della gravitazione di Newton, anzi quasi anticipando di 3 secoli il principio di equivalenza tra inerzia e gravità della relatività generale. Il meccanismo, ammette Locher, è indifferente a decidere tra i sistemi astronomici in competizione; tuttavia, aggiungo io, è il primo tentativo in scienza moderna di spiegare le orbite circolari dei corpi celesti, che non sono meno naturali della caduta verticale d’un sasso dalla Torre di Pisa o della traiettoria parabolica d’una palla di cannone lanciata dalle mura di Ingolstadt.

Oggi, che il problema di un “centro” non ha più senso né nel sistema solare né nell’universo intero, è chiaro che la vera rivoluzione galileiana in astronomia fu di abbassare il cielo alla Terra; un cielo che, da che uomo posò gli occhi insù, era stato considerato di sostanza “divina”. Il telescopio rivelò a Galileo che tutti i corpi (allora visibili) dell’universo sono probabilmente fatti della stessa “stoffa”, anche il Sole con l’imperfezione delle sue macchie. Da quell’abbassamento il potere religioso si sentì minacciato, fino ad intentare un vergognoso processo a Galileo e costringerlo all’abiura. Ma chi o che cosa stia al centro del mondo o d’una sua parte, ammesso che la questione avesse allora un senso, non poteva essere stabilito da nessuno.

Il vagabondaggio del Sole rispetto al centro di massa del sistema solare nel cinquantennio dal 1945 al 1995

Che cosa rimane oggi del copernicanesimo? Le equazioni della relatività e i dati astronomici non sono sufficienti a determinare la struttura globale dell’universo fisico: ne uscirebbero infiniti mondi diversi. Servono ipotesi addizionali, se vogliamo disporre di teorie scientifiche descriventi l’universo reale in cui abitiamo. Seguendo Einstein, i cosmologi adottano il postulato di uniformità spaziale nella distribuzione della materia. Ovviamente non un’uniformità rigorosa: qua c’è una stella (con la sua densità), là un pianeta (con un’altra densità), qua c’è un buco nero (con un’altra, altissima densità) e là il vuoto (con densità quasi pari a zero). Ma su larga scala, in media, essi postulano che il cosmo sia come un gas di molecole, con una densità costante di tanti grammi per metro cubo. È questo “il vero Principio copernicano” – come lo chiamò Hermann Bondi – e non più la vecchia storia della Terra che gira intorno al Sole. Ed è chiamato copernicano con piena ragione perché, anche se Copernico non sapeva nulla di densità spaziale media della materia, esso costituisce l’ultimo ripudio dell’antropocentrismo e così porta a termine la rivoluzione iniziata dal canonico polacco.

Anche questo neo-copernicanesimo però si scontra coi dati, se l’astronomo Halton Arp può dire: “I cosmologi trascurano le osservazioni che si sono andate accumulando negli ultimi 25 anni e che ora sono divenute schiaccianti”. Per esempio, si osservano galassie separate da miliardi di anni luce e si misurano velocità relative di allontanamento così basse che sarebbero richiesti centinaia di miliardi di anni – decine di volte l’età stimata dell’universo – per produrre quelle separazioni, se fosse vero il principio di densità uniforme. Un’altra difficoltà: non c’è sufficiente materia nell’universo per generare campi gravitazionali abbastanza forti da spiegare la formazione e la persistenza delle galassie.

Tali incongruenze sono superate dai cosmologi con espedienti che peggiorano le cose. Il problema è che essi non possono rinunciare al principio di uniformità spaziale, pena la sopravvivenza della cosmologia. Cosa si fa allora se non c’è abbastanza materia nell’universo? La s’inventa, introducendo qualcosa di misteriosissimo chiamato materia oscura, una sostanza che non interagisce con i campi elettromagnetici e che di conseguenza risulta invisibile. La materia oscura è il god of the gaps che alza il campo gravitazionale ai livelli necessari a salvare il principio copernicano…, facendo saltare però l’intuizione galileiana che tutto l’universo fisico sia fatto della stessa stoffa. Anzi, i cosmologi sono costretti ad introdurre un secondo mistero doloroso, l’energia oscura, stavolta per spiegare l’accelerazione con cui l’universo si espande. Col risultato che il 95% di tutta la materia-energia dell’universo diviene “oscura”. Non è ironico che la scienza degli umani pretenda di parlare in nome di tutto l’universo trovandosi a rappresentare appena il 5%?

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SEN 2017

Il post che segue è stato gentilmente proposto da Ascoli65. L’argomento è di enorme importanza e non dubito che susciterà l’interesse di quanti onorono questo blog con i loro contatti.

Oramai l’eco del revival FF esplosa su internet 7 anni fa a seguito delle prodezze dei fisici UniBo si è quasi spenta del tutto. Per restare nell’ambito delle problematiche energetiche che la stessa FF pretendeva di risolvere, ho quindi pensato di proporre un tema più concreto con il quale, per la serietà dell’argomento, la portata dei provvedimenti e l’autorevolezza dei soggetti proponenti, dovremo necessariamente fare i conti in futuro: la SEN 2017.

La Strategia Energetica Nazionale è stata adottata ufficialmente lo scorso novembre con decreto emesso dal MISE e dal MATTM (1). Si tratta di un piano ultradecennale esteso fino al 2030 che intende guidare e finanziare l’adeguamento del sistema energetico italiano ai vincoli derivanti dalle principali sfide planetarie che incombono, ovverosia l’esaurimento delle risorse e le gravi alterazioni climatiche provocate dall’uso dei fossili.

La SEN è il risultato di un lungo processo di valutazione del sistema energetico italiano e dei suoi possibili sviluppi futuri. Nella scorsa primavera era stata indetta una consultazione pubblica sulla base di un documento di 230 pagine messo a punto dai due ministeri competenti (2). Le decisioni finali a seguito di questa consultazione sono state riassunte nella breve presentazione illustrata ai giornalisti nella conferenza stampa del 10 novembre scorso (3).

Per l’impatto che avrà sulla nostra vita, l’adozione della SEN dovrebbe essere considerato da noi italiani il principale evento socio-politico degli ultimi anni, ciononostante la sua eco mediatica è stata limitata agli annunci del giorno dopo diffusi dalle agenzie di stampa (4) e dai principali quotidiani (5) e a qualche successivo approfondimento dei giornali finanziari (6-7). Il più vasto dibattito pubblico lo ha del tutto ignorato. L’imminenza delle elezioni politiche sarebbe invece una buona ragione per approfondire la conoscenza delle scelte programmatiche della SEN 2017, dato che il prossimo parlamento sarà chiamato a pronunciarsi sui numerosi provvedimenti legislativi che avranno lo scopo di attuare le direttive in esso delineate.

Per tale ragione vorrei proporre ai lettori di questo blog una riflessione sulla SEN, prendendo come spunto il contenuto di due delle slide contenute nella presentazione già citata (3).

Il primo punto, che è stato utilizzato dai media come titolo per attirare l’attenzione del pubblico, è l’intenzione del governo italiano di anticipare al 2025 la dismissione di tutte le centrali elettriche alimentate a carbone, secondo quanto riassunto nella seguente slide 7:

La decisione comporterebbe la chiusura entro il 2025, oltre che delle 5 centrali ubicate del centro-nord, anche delle rimanenti 4 grandi centrali concentrate al centro-sud e in Sardegna, incrementando così il taglio della capacità produttiva da 2 a 8 GW. Questa riduzione dovrebbe venir compensata dalla realizzazione di nuove centrali a gas, da impianti di generazione da fonti energetiche rinnovabili (FER) e da sistemi di accumulo, soprattutto nuove centrali idroelettriche di pompaggio.

La nuova ripartizione tra le fonti energetiche primarie che dovranno sostenere i consumi elettrici dopo l’uscita dal carbone è mostrata nella slide 9:

Anche se il nuovo mix è riferito al 2030, cioè a 5 anni dopo l’uscita dal carbone, esso mostra come si intende sostituire l’energia elettrica prodotta da fonti fossili diverse dal gas naturale. I 61 TWh in meno (43 da carbone e 18 da altri fossili, probabilmente olio combustibile) verrebbero sostituiti principalmente da un massiccio incremento delle fonti rinnovabili intermittenti (fotovoltaico ed eolico) che nel complesso dovrebbe triplicare la loro erogazione di energia rispetto al 2015: il fotovoltaico passerebbe da 23 a 72 TWh (+213%), mentre l’eolico andrebbe da 15 a 40 TWh (+167%). Inoltre si prevede un piccolo incremento dell’energia da gas naturale (+7 TWh) e dall’idroelettrico (+2 TWh), mentre il contributo delle altre FER (bioenergie) si ridurrà di 4 TWh soprattutto a causa del dirottamento del loro impiego verso altri usi, ad esempio biometano per autotrazione. Nel complesso si prevede un incremento in 15 anni della produzione di energia elettrica di 17 TWh (da 285 a 302 TWh), aumento derivante dall’intenzione di incrementare la percentuale dell’energia elettrica negli usi finali. Tra questi usi merita una particolare attenzione quello della mobilità elettrica individuale, anche perché si potrebbe aprire una grande controversia circa la copertura dei costi relativi alla sua promozione, di cui si ipotizza il finanziamento tramite le bollette (7).

Quanto mostrato in queste 2 sole slide è sufficiente a sollevare una grande quantità di interrogativi e di preoccupazioni. Ad esempio per quanto riguarda la decisione di anticipare al 2025 l’uscita dal carbone per produzione termoelettrica, c’è da chiedersi se sia un provvedimento realistico e quanto possa essere efficace al fine di raggiungere gli obbiettivi climatici stabiliti 2 anni fa al COP21 di Parigi. Si tratta invero di una decisione che allineerebbe l’Italia a quanto deciso a livello europeo soltanto da Francia, Regno Unito e Paesi Bassi (6), paesi che però si trovano in condizioni molto diverse dalle nostre. Il primo produce oltre la metà dell’energia elettrica da centrali nucleari, gli altri due hanno ancora un po’ di riserve di gas e comunque possono contare in inverno sul contributo dei forti e costanti venti del Mare del Nord, un mare idoneo ad ospitare vasti parchi eolici off-shore (8). Con ciò non si vuole negare l’impellente necessità di contrastare il degrado ambientale e climatico del pianeta, ma viene da chiedersi quale potrà essere a tal fine l’efficacia dell’abbandono del carbone in Italia quando la Germania e molti altri paesi del centro Europa continueranno a farne un uso massiccio, per non parlare dei giganti mondiali USA, Cina ed India.

Certo, se la cosa fosse almeno fattibile, sarebbe comunque un provvedimento virtuoso da perseguire, ma è veramente possibile triplicare in poco più di un decennio l’attuale produzione da fonti rinnovabili intermittenti? E dove si riusciranno a trovare in Italia tutti i siti idonei e privi di vincoli paesaggistici, soprattutto per quanto riguarda l’eolico?

Ma la maggiore perplessità riguarda la possibilità di garantire la continuità di esercizio del sistema elettrico, che esige la costante compensazione tra consumo e produzione, in presenza di una percentuale di fonti rinnovabili intermittenti (escluso quindi l’idroelettrico ad accumulo) che al 2030 dovrebbe attestarsi intorno al 40% del fabbisogno totale di energia elettrica. Ciò infatti richiede la realizzazione di complessi e costosi sistemi di accumulo capaci di immagazzinare l’eccesso di energia elettrica generata da fonti intermittenti durante i periodi di sovraproduzione, per utilizzarla nei periodi in cui il rapporto produzione-fabbisogno si inverte.

Il documento di consultazione della SEN (2) accenna alla problematica dell’accumulo nel capitolo dedicato agli interventi necessari per adeguare la rete elettrica (da pag. 99 in poi), ma ne parla solo in modo indiretto con riferimento a provvedimenti rivolti a ridurre la congestione lungo le linee di trasporto durante i periodi di maggiore criticità negli interscambi di energia elettrica tra le diverse aree del nostro Paese. Inoltre questi provvedimenti sono mirati soltanto alla compensazione su base giornaliera. Infatti lì dove si annuncia la realizzazione di nuovi impianti idroelettrici di pompaggio al centro-sud per una potenza installata aggiuntiva di 5 GW (pag. 102), si dichiara pure apertamente che la loro capacità di accumulo durerebbe soltanto 7-8 ore. Periodi ancor più brevi si possono aspettare per gli ulteriori 5 GW di accumulo elettrochimico citati a pag. 104.

Questa faccenda dell’accumulo elettrico dimensionato solo per livellare produzione e consumo giornaliero solleva il maggiore interrogativo relativo alla SEN 2017. Pur ammettendo che i propositi e le speranze in essa contemplate siano realizzati nei tempi ed ai costi previsti nel piano, resta ignoto come si intenda compensare lo sfasamento temporale tra produzione di energia elettrica da fonti intermittenti e consumi calcolato su base plurigiornaliera (cioè i lunghi periodi di nuvolosità, di bonaccia o di freddo) e soprattutto come si pensa di effettuare il trasferimento annuale, tra le stagioni calde e quelle fredde, della quota affidata al fotovoltaico, che da sola dovrà fornire quasi un quarto dell’intera produzione di energia elettrica.

Qualche idea in proposito?

(1) http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/194-comunicati-stampa/2037349-ecco-la-strategia-energetica-nazionale-2017
(2) http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/testo_della_StrategiaEnergeticaNazionale_2017.pdf
(3) http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/presentazione_sen_def.pdf
(4) http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/istituzioni/2017/11/10/gentiloni-obiettivo-sen-e-un-sistema-produttivo-sostenibile_5b80f8d9-8dc5-4861-8eaa-860298d6713a.html
(5) http://www.repubblica.it/economia/2017/11/10/news/sen-180767873/
(6) http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-11-30/i-sacrifici-necessari-uscire-dall-eta-carbone-145004.shtml?uuid=AEE2yBKD
(7) http://www.piazzamia.it/2017/12/19/strategia-energetica-nazionale-e-marketing-politico-o-puo-funzionare/?refresh_ce=1
(8) http://www.giuntitvp.it/blog/geoblog/un-isola-dell-energia-pulita-nel-mar-del-nord/

Ascoli65, 4 gennaio 2018

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